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Click fraud: il problema, la speculazione
Scritto da Alessandra Pallavicini Castelli (Milano - IT)   
lunedì 05 novembre 2007
Indice articolo
Click fraud: il problema, la speculazione
Analizzando i fatti

Secondo alcune fonti tra cui SeoChat, il problema ha un rilevante impatto economico e numeri molto poco promettenti. Tuttavia, occorre anche definire con maggiore precisione cosa si intende per "click fraud". Lo fa benissimo Wikipedia, il cui testo dice:

Per "Click fraud" si intende un tipo di crimine telematico che si attua nei sistemi di pubblicità online basati sul metodo Pay-per-Click quando una persona, uno script o un programma per computer imitano un utente legittimo di un browser che clicca su un banner, con lo scopo di generare un addebito all'inserzionista per ogni click senza avere alcun reale interesse nell'obbiettivo di quel banner.

 
 

Qualche tempo fa il New York Times ha parlato di un sito, non molto conosciuto, dal quale si possono evincere informazioni molto interessanti e, dal punto di vista degli advertisers, molto pericolose. Si tratta di CyberWire, nel quale sono contenuti molti riferimenti al mondo dell'online advertising. Tra gli altri, solleva attenzione la Tabella delle parole chiave più remunerative su Google Adsense: inserendo nel proprio sito, con più o meno "arte", gli argomenti idonei a poterne fare uso, si ha la garanzia quasi totale che le pubblicità contestuali presenti saranno anch'esse molto remunerative. Si parla di cifre che raggiungono i 60 dollari a click: facile immaginare che un'organizzazione dedita a porre in essere un sistema di click fraud orientato a siti che utilizzano tali parole chiave può generare introiti estremamente cospicui, ma di legittimità a dir poco dubbia.

Cosa dice un gigante come Google, in tutto questo? Shuman Ghosemajumder, senior product manager di Google, racconta a SeoChat: "Chi fa statistica come ad esempio Click Forensics porta dati gonfiati, anche perché tengono conto dei click fittizi nelle loro stime, cosa che Google, invece, scorpora. Non tengono, inoltre, alcun conto delle accortezze che Google stesso adotta per circoscrivere il fenomeno: il loro focus è sullo stimare le dimensioni del fenomeno che si verifica e non su quanto non viene individuato ed evidenziato come frode e, quindi, addebitato ingiustamente ai publisher. In altre parole, vengono conteggiati anche quei numerosi click che noi semplicemente ignoriamo in quanto li individuiamo come non validi".

 
 

Resta l'aspetto della trasparenza, su cui è davvero difficile argomentare. Ghosemajumder sostiene, a proposito di Google, che "la vera forza del nostro sistema di rivelazione punta sul fatto che noi analizziamo centinaia di fattori diversi, di cui la maggior parte sono segreti". A questo proposito Forbes, tra le maggiori realtà di informazione business, nel corso di un articolo evidenzia come il rivelare "troppo" circa i metodi adottati per individuare attività di click fraudolenti potrebbe aiutare la criminalità ad avere maggior successo nei propri propositi, mentre un'eccessiva avarizia di informazione al riguardo può seriamente insospettire i gestori dei siti che pubblicano gli annunci.

Dunque un business delicato, difficile e dagli equilibri precari, sul quale intervengono moltissimi fattori; dalla cui analisi hanno preso il volo aziende meno disposte a rischiare in quest'area, come TradeDoubler, che ospita nei propri circuiti pochissime inserzioni basate sul Pay-per-Click e privilegia, invece, meccanismi più blindati e legati all'effettivo interesse in un prodotto, come ad esempio il Cost-per-action (costo per azione: l'advertiser paga solo se al click corrisponde un'effettiva azione, quale la registrazione al sito, un acquisto, ecc.). Meccanismo che, al persistere delle azioni disoneste, avverte WebProNews, potrebbe dar chiusura alla festa del Pay-per-Click anche da parte di antesignani come Google.

Da tutto ciò emerge, con vivace prepotenza, un avvertimento tutt'altro che nuovo: la disonestà non paga.

Alessandra Pallavicini Castelli

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