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Blocco ricerche di termini terroristici: casino' online 2, la vendetta
Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT)   
mercoledì 12 settembre 2007

Europa

Il commissario per la Giustizia e la sicurezza Ue, Franco Frattini, in un'intervista a Reuters spiega che anche i provider dovrebbero prevenire l'accesso ai siti che danno istruzioni su come costruire ordigni.

 
 

Ci risiamo: blocco dei casinò online 2, la vendetta. Ho già espresso, a suo tempo, il mio dissenso sulle politiche adottate dai Monopoli di Stato italiani che imposero il blocco a semplice livello di DNS dei più noti casinò online. In tutta la rete si sa perfettamente che, se si vuol giocare a qualsiasi casinò online, compresi quelli bloccati, è sufficiente servirsi di un Proxy o utilizzare un DNS non italiano. Non che personalmente ne sia un sostenitore, tutt'altro: non so neanche come si gioca, sono uno che non sa giocare a neanche a carte, neanche a Natale in famiglia, tra lo scherno e la derisione di tutti i parenti.

Quel che mi lascia perplesso in questa nuova vicenda è, almeno all'apparenza, la lesione delle libertà personali: come già ebbi a dire, Internet è da considerarsi una nazione autonoma. Non la si riesce impunemente ad assoggettare alle leggi locali ove queste siano in palese contrasto con il volere del resto del mondo. Invece, leggendo questa notizia su Reuters Italia (presente anche su Reuters.com in inglese, più dettagliata) sono rimasto allibito: non è bastata la "scornata di fatto" già presa dall'Italia con la vicenda dei casinò online, no: ora Franco Frattini, commissario per la giustizia in sede UE , ha detto a Reuters: "Intendo portare avanti un esercizio di esplorazione con il settore privato... su come sia possibile usare la tecnologia per evitare che la gente usi o cerchi parole pericolose come bomba, uccidere, genocidio o terrorismo".

Leggendo, poi, Punto Informatico noto che anche la rivista di Paolo De Andreis ha voluto parlare di nuovo della vicenda (lo aveva già fatto qualche tempo fa). Ne apprendo che le intenzioni di Frattini sono più da considerarsi una sorta di "raccomandazione", un invito a comportarsi come egli suggerisce e non il preludio dell'adozione di un vero e proprio provvedimento.

Mi piacerebbe che il Dottor Frattini provasse a lanciare questa ricerca su Google (le parole "BLOCCO CASINO ONLINE"). Si renderebbe conto che, tra gli oltre 370.000 risultati, ci sono tanti di quei siti che spiegano come aggirare l'ostacolo da far rabbrividire. Ciò dimostra che quel provvedimento, di fatto, non servì assolutamente a nulla ed ebbe efficacia per non più di una settimana, il tempo di permettere ai motori di ricerca di indicizzare tutti i siti che davano istruzioni su come eludere il blocco.

Pensare di portare un contributo alla serenità della gente e alla democrazia, nonché di assestare un colpo al fenomeno del terrorismo spingendo l'adozione di un comportamento che ricorda, per molti aspetti (se non nella sua interezza) quello a suo tempo già fallito, irrogato avverso i siti "clandestini" di scommesse online, mi lascia oltremodo perplesso.

Innanzi tutto occorrerebbe riflettere, quanto al passato, sull'attribuzione della qualifica di "clandestino": se è vero che alcuni estensori di pochi scrupoli si sono serviti di sistemi legislativi permissivi, in Paesi nei quali esistono, per aggirare le legislazioni più compulsive di altri Paesi, è anche vero che esistono moltissimi di quei siti che operano nel pieno della legalità e il solo motivo per cui vengono, con una disinvoltura che preoccupa seriamente, definiti "clandestini" è solo perché operano in un regime che si pone in concorrenza con i Monopoli di Stato italiani. Recentemente ridefiniti Azienda Autonoma, tra l'altro. Che un'azienda faccia proibire per legge ad altre aziende di fargli concorrenza è quantomeno singolare.

Ma tralasciamo le polemiche e veniamo ai fatti. Sarebbe davvero molto difficile, per chi vuole comunque cercare bomba, uccidere, genocidio o terrorismo, servirsi di "espedienti" del tutto simili a quelli già impiegati per collegarsi con qualunque casino online? Mi sembra illusorio. Tra l'altro, chi assicura che le parole bomba, uccidere, genocidio o terrorismo siano contenute esclusivamente in siti da qualificarsi per l'inclusione nel provvedimento? Concordo con il Dottor Frattini quando asserisce "Il giusto equilibrio, secondo me, è dare la priorità alla protezione dei diritti assoluti e, prima di tutto, il diritto alla vita", ma se in sede UE si ritiene che l'istruzione, l'accordo, la sintonia, il funzionamento insomma, di sodalizi dediti a esercitare attività terroristiche abbia le sue basi di conoscenza nell'essere istruito attraverso un sito che spiega come costruire una bomba, per di più trovato mediante motori di ricerca, sono di nuovo costretto a ritenerla una posizione illusoria.

Nella mia vita di informatico ed esperto di telecomunicazioni ho avuto modo di studiare molte cose. Posso dire, con un più che ragionevole grado di consapevolezza, che i contatti tra gli elementi di quei sodalizi, per l'intelligenza che hanno dimostrato di avere (almeno in alcune occasioni), avvengono utilizzando anche Internet, ma come mezzo, non come fine. Ci dimentichiamo che esistono le VPN? C'è qui un link in Wikipedia che lo spiega. Già questo fa capire che, se si vogliono parlare, ci passano sotto al naso e neanche ce ne accorgiamo.

Abbiamo dimenticato che esiste TOR? Anche per questo c'è Wikipedia che lo spiega. Leggendo attentamente ci si renderà conto che, qualsiasi filtro si metta in ambito Europeo, potrà essere aggirato in men che non si dica, per di più restando anonimi e con un'elevatissima garanzia di mascheramento.

Ce lo ricordiamo che esiste questo telefono software in VoIP? (Cos'è il VoIP: spiegazione). E ci ricordiamo che quel telefono software, installato su un PC, permette di fare VIDEOCHIAMATE, oltre che normali telefonate da punto a punto, CIFRATE? E che se, oltre alla cifratura del telefono software, si fa passare la chiamata dentro alla VPN di cui sopra, ci vogliono ANNI per risalire al contenuto della conversazione? Quante bombe, quanti Bin Laden saranno passati nel frattempo?

Scrivo questo proprio il giorno dopo l'11 Settembre, che è stato un bruttissimo giorno in cui sei anni fa qualcuno (omissis!) ha deciso di far abbattere sugli Stati Uniti una delle più grosse tragedie della storia contemporanea. Non certo per il piacere degli onori della cronaca ma per ben altri motivi che ormai ciascuno di noi, nel più profondo e celato segreto del proprio cervello, ha capito e custodisce gelosamente.

E' vero che, "Francamente, istruire le persone a creare una bomba non ha niente a che fare con la libertà di espressione, o con la libertà di informare la gente", ma attuare un comportamento che, dal punto di vista tecnico/attuativo, risulta privo di qualsiasi fondamento logico, pratico, materiale, e forse finanche giuridico, alimenterebbe pericolosamente ancora una volta il sospetto che la classe dirigente non occupi quel ruolo per le sue eccellenze in termini di poliedrica preparazione, fine competenza e apertura mentale (che è cio che tutti noi cittadini ci aspettiamo, anzi, pretendiamo), ma per una mera questione di fortuna.

Marco Valerio Principato

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