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VMWare: una minaccia per i colossi?
Scritto da MVPNetwork Staff   
sabato 11 agosto 2007

VMWare

Un interessante articolo di LinuxWorld sulle possibili minacce che i grandi produttori di sistemi operativi commerciali vedono nella presenza di VMWare, il software di virtualizzazione.

 
 

Il co-fondatore di VMWare ha riferito che il modello concettuale del computer virtuale, come quello offerto dall'omonimo prodotto, per alcuni produttori di sistemi operativi quali Microsoft potrebbe rappresentare una seria minaccia. Mendel Rosenblum ha così riferito Giovedì scorso, in una conferenza svoltasi al LinuxWorld Conference & Expo a San Francisco (California), che la virtualizzazione, composta da un prodotto software che richiede solo un sistema operativo da ospitare per funzionare, significa che un applicativo può essere installato su un server a sua volta virtualizzato, slegandolo dal sistema operativo che è alla radice. Rosenblum, oltre che co-fondatore, è anche chief scientist of virtualization di VMware.

Quando gli è stato chiesto se secondo lui il modello concettuale del computer virtuale potesse essere una minaccia per i produttori di sistemi operativi, principalmente Microsoft, Rosenblum ha detto "se fossi nei loro panni... direi proprio di sì".

Un computer virtuale con installato un sistema operativo in realtà è un applicativo che viene fatto funzionare sotto un sistema operativo che, a sua volta, non comanda direttamente l'hardware bensì vede un ambiente hardware simulato, tramite il prodotto di virtualizzazione, che a sua volta è ospite di un altro sistema operativo.

Un "supervisore" della virtualizzazione come VMWare separa l'hardware dal sistema operativo e dal resto della pila di software. Questo supervisore crea molteplici server virtuali logici (non fisici, quindi, consentendo di far girare pi applicazioni (anche più volte sulla stessa macchina, n.d.t.), usando così più a fondo le capacità della macchina.


Rosenblum vede l'applicazione virtuale come un'alternativa per far funzionare applicazioni anche su sistemi di classe diversa, e comunque più alta di quella prevista dalle applicazioni stesse, semplificando così il processo di stesura degli applicativi che possono non essere appesantiti da quelle parti del sistema operativo originario di cui non hanno bisogno, ovvero girare su sistemi profondamente personalizzati.

"Ciò che considero elemento che favorisce la minaccia è la complessità dei sistemi operativi reali", ha detto. "Hanno complicato le cose al punto che la gente arriverà da sola a preferire l'uso di un "supervisore" che permetta di semplificare l'ambiente visto dalle applicazioni. Ogni venditore di sistemi operativi cerca di "possedere" la connessione diretta con l'hardware, ma da quel che vedo vi saranno grosse battaglie a proposito di chi prenderà il reale controllo di quest'ultimo".

Il sistema operativo Open Source Linux è "ben posizionato per essere il supervisore preferito" per essere parte di una applicazione virtuale, in quanto il suo modello di licensing è estremamente adatto a questo impiego. Uno sviluppatore potrebbe pacchettizzare il suo software includendovi parti di Linux facilmente, mentre i produttori di sistemi commerciali come Microsoft richiederebbero "di essere interpellati" per acconsentire a simili meccanismi.

"VMWare si sente a proprio agio nella comunità Linux", ha detto Rosenblum nelle sue conclusioni, una indicazione che un partecipante alla conferenza ha definito "gratuita".

Mike Grandinetti, chief marketing officer di Virtual Iron (una piccola azienda che produce software di virtualizzazione), sostiene che il 90% delle virtualizzazioni eeguite con VMWare gira su macchine Windows, non Linux. Ha descritto l'indicazione di Rosenblum circa Linux "una visione revisionista della storia".

I prodotti software di Virtual Iron ono parzialmente basati sul nuovo kernel Linux che incorpora la virtualizzazione Xen, il che rende i prodotti dell'azienda molto meno costosi rispetto a quelli di VMWare, ha riferito Grandinetti. XenSource è un altro venditore di prodotti di virtualizzazione basati su Xen.

Anche se VMware è il principale attore nel panorama della virtualizzazione, ancora vi è spazio per molti sul mercato. Solo un modesto 2-3% dei server è sfruttato con la virtualizzazione, dato che viene indicato invece collocato a valori tra il 5 e il 7% dai maggiori analisti industriali, ha continuato Grandinetti. "Abbiamo appena iniziato", ha detto.

Rosenblum alla conferenza è stato il "sostituto dell'ultimo minuto": al suo posto doveva esserci Diane Green, presidente di VMWare, presa da altri impegni di operazioni finanziarie, delle quali Rosenblum non ha voluto rivelare nulla di importante. "Siamo entusiasti e pieni di speranze", è tutto quello che ha risposto.

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