| Riflessioni sul P2P e conseguenze |
| Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT) | ||||
| giovedì 31 maggio 2007 | ||||
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{mosgoogle left} E veniamo al P2P. Esiste un aggiornamento alla legge sulla tutela della privacy che in determinati casi impone addirittura, dopo un determinato periodo di tempo, la rimozione automatica dei dati dal luogo in cui sono memorizzati e da tutti gli archivi paralleli. Ciò è l'espressione del desiderio della gente di avere tutela anche automatica, non solo manuale (pensiamo a chi è stato ingiustamente iscritto in centrale rischi per insolvenza e, dopo un certo periodo di tempo, dimostra che l'iscrizione era illegittima: perché mantenere il nominativo registrato, pur con l'annullamento del provvedimento, la cui presenza comunque segnala che quel nome è in qualche modo stato oggetto di attenzione?). Ora: siamo capaci di spingerci così a fondo sulle implicazioni del rischio connesso ad una corretta gestione dei dati personali, da arrivare a osservazioni molto acute, quali l'opportunità della rimozione totale. Non stiamo parlando di circostanze per alcuni aspetti risibili, come i (se così vogliamo definirli) dati personali lasciati da chi si registra come utente su MVPNetwork... che potrebbero essere anche non veritieri e quindi a tutti gli effetti anonimi - e, nonostante ciò, ho fortemente voluto un form dedicato alla richiesta di rimozione, disponibile per chi si è registrato, che ha effetto a prescindere da qualunque cosa: se tramite quel form si richiede la rimozione, non appena mi accorgo del messaggio rimuovo i dati senza fare domande e senza conservarne alcuna copia. Be'... e poi, come illustrano le copie schermo dell'articolo di Giorgio Faranda, non facciamo attenzione a cosa condividiamo con E-mule, lasciando che degli sconosciuti si leggano fatture, codici bancari e ogni altro ben di Dio che, a prescindere dal danno economico, sono l'esatto opposto della Legge sulla Privacy? Signori: vi prego, qui c'è da meditare a fondo. Lo dico ad alta voce qui sul sito perché ho fatto anche io la prova e, purtroppo, quei risultati ci sono. Qualcuno potrà obiettare che potrebbero essere falsi, potrebbero essere virus o qualsiasi altra diavoleria. Be', non è così, o almeno non per tutti. Di certo non posso, una volta scaricato un file con nome utente e password di accesso a una banca, andare a verificare se quell'account è vero ed esiste, altrimenti mi renderei responsabile di un reato o almeno di un tentativo di reato. E' un po' come quello che bestemmia perché si proclama ateo (ma anche chi è ateo non lo è mai del tutto), a cui si dice: "Se Dio non c'è, non c'è. Ma se c'è, te lo fai pure nemico". In altre parole: se i codici di accesso sono veri, sei fesso. Se sono falsi, che ce li hai messi a fare? Per diffondere virus? Sei fesso ugualmente. Ce li hai messi per vedere quanta gente abbocca all'amo? Sei fesso ugualmente perché ridi con poco. Ce li hai messi per alzare la tua notorietà nel circuito P2P (questa cosa mi ricorda il Pagerank)? Sei fesso due volte, la prima perché prima o poi rete e persone se ne accorgeranno, la seconda perché sei disonesto e la rete, per definizione, nasce onesta ma noi continuiamo a sputarci sopra. Se non ci diamo "una svegliata", da questo punto di vista, la rete ci si rivolterà contro e, quel che è peggio, per mano dei soliti disonestissimi che, ad oggi, hanno potere al riguardo ma ancora limitato; se gli lasciamo spazio, lo avranno assoluto. ME-DI-TIA-MO, per favore. |
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