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E-waste, e-cycling, e-garbage: come fanno gli altri
Scritto da Fred J. Ferreri (Boston - USA)   
lunedì 22 ottobre 2007

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In Nuova Scozia si avvia un'organizzazione industriale dedita alla gestione coerente, sensibile e rispettosa dell'ambiente per smaltire, riciclare e riutilizzare quanto ruota intorno all'informatica al momento dell'obsolescenza. Una panoramica istruttiva che dovrebbe fare da lezione

Nova Scotia, Canada - I residenti e gli imprenditori della Nuova Scozia saranno presto in grado di snellire le proprie strutture e i propri magazzini, privandosi di computer ormai obsoleti o guasti, stampanti, monitor e TV senza doverli gettare nella spazzatura. "La prima fase del riciclo della spazzatura elettronica (e-waste o e-garbage) è attesa per il 1 febbraio del prossimo anno", dice Cathy McCarthy, portavoce del Resource Recovery Fund Board. "La gente potrà portare i vecchi computer e televisori presso apposite aree di raccolta, dove è garantito che i materiali verranno appropriatamente riciclati (e-cycling)", ha continuato. "Nessuno dei materiali raccolti finirà nelle discariche, dove potrebbero rilasciare i metalli pesanti impiegati per la costruzione di computer e altri apparecchi elettronici. Non solo: nessuno di essi verrà destinato ai paesi del terzo mondo".

Questi i propositi, dunque, della pervicace organizzazione che si sta facendo spazio in un settore caldo, preparandosi al lancio. Secondo quanto riferisce Nova Scotia News, in Nuova Scozia saranno istituiti almeno 33 centri di raccolta destinati allo scopo. Il materiale così raccolto verrà inviato al centro di trattamento, quindi selezionato per essere consolidato come funzionante oppure disassemblato, classificato e quindi venduto come materiale da riciclare a livello industriale.

 
 

"Sono in corso interpellanze a brevissima scadenza per determinare le zone, in ambito provinciale, dove allestire i centri. Una volta stabilite le aree, verrà celermente resa nota la loro posizione per consentirne immediatamente l'impiego", ha detto la McCarthy. Secondo gli intendimenti, nessun costo verrà addebitato per privati e imprese che porteranno materiali, mentre chi verrà ad acquistarli pagherà. I contributi varieranno da 5 dollari per un laptop a 45 dollari per un TV wide-screen. Ove fossero consegnati materiali funzionanti, il latore potrà indicare di desiderarne la cessione a titolo di dono verso enti benefici, orfanotrofi, scuole e altre organizzazioni similari.

La Electronic Products Stewardship Canada, in accordo con il Resource Recovery Fund Board, è l'associazione di industriali che ha sviluppato il programma, in ossequio alle nuove norme ambientali istituite in Nuova Scozia, che hanno posto il veto assoluto sull'alienazione di questo genere di rifiuti nelle discariche; norme che andranno in vigore a partire dal prossimo febbraio. Per febbraio 2009, invece, il programma verrà ampliato a cellulari, telefoni, videoregistratori e altri apparecchi elettronici portatili.

In merito alle tariffe stabilite per le nuove modalità di trattamento di questi materiali vi è stata pochissima opposizione da parte dei consumatori, grazie anche all'accurata opera informativa già presente, ma che sarà ulteriormente diffusa in modo capillare, con la quale si illustrano dettagliatamente le ragioni che conducono a determinare i costi applicati su chi desidera approvvigionarsi di tali materiali.

 
 

"In relazione ai movimenti economici generati, l'intera operazione verrà posta in atto all'insegna della massima trasparenza, con report particolareggiati pubblicati ogni anno. I cittadini potranno verificare con i propri occhi, punto per punto, il percorso del loro denaro speso nelle circostanze che li hanno riguardati e conoscere l'esatta destinazione dell'importo", dice JayIllingworth della Electronic Products Stewardship. Non solo: "Gli imprenditori hanno anche sollecitato e ottenuto la specifica adozione di ben precise clausole nella normativa dedicata, al fine di assicurarsi che i costi di smaltimento non venissero in alcun modo nascosti dai produttori nel prezzo complessivo di vendita", riferisce Leanne Hachey, direttore della Canadian Federation of Independent Business locale.

La vicenda al momento lascia alcuni interrogativi circa le reazioni dei singoli, l'influenza sul fatturato delle PMI e il grado di accettazione nella collettività, almeno in prima battuta. Resta, comunque, un'iniziativa validissima, gestita nel pieno rispetto della trasparenza e della coscienza ecologica, da cui molte altre nazioni, Italia inclusa, dovrebbero prendere esempio.

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