| Facebook, incertezze per la privacy |
| Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT) | |
| sabato 01 dicembre 2007 | |
|
La discussa funzione Beacon viene rivista, la rete intera acclama il provvedimento ma c'e' chi ravvisa ancora molti rischi. E la privacy? Messa in un cantuccio, come sempre. Roma - Non c'è da scommettere molto sulle revisioni al sistema Beacon, l'ultima invenzione di Facebook concepita per dare attrattiva al sistema pubblicitario del Web 2.0 del notissimo social site: sebbene la rete intera acclami il cambiamento di alcune policy, non tutti sono convinti che la vicenda si stia collocando in posizioni realmente meno invasive. Facebook rinfresca il suo sistema pubblicitario dopo le proteste sulla privacy, titola eWeek, lasciando intendere che qualche miglioria abbia portato reali progressi sulla questione. La pressione, forte e inarrestabile, deriva anche dalla petizione, sostenuta da MoveOn.org, a cui è stato dato ampio rilievo mediatico e moltissimi titoli in rete, di cui sono colmi gli aggregatori di feed e i Social Bookmark, si uniscono al coro esultante. Il cambiamento, annunciato qualche giorno fa, dovrebbe consentire agli utenti di Facebook di decidere se partecipare o meno al sistema Beacon, componente fondamentale del sistema pubblicitario del megasito, concepito per basarsi sul comportamento degli utenti stessi e generare incassi per l'azienda. Non sembra essere dello stesso parere Stefan Berteau, senior research engineer del Threat Research Group presso Computer Associates che, in questa nota, riassume i test che ha condotto. Di particolare rilevanza, secondo Berteau, il fatto che i dati sulle attività degli utenti (a prescindere dalla scelta di partecipare o meno al Beacon, ndR) fluiscono comunque di nuovo verso Facebook, che questi siano o meno autenticati al sistemone. E nulla viene chiesto agli utenti circa la possibilità di sfruttare o no questa tipologia di dati. "Può accadere senza che gli utenti ne sappiano nulla, a meno che questi non esaminino il loro traffico di rete in modo molto spinto", ha detto Berteau. L'incertezza deriva, tra l'altro, dalla certosina opera di dissezione - l'analisi "spinta" a cui Berteau si riferisce - svolta da Jay Goldman e pubblicata su Radiant Core: Goldman ha esaminato nei minimi dettagli il comportamento dello script Java, ossatura del sistema Beacon di Facebook e, per chi ha un minimo di confidenza con le righe di codice, non ne emerge gran che di tranquillizzante. Facebook, contattata in modo diretto circa il flusso di dati risultante dall'analisi, ha comunque eluso: le sue risposte sembrano ben contraddette dal post su Radiant Core, in cui vi sono tutti i dettagli che dimostrano quanto la specifica circostanza dei dati passati e "colti sul fatto" da Goldman venga abilmente ignorata e ricondotta alle parole usate nella policy standard di Facebook. Il capitolo privacy per Facebook , dunque, sembra tutt'altro che possibile chiuderlo. Charlene Li, un'analista di Forrester Research, ha riferito al New York Times di essere sorpresa nel rilevare che un suo acquisto fatto su Overstock.com sia stato aggiunto al suo News Feed su Facebook e di non aver visto alcun box di opt-out. "Il Beacon comincia ad essere troppo simile al Grande Fratello", ha detto. "Li divide una linea molto, molto sottile". Marco V. Principato |
| Flash |
| Attualità |
| Tecnocronaca |
| Didattica