| 3, non so piu' cosa inventarmi |
| Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT) | |
| domenica 11 novembre 2007 | |
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Fingersi negozianti per cercare di sapere quello che un operatore di telecomunicazioni dovrebbe dire con la massima chiarezza è qualcosa di inenarrabile. Eppure è accaduto, e con risultati da far venire le forze di stomaco Non riesco a tacere, debbo dire la mia sulla questione. Mi riferisco all'offerta di 3 (H3G Italia) in cui si propone al pubblico un cellulare Skypephone, alias un UMTS dotato del programma di connessione a Skype. Non guardo granché quel che c'è scritto sul sito aziendale, tanto le formule con cui le aziende (delle quali 3 non è la peggiore né la migliore: è semplicemente... una di loro) scrivono sui media le conosciamo: gli aspetti più spinosi non sono mai scritti chiaramente. Prima che chi legge continui a farlo, meglio che dica subito ciò che ho già detto molte volte, addirittura in area didattica di questo sito: non vedo Skype di buon occhio, ma questo può essere ritenuto un opinabile parere personale. Vedo molto più rilevanti, invece, le voci che leggo su alcuni blog, di persone che navigano da tempo in rete e alcune delle quali hanno particolare mia tele-stima (tele perché in molti casi manca la conoscenza de visu, ma non per questo inferiore alla stima tradizionale) per provata competenza e capacità che hanno dimostrato nel tempo. Cominciamo da Dario Bonacina, sul cui blog leggo il post Alcune impressioni sul 3-Skypephone. Dario, da buon tecnico e da buon web writer (scrive su Punto Informatico, per chi non lo sapesse), ha sintetizzato in modo eccellente l'atteggiamento mentale più corretto da tenere di fronte a offerte di questo genere e sono i tre punti con cui ha chiuso il post. L'aneddoto che Dario cita, quello memorizzato sul blog I miei silenzi, non saprei se definirlo solo emblematico: è la fotografia di una realtà sempre più allarmante e della quale una dirigenza insipiente, arrogante, tracotante, prepotente, avida, lussuriosa, ineducata e alla fine anche profondamente ignorante perché acculturata (quando lo è) a compartimenti stagni, insiste a non voler prendere in considerazione come meriterebbe. Cosa pensano, determinate dirigenze, sia di aziende che della Pubblica Amministrazione, che il possedere uno o più diplomi di laurea sia automaticamente il suggello dello status di I'm the reference? Niente di più errato. Ne ho incontrati, in 47 anni e mezzo di vita, di laureati che potrebbero ricevere lezioni da un bambino di quinta elementare dei miei tempi. Non è il diploma che fa la persona, ma i fatti. Si fa un gran parlare (a vanvera) di human resources come le maggiori portatrici di valore e poi si insiste con i call center in outsourcing (anche la gestione dei punti vendita lo è, a quel che mi dicono), che offrono i risultati letti nel post del finto negoziante. Provate a rivolgervi al call center di Cisco: funziona meglio di Cisco stessa, provato sulle mie spalle, con i miei router. Leggete cosa accade al Call Center Panasonic negli Stati Uniti: premiato. In Italia, però, un call center ad oggi è distante anni-luce dalle condizioni di lavoro di quello di Cisco o di Panasonic USA. Perché, ripeto, un call center che funziona bene si può avere, ma bisogna pagarlo, far sorridere i suoi dipendenti a 32 denti e non uccidere di tasse l'imprenditore che lo apre, costringendolo a manovre da trapezista per non rendere il business effimero. Con le risibili condizioni, disinvoltamente imposte in Italia, come si può pretendere che un call center in outsourcing, alle condizioni di lavoro che ben conosciamo e più volte discusse in sede idonea, possa essere all'altezza di tenere il passo con proposte contrattuali... diciamo, ahem!, articolate? Non entriamo, poi, nel merito tecnico-commerciale della questione, perché su quello si potrebbe discutere occupando lo spazio di un intero sito. Le ganasce contrattuali sono sempre dubbie, mai così chiare e trasparenti (visto l'audience a cui sono dirette le proposte) come il blog Maxcava, a quel che si capisce tenuto da un dipendente 3, vorrebbe far credere. Eppoi c'è una semplice questione di principio: Skype nasce come programma di chat, testuale e vocale. Poi si allarga con SkypeIn, poi si allarga con SkypeOut. Tutto proprietario, nulla si sa dei protocolli usati, degli standard e delle effettive modalità di impiego della rete. Lasciamo stare anche gli aspetti «consumo batterie», come qualcuno ha scritto, che come dimostra la tecnologia, sono un problema sin quando non si decide di risolverlo. Ma l'interrogativo è un altro: perché fa gola Skype su un cellulare? Per pagare meno le telefonate, questa è l'unica risposta vera, chiara e diretta, il resto sono tutte masturbazioni mentali. Allora vuol dire che 3, ma non solo 3, chiunque costruisca un marketing hook di questo genere, mente sapendo di mentire. Il solo vero problema è che i costi di una comunicazione cellulare tradizionale, oggi più che mai equilibrati tra i diversi gestori (non si può dire che ci sia cartello, ma ognuno concluda con la propria mente), è privo di senso e si giustifica solo con le "qualità" dirigenziali che ho elencato sopra, nell'interminabile serie di virgole. Ora mi sento meglio. Marco Valerio Principato |
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