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I cambiamenti all'advertising nel Social Networking
Scritto da Fred J. Ferreri (Boston - USA)   
martedì 27 novembre 2007

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Alcuni esperti spiegano le ragioni per cui sempre piu' advertiser rivolgono le loro attenzioni all'audience del Web 2.0 e spingono a farlo chi ancora non lo fa, pur avvertendo dei rischi.

 
 

Boston, USA - Il supporto che una delle maggiori università inglesi sta offrendo all'operatore di telefonia mobile O2 per agganciarsi all'audience sempre crescente di Facebook, dimostra come gli advertiser innovativi debbano sfruttare il potenziale di tali siti. Facebook, MySpace e Bebo sono molto popolari tra gli utenti di Internet più giovani e, secondo gli esperti, si tratta di un target tanto vitale quanto difficile da raggiungere.

Occorre superare, per affrontare questo campo, una difficoltà: gli advertiser sono convinti che tradurre tutta questa popolarità in profitti sia difficile, perché quella categoria di utenti è ritenuta restia ad accettare la pubblicità. La teoria degli advertiser, però, posta di fronte a quanto sostengono molti esperti, si rivela non del tutto corretta.

"Un sito di social networking è un luogo virtuale dove aleggia una forma di socializzazione non offerta da nessun altro media", dice a Reuters Rory Sutherland, vicepresidente del gruppo pubblicitario Ogilvy Group UK. "È un po' come fosse un pub, la gente è lì per godersi la socializzazione, comunicare e scambiarsi esperienze".

Un rapporto uscito venerdì scorso dice che gli utenti Internet che utilizzano i siti di social networking sono molto più inclini ad acquistare un prodotto o ad accedere a un determinato sito se sono stimolati a farlo dalla segnalazione di un altro utente. Gli ultimi sviluppi in tema di social marketing, dunque, stanno rendendo comune questo modo di percepire lo scenario.

Facebook, in un certo qual modo, ha bruciato sul tempo questa filosofia quando lo scorso Maggio ha aperto il suo sito alle applicazioni esterne: la mossa gli ha consentito di incrementare il numero di utenti e gli sviluppatori hanno creato procedure interattive che consentono agli iscritti di redigere recensioni e raccomandare prodotti, come musica e film. Queste procedure sono ormai in uso da milioni di persone e Facebook non ne fa un mistero. MySpace, dal canto suo, ha aderito alla piattaforma OpenSocial di Google (qui il video), garantendosi così la possibilità di scrivere procedure che funzionino sul piano orizzontale, ovvero tra diversi social sites.

 
 

"La cosa migliore degli attuali siti di social networking è che sono estremamente attraenti in quanto offrono accesso a milioni di utenti e un set di meccanismi già pronto per stimolare il senso della community, in cui si sviluppa l'opportunità di incoraggiare gli utenti stessi a scrivere recensioni e raccomandare prodotti", dice un rapporto redatto dalla Royal Mail e dalla think tank Future Foundation. "Non offrono, tuttavia, alcun metodo formale ai brand per stimolare la conversazione e attivare linee di comunicazione sociale correlate a un determinato brand".

In sostanza, concludono praticamente tutti gli esperti, sedersi attorno a un tavolo per ingegnerizzare le dinamiche dell'advertising nell'area del social networking è qualcosa di estremamente difficile, in cui occorre fare la massima attenzione: gli effetti collaterali del viral marketing sono imprevedibili, nonostante vi sia, come spiega The Guardianpiù di un tentativo di sfruttarle.

Fred J. Ferreri

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