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Differenze tra Italia e USA nel mercato VoIP
Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT)   
mercoledì 18 luglio 2007

Telecomunicazioni

Una notizia pubblicata sul NewYork Times annuncia la chiusura di una nota start-up nel mercato VoIP. Riflettiamoci per coglierne i segnali giusti.

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Ieri sul New York Times un articolo titolava: "Internet Phone Company halts operations" (Azienda di telefonia via internet sospende l'attività). Proseguendo la lettura si apprende che si tratta della SunRocket, peraltro ancora presente in rete (http://www.sunrocket.com) e dal cui sito non si evince minimamente - a oggi - che l'azienda stia chiudendo.

L'articolo riferisce che non è stato possibile entrare in contatto con alcun personaggio dell'azienda per avere spiegazioni dirette e dettagliate circa la decisione. Eppure le principali fonti indicano una customer base di tutto rispetto: 200.000 abbonati ad Aprile 2007. Un media analyst di Pali Research a New York, interpellato al riguardo, ha indicato che "le start-up come SunRocket e Vonage, la più grande e conosciuta, tendono a offrire solo servizio telefonico; in più non hanno la capacità - che hanno invece i grandi nomi - di garantire il QoS (Quality Of Service, qualità del servizio) in quanto non impiegano una propria struttura di linee di telecomunicazioni".

Vero, ed è verissimo anche in Italia: ciò che, qui da noi, fa la differenza sono le politiche tariffarie applicate dall'Incumbent. Nessuno dice, infatti, che negli Stati Uniti è verissimo che le telefonate fatte con un gestore tradizionale (es. AT&T, Verizon, ecc.) costano molto meno, in proporzione, rispetto all'Italia. Ma è anche vero che la parte fissa delle spese (il canone, per intenderci), negli Stati Uniti è molto più elevata, anche se comprende, spesso, le telefonate: Verizon chiede, per il piano base che include le telefonate locali e nazionali illimitate, fra 39 e 49 dollari al mese. La nostra Telecom Italia, per la linea telefonica base, chiede circa 18 Euro al mese, telefonate tutte escluse. Ciò dimostra due cose:

  1. Che la telefonata in sé ha costi di produzione irrisori

  2. Che la vera spesa sono le centrali e, soprattutto, le infrastrutture di comunicazione

Infatti, pensando alla geografia, è evidente che una telefonata tra lo stato di New York e la California non ha bisogno della stessa quantità di infrastrutture di quella che si svolge tra Palermo e Venezia, non fosse altro per la distanza: ecco la differenza di canoni.

Quanto alle tecnologie, le reti dei grandi provider su cui si abbia il totale controllo sono pochissime, in tutti i paesi del mondo. E' chiarissimo, quindi, che tanto AT&T quanto Telecom Italia, ove decidano di utilizzare il VoIP invece del tradizionale collegamento digitale ATM, possano farlo con la più ampia libertà e mantenendo lo stesso livello di QoS. La sensazione per l'utente finale sarebbe del tutto invariata. Non altrettanto vale per gli operatori che si pongono in quello che l'articolo del NY Times definisce un "settore di nicchia", cioè quello di fornire il servizio di telefonia su IP non disponendo di propri circuiti IP ma avvalendosi di quelli esistenti di altri operatori che ne sono i reali proprietari.

Pochissimi sono gli accordi di totale controllo e di reti estese anche con gangli non proprietari (l'esempio classico è Fastweb) dove il livello QoS è garantito. Non a caso, proprio in forza di queste considerazioni, la diffusione del VoIP in USA è proporzionalmente molto meno pronunciata di quanto non lo sia in Italia e anche in Europa, dove finora l'uso più pesante lo si è visto da parte di aziende ed enti, prima ancora che da parte dei privati.

Vonage, l'altro grande operatore VoIP statunitense, non è esente da problemi, nonostante il suo status apparentemente florido:  Alan Bezoza, un analista di Oppenheimes, ha riferito che Vonage ha proseguito nell'acquisizione di nuovi clienti, ma il costo delle campagne e della pubblicità ha spinto l'azienda in rosso. Nel primo quadrimestre 2007, Vonage ha acquisito 166000 nuovi clienti ma ha anche speso 73 milioni di dollari per farlo. Le startup di questo genere "stanno fronteggiando i muscoli delle grandissime firme", dice Mr. Bezoza: e questo è perfettamente vero anche in Italia.

Qui abbiamo, oggi, diverse decine di aziende che offrono solo servizio telefonico su IP: ovvero, non dispongono di una propria rete IP, non dispongono di una propria rete telefonica ma solo di un proprio autocommutatore IP il cui scopo si riduce, nei fatti, a offrire traffico voce gratuito tra clienti della stessa azienda e traffico a pagamento verso le altre direttrici. Per inserirsi nelle quali, nota bene, sia che si chiami sia che si riceva, sempre per Telecom Italia si passa...

Poi vi sono quelle che offrono anche connettività. Ma difficilmente è la propria: questo vale, infatti, solo per i grandi nomi. Occorre quindi fare molta attenzione quando si decide per un sistema di Comunicazioni Unificate, nell'individuare il carrier finale per le comunicazioni telefoniche, tenendo presente che le realtà in cui ci si trova a passare per comunicare fanno quasi sempre capo ai soliti grandi: il sapiente impiego e mix di rete tradizionale e VoIP, ancora una volta, per il momento si prospetta la scelta migliore.

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