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Contenuto creato dai consumatori: dubbio futuro
Scritto da Giulia Boschi (Genova - IT)   
giovedì 29 novembre 2007

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Un interessante condensato di ipotesi sul futuro dei contenuti scritti dagli utenti nell'era del Web 2.0 fornisce alcuni segnali di allarme che non dovrebbero essere trascurati.

Genova - Su GigaOm è stato pubblicato un interessante commento che, pur riferendosi sostanzialmente agli Stati Uniti, va tenuto in considerazione: le dinamiche nel mondo del Web 2.0 sono molto simili anche negli altri paesi industrializzati. Lo scritto dipinge un quadro estremamente realistico e, per certi versi allarmante, su cui sarebbe il caso di riflettere a fondo.

 
 

Secondo l'autrice, Anne Zelenka, lo stato d'animo dei consumatori è in caduta libera. Le persone stanno pensando di spendere meno quest'anno nel periodo delle vacanze, con occhio vigile ai maggiori prezzi dell'energia e a un non tranquillizzante quadro economico complessivo. Cosa accadrebbe se i consumatori smettessero di creare i loro contenuti sul Web gratuitamente per continuare a poter aprire il proprio portafogli?

L'attuale situazione, continua il commento, è quel che segue il boom del Web, a specchio del denaro su cui, comunque, è basato. Buona parte delle migliori startup di questa generazione sono state lanciate da persone che hanno guadagnato fiumi di denaro alla fine degli anni 90 (per esempio Marc Andreessen, Joe Kraus e Sabeer Bhatia). Buona parte dei finanzieri di oggi erano gli imprenditori di ieri ((Peter Thiel, Flip Filipowski). E alcuni dei più nominati protagonisti del Web 2.0 fanno quel che fanno oggi, poggiando su una piattaforma in piena salute, costruita dieci anni fa (Guy Kawasaki, Seth Godin).

 
 

Questi sono solo i casi più ovvii di come quest'era di grande affluenza poggi sul passato. Ciò che non si è ancora detto è se le persone - così come vivono i propri affari oggi e così come ciascuno di noi vede la propria persona, gli amici e la famiglia - continueranno ad avere voglia e risorse per investire tempo nel produrre risorse online con poco o nessun ritorno economico.

Se la "salute" dei consumatori collassasse - e sia Business Week che The Economist hanno pubblicato articoli che prevedono ciò possa accadere - cosa accadrebbe al rampante potere del Web 2.0? Avrebbe ancora la gente il tempo di bloggare se ha bisogno di svolgere un secondo lavoro (o un primo) per tenersi in grado di far fronte a tutte le spese? Sarebbe ancora disposta a inviare dei videocast della propria vita se essa richiede tempo pieno e piena dedizione per il lavoro per tenere il saldo in banca sopra allo zero? Creerebbe ancora nuovi siti Internet come accadeva nel 1999, quando il mercato e i suoi valori tutto dicevano fuorché quel che dicono oggi?

Molte persone ancora oggi dispongono di denaro a sufficienza per produrre qualcosa che agli altri risulta gratuito o quasi, e nell'immediato sarebbe impossibile arrestare il desiderio di esprimersi e porsi in relazione agli altri. Ma se la "salute" collassa, non passerà molto tempo prima che gli idealisti di Internet si trasformino in realisti e dicano pagatemi per i miei contenuti, altrimenti non posso permettermi di crearli.

Giulia Boschi

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