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Femtocelle, il futuro delle comunicazioni UMTS e HSDPA
Scritto da Redazione MVPNetwork   
martedì 21 agosto 2007

Antenna base cellulari

Invece di impiegare solo grandi installazioni o, nei migliori casi, picocelle, uno studio spiega perché sarebbe meglio utilizzare anche le femtocelle.

 
 

Da PC World un interessante studio sulle femtocelle: vere e proprie stazioni radio base della rete cellulare, utilizzabili in ambiente domestico e di dimensioni pari a un normale modem/router ADSL. La tendenza viene, come al solito, dagli Stati Uniti dove i piani tariffari hanno struttura diversa dai nostri, ma ciò non toglie che la l'adozione di femtocelle potrebbe diventare addirittura un business, a ben pensarci.

Lo studio riferisce infatti che tutti gli operatori mobili cercano continuamente di migliorare le loro prestazioni e la loro copertura di rete. Tuttavia gran parte delle prestazioni, a volte notevoli, spesso non risulta fruibile all'interno di mura domestiche o aziendali a causa della forte attenuazione introdotta dalle infrastrutture edilizie. Alcuni operatori ripiegano sul Wi-.Fi e su telefonini dual-mode: questo limita molto, però, la scelta dei modelli a disposizione del consumatore.

Le femtocelle, il cui nome deriva dalle definizioni della fisica dove femto sta per un ordine di grandezza inferiore al "pico" (a sua volta inferiore al "micro", al "nano", ecc.), sono a tutti gli effetti delle stazioni radio base cellulari, in grado di "dare linea" a un qualsiasi cellulare. Differiscono dalle consorelle più grandi per avere capacità di supporto ad un numero limitatissimo di utenti (a volte anche uno solo) e una potenza radio estremamente limitata, in genere uguale a quella del cellulare stesso. Ciò dovrebbe togliere dubbi circa i sospetti che molti possono avere sul tema delle radiazioni.

Il concetto in sé non è nuovo: non è stato abbordabile finora a causa della notevole potenza di calcolo richiesta per farne funzionare una. Ora, con l'avvento della sempre maggiore miniaturizzazione e integrazione, la cosa è diventata non solo possibile, ma anche non dispendiosa. Molti carrier statunitensi stanno pensando di iniziarne la proposta su larga scala il prossimo anno.

Alla ricerca del segnale in casa o in ufficio

Gli operatori di tutto il mondo hanno investito miliardi in licenze e infrastrutture 3G per le loro reti. Ciò nonostante, molti abbonati non riescono a fruire delle prestazioni dichiarate (o almeno non appieno) negli ambienti domestici o di lavoro - esattamente, cioè, dove è più probabile che facciano uso di servizi multimediali, secondo il ricercatore Stuart Carlaw di ABI Research. Le picocelle, d'altra parte, spesso usate all'aperto o in grosse strutture, sono troppo complesse e ingombranti per un utilizzo domestico.

Per ottenere la larghezza di banda richiesta per coprire questa deficienza, alcuni operatori guardano alle linee ADSL che molti hanno in casa o in ufficio. Ciò permette loro, infatti, di risparmiare sul cosiddetto "backhaul", ovvero la dorsale di cui una stazione radio base ha bisogno per collegarsi alla rete dell'operatore, che di solito ha per esso un costo di noleggio. Ad oggi, una migliore copertura in aree interne è possibile solo con il Wi-Fi: in USA, T-Mobile USA Inc., BT Group PLC e France Telecom SA hanno messo su servizi che permettono, con cellulari dual mode, di passare automaticamente su Wi-Fi in ambiente domestico.

L'uso dei router Wi-Fi per questo scopo è semplice e poco costoso. il problema resta per la scelta dei modelli di terminale mobile, che si riduce drasticamente. Invece, con l'uso di una femtocella, il probelma scompare perché qualsiasi cellulare potrebbe usarla in quanto essa si presenta, agli "occhi" del cellulare, come una qualsiasi cella ordinaria. Dal punto di vista di un operatore, una femtocella è anche molto più sicura perché la comunicazione tra cellulare e stazione radio base rimane la stessa, con gli stessi criteri di sicurezza, secondo quanto riferito da Wen Tong, ricercatore di Nortel Networks Corp.

