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Offshore 2.0: dopo l'India
Scritto da MVPNetwork Staff   
venerdì 06 luglio 2007

Business

Alcuni studi riportati da eWeek fanno chiedere quale sarà la prossima grande frontiera dell'offshore. Gli esperti hanno location diverse in mente, ma concordano che nessuna di esse sarà l'India.

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L'inflazione in salita sui salari in India è la maggiore responsabile dei cambiamenti in corso: quando il boom dell'outsourcing ha avuto luogo, nel 2004, i salari degli ingegneri software erano circa un quarto di quelli dell'area di San Francisco (California), il che evidenziava i grandi vantaggi dell'offshoring.

Negli anni a venire, però, gli stipendi indiani sono schizzati verso l'alto: in alcuni casi hanno raggiunto il 75% di quelli americani. Ciò ha provocato grosse riluttanze ad inviare lavoro in India, come ha riportato il Wall Street Journal qualche giorno fa.

Comunque non è solo la inflazione retributiva che ha spinto molti grandi nomi a ridurre l'uso dell'offshore. Vi sono i costi nascosti, come le differenze di fuso orario, nonché la necessità di più manager in casa madre che coordinino le varie relazioni ed i significativi costi che ne derivano.

Le aziende che non stanno riducendo il ricorso all'offshore stanno però spostando la loro attenzione a nuove, diverse regioni del mondo. Un rapporto dell'Aberdeen Group del 2 Luglio scorso ha riferito che mentre l'India rimane la zona offshore preferita da molte aziende - specialmente se il contenimento dei costi sia il primario interesse - sia l'Asia che la Russia stiano maturando rapidamente come zone di interesse, viste le loro recenti crescite a svariati zeri in termini di prezzo e qualità, in confronto ai competitor.

L'inflazione ed altre circostanze sconvenienti, come pure la crescente richiesta di professionisti in India, stanno causando la fuga dei grandi "clienti" verso altri paradisi offshore, dice sempre il rapporto, che sottolinea anche come le aziende che desiderino rimanere competitive debbono avvantaggiarsi di più location offshore in tutto il mondo, ovvero di "multisourcing".

Confrontando i centri offshore quanto a lavoro, costo degli affitti, problemi linguistici e turnover, un rapporto IDC del 3 Luglio scorso ha riferito che mentre le città indiane sono ancora le più ricercate, quelle cinesi sono immediatamente dietro in classifica e stanno pericolosamente avvicinandosi agli stessi livelli di convenienza.

Conrad Chang, research manager dell'area Asia/Pacific di IDC ha detto che vi sono diversi fattori di rischio da considerare nel valutare outsourcing, offshoring, onshoring e nearshoring. "Spesso ciò che fa la differenza tra le città leader e il resto è la capacità di concludere accordi e il GDI (Global Delivery Index)" riferisce Chang.

Capacità dei collaboratori, rischi politici, costo del lavoro e lingua sono tutti fattori di cui l'IDC tiene gran conto nel rapporto su tre città cinesi - Dalian, Shanghai e Beijing. Queste città sono state classificate al numero 5, 6 e 7 della "Top Ten" per le capacità di Global Delivery. IDC prevede che le città cinesi sede di offshore potrebbero surclassare quelle indiane già nel 2011.

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