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FBI, ci servono le community di interesse. AT&T, ce le abbiamo pronte
Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT)   
lunedì 05 novembre 2007

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Il Federal Bureau of Investigation, appellandosi al Patriot Act, ha recentemente chiesto alle compagnie telefoniche tutte le informazioni in loro possesso sulle "community di interesse". AT&T, che già sin dal 2001 si è dotata di strumenti idonei anche a quello scopo, risponde prontamente. Tecnologia al servizio dell'Intelligence o Intelligence al servizio della tecnologia? Tutt'e due

Roma - Gli intrecci tra gli operatori di telecomunicazioni e i servizi di Intelligence sono sempre stati e sono tuttora fittissimi: questa è storia. Approfondire un po' non guasta perché significa, oltre al semplice fatto di acquisire maggiore consapevolezza dei fatti, scoprire cose frequentemente sottaciute, al cui proposito troppo spesso si dà per scontato che esistano senza percepirne la reale portata.

 
 

Se a questo si aggiunge che l'informatica, scienza potentissima, non si fa scrupoli in funzione di quanti non se ne faccia chi la impiega, la frittata è fatta: e AT&T, tra i maggiori operatori di telecomunicazioni statunitensi, lo ha capito perfettamente, forse prima degli altri. Nel 2001 ha infatti creato Hancock, un linguaggio derivato dal C, regolarmente brevettato e appositamente studiato per andare a caccia di dati da scoprire (a.k.a. mining), intrecciando gigabyte di archivi nei quali sono contenuti numeri di telefono, relativi intestatari, chiamate fatte/ricevute e ogni dettaglio a corredo. In Italia lo ha appena raccontato Punto Informatico e molte altre fonti.

La cosa più importante è che tale linguaggio, i manuali d'uso, i sorgenti e gli eseguibili sono pubblicamente disponibili: chiunque può farne uso. Prima di tutti il suo stesso creatore, AT&T appunto, che ogni giorno va a caccia di "community di interesse", come racconta anche Wired, facendo uso di tale linguaggio e scavando tra le centinaia di milioni di telefonate, locali, nazionali e internazionali di cui sono ricolmi i suoi database. Il tutto grazie alla richiesta di FBI, emersa qualche tempo fa e immediatamente giunta agli onori di stampa e blog, che appellandosi al Patriot Act del 2001 ha chiesto agli operatori di telecomunicazioni tutte le informazioni sulle "community di interesse" in relazione a numeri di telefono emersi all'attenzione dell'Ufficio investigativo.

"I programmi scritti in Hancock," spiega Wired, "lavorano analizzando i dati al loro affluire nell'archivio. Ciò differenzia tale linguaggio dalle tradizionali applicazioni di data-mining, che cercano invece modelli in archivi statici. Un documento del 2004, pubblicato nell'ambito dell'ACM Transaction on Programming Language and Systems, illustra come Hancock possa setacciare elenchi di chiamate locali, interurbane, indirizzi IP e vari altri dati di traffico, come pure tracciare i movimenti geografici di abbonati al servizio di telefonia mobile, man mano che il segnale dei relativi cellulari si sposta da una cella all'altra". Si parla di analisi che macinano circa 9 gigabyte a nottata.

Ancor oggi AT&T si sta difendendo dall'accusa di aver installato, per conto di NSA, delle vere e proprie strutture di spionaggio Internet nei centri di smistamento di rete che detiene. Dalla stessa accusa e dal concedere, senza alcuna autorizzazione del Governo, l'accesso a scopo intercettazione a milioni di record riguardanti cittadini americani è stata accusata anche Verizon, altro operatore di telecomunicazioni di rilievo negli Stati Uniti, sempre con l'obiettivo (o la "scusa") di individuare soggetti sospettati di terrorismo.

Certamente i rapporti tra gli operatori di telecomunicazioni e i servizi di Intelligence ( in tutto il mondo, ma con gli USA che fanno scuola) non sono cosa nuova. Ciò che viene seriamente compromesso è la privacy dei cittadini, oltretutto a loro insaputa, con il grosso rischio di un sempre più serrato camminare a braccetto di Intelligence e Telco, con l'uno che sostiene l'altro.

Marco Valerio Principato

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