| Sbloccare l'iPhone: questioni di principio e di... realismo |
| Scritto da Alessandra Pallavicini Castelli (Milano - IT) | |
| giovedì 20 settembre 2007 | |
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Mai tanto traffico in rete come quello che si svolge sullo sblocco dell'iPhone, il nuovo telefono di Apple. Qualche considerazione al riguardo. Pur senza addentrarsi in considerazioni di carattere etico, morale e "bigotto", sarebbe appena il caso di guardare in faccia la realtà. Ne abbiamo già conosciute di molto simili, quando la nostrana H3G (meglio conosciuta come "la 3") ha adottato la c.d. brandizzazione[?] "spinta", ovvero non si è limitata a personalizzare confezione, involucro e gadget software all'interno dei cellulari da essa venduti, ma vi ha anche inserito il legame indissolubile che impedisce di usare quei cellulari con altri operatori, in cambio di un prezzo più basso rispetto allo stesso modello privo di limitazioni. Basta eseguire una ricerca su Google con i termini SBLOCCO CELLULARE 3 per rendersi conto di quanto l'argomento non sia passato inosservato. Bisogna ricordare che, dietro a questa scelta, esistono accordi e politiche di marketing che non sono frutto della fantasia o della pazzia dei dirigenti, ma il risultato di studi e conseguenti accordi tra i produttori dei cellulari e gli operatori di telefonia mobile, i quali a loro volta scaturiscono da un business plan[?] sulla cui base le aziende formano i propri modelli di business. Si può certamente condividere o non condividere la vision[?] di Apple, che nella fase iniziale ha scelto di costringere gli utilizzatori di iPhone a impiegare esclusivamente le reti AT&T. Facendo un passo indietro, potremo concludere che non differisce, in linea di principio, da quella a suo tempo adottata dalla 3. L'unica, vera differenza è costituita dal punto di vista dei due argomenti: parlando di operator lock[?], se ci concentriamo su iPhone pensiamo ad Apple, che è il produttore del cellulare; se ci concentriamo sulla 3, parliamo dell'operatore, non del produttore dei cellulari. La 3 ha venduto cellulari Nokia, LG, Samsung, Motorola, Nec e vari altri, tutti muniti di operator lock. Finora, però, sblocco cellulari è stato un concetto legato all'operatore e non al brand[?]. Per fare correttamente un paragone, l'attenzione deve essere rivolta nella stessa direzione. Se si fa una ricerca in italiano su Google su MOTOROLA SBLOCCO, si hanno circa 416.000 risultati. Facendola su IPHONE SBLOCCO e impostando i risultati a Pagine in italiano, se ne hanno 386.000. Teniamo presente che, ufficialmente, in Italia di iPhone non dovrebbe esservene traccia: ciò nonostante, la quantità di risultati si avvicina a quella di un brand che, invece, in Italia esiste regolarmente e ufficialmente. Per di più, MOTOROLA è generico, mentre iPhone è specifico. Perché tutto questo "traffico", allora, sullo sblocco dell'iPhone? Nei cenni di una intervista su PC World, Steve Jobs ha detto: "È il gioco del gatto col topo. La gente cerca di crackare, il nostro lavoro è cercare di impedirglielo". Quindi, si è lasciato sfuggire un "non sono sicuro se noi siamo il gatto o il topo". Poco più avanti, l'analista Carolina Milanesi di Gartner, nella stessa pagina, ha riferito (sempre a proposito degli sblocchi): "Jobs dice che Apple è un passo avanti. Ma è più facile a dirsi che a farsi".
Cerchiamo di trarre delle conclusioni. Molti si chiedono, proprio in funzione dell'essere gatto o topo, se valga la pena di investire tempo e risorse nell'implementare limiti. Altri si chiedono quanto sia utile, visto che prima o poi tutti i blocchi si superano. Altri ancora si fanno domande sulla legittimità (nel senso: se sia o meno legittimo limitare un cellulare ad un solo operatore). La realtà è semplice: la presenza di limitazioni come l'operator lock è il risultato di un equilibrio che, in sua assenza, molto probabilmente non si sarebbe raggiunto. L'operatore ha richiamo commerciale, il produttore anche. L'operatore guadagna fidelizzazione[?], il produttore guadagna clienti. L'operatore assume visibilità tramite il produttore e viceversa. Questi ed altri parametri consentono di mantenere un prezzo inferiore: è come se il produttore avesse investito in pubblicità. In pratica, paga la pubblicità all'operatore sotto forma di fidelizzazione obbligatoria, concretizzandola in un prezzo inferiore. Dal canto suo, l'operatore ha la possibilità di offrire un pacchetto, tipicamente composto da un prodotto più un servizio, anziché il solo servizio. Il caso di iPhone è, invece, un caso a parte: non trae origine solo da questi meccanismi, ma da una profonda, acuta e granulare campagna di sensibilizzazione di cui fanno inconsapevolmente parte anche tutti coloro che, all'apparenza, sono "contro" Apple: chi pensa di avviare un nuovo business perché riuscendo a sbloccare l'iPhone pensa di venderne tanti in Europa prima che arrivino ufficialmente, lo fa dimenticando che se iPhone è tanto amato e conosciuto pur non essendoci, non è un caso. E solo di immagine si può parlare: sapete quante foto di iPhone ci sono su Google Immagini? Provateci: ad oggi sono oltre 5.800.000. Si può dire che Apple questa strategia l'abbia coscienziosamente "diretta", se non addirittura originata. Un pò come i virus: chi metterebbe la mano sul fuoco giurando che, dietro alla gigantesca proliferazione dei virus, non ci siano dietro (per interposta persona, ovviamente) le stesse case produttrici di Antivirus? Perciò: iPhone arriverà, senz'altro, ma nel frattempo sbloccate, sbloccate pure. Jobs ci guadagna.
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