Parlando di larghezza di banda

La larghezza di banda per il 3G è fondamentale. Per esempio, lo standard EV-DO (Evolution-Data Optimized) è tenuto a consegnare 400 Kbps all'utente, con un consumo medio di 600 Kbps. Ma, se solo 20 clienti si collegano, una tipica stazione radio base in EV-DO riesce a malapena a servire 100 Kbps a ciascuno, dice Tong. Supportare più utenti su una stazione radio base ordinaria a lungo raggio, che può coprire qualche chilometro, diventa alquanto impegnativo in termini di banda.

Il costo, fino a oggi, è stata la maggior barriera allo sviluppo delle femtocelle. Nokia Corp. e Telefonaktiebolaget LM Ericsson hanno ideato la cosa già 10 anni fa, ma le attrezzature che ne derivavano per case e uffici erano troppo grandi e costose. Secondo la legge di Moore (che riguarda il continuo ridursi di dimensioni e aumentarsi di potenza di calcolo nelle CPU) il momento della grande distribuzione di tali apparati è prossimo. Già nel 2009, molti prevedono che le femtocelle possano essere reperite sugli scaffali dei grandi magazzini dell'informatica accanto ai modem ADSL o, addirittura, esservi integrate e costare non più di 100 Euro.

Pagare per un ulteriore nuovo apparecchio è un altro problema da superare, secondo Allen Nogee, analista di In-Stat. Già gli operatori in USA (e non solo, n.d.t.) spesso fanno una sorta di "finanziamento" o in certi casi di comodato d'uso per i cellulari stessi; l'introduzione di un ulteriore costo è ritenuta di dubbio accoglimento da parte della clientela: è difficile convincere un cliente ad acquistare qualcosa che essenzialmente fa risparmiare all'operatore i costi di un network più capillare per dare quelle performance che sono la prima cosa promessa.

Ci sono poi alcuni problemi tecnici. Uno di essi sono le interferenze, che si potrebbero creare tra le femtocelle e le stazioni radio base ordinarie, in quanto sono perfettamente omologhe, usano le stesse frequenze e sono, quindi, network in competizione a tutti gli effetti. E' un problema radio, quindi teoricamente risolvibile. C'è poi da sincronizzare alla perfezione i relativi clock con il resto delle celle, in particolare per le vecchie reti CDMA (problema assente in Europa, ma che si riversa sui nostri standard). Su questo c'è ancora un po' di lavoro da fare.

Alla ricerca di uno standard

L'adozione di uno standard potrebbe semplificare questi ed altri problemi e aiutare la diffusione delle picocelle. Su questo, gli operatori ancora sono lontani dal partire con propositi reali: le industrie non sono neppure d'accordo, ancora, sul metodo con cui le femtocelle debbano parlare con il core network degli operatori.

Nokia Siemens Networks Ltd. il mese scorso ha annunciato che avrebbe avviato un gateway di aggregazione di traffico tra varie femtocelle, ma non si è mossa sul piano degli apparati presso l'utente finale. Da ultimo, l'azienda vuole che il gateway possa (giustamente) funzionare con qualsiasi femtocella; ciò richiede che la tecnologia vada verso lo standard. Al momento, ogni produttore non può far altro che sedersi al tavolo con Nokia e Siemens per rendere compatibile la propria picocella con il gateway di Nokia. Thomson SA lo ha fatto.

Molti studiosi ritengono che finché fossero gli operatori a fornire le picocelle, sarà dura raggiungere la standardizzazione. Un operatore non è incentivato da nulla a farlo, specie se la femtocella deve poter funzionare con tutti gli operatori e non solo con uno. Se i costruttori riusciranno a integrare le picocelle nei modem ADSL, le cose potrebbero cambiare. A quel punto, prolificherebbero talmente tanto che non vi sarebbe più alcun freno.

Ci si aspetta, secondo statistiche di varie fonti, che 40 e più milioni di femtocelle possano esser messe in funzione entro il 2011, con oltre 100 milioni di utenze servite, di cui la maggior parte in Europa e Asia. Tra gli operatori statunitensi, Verizon Wireless Inc. e Sprint Nextel Corp. stanno comunque "esplorando" il settore, ma nessuna delle due ha commentato sull'argomento.

 

Femtocella di IPAccess
Femtocella di IPAccess

Schema di impiego
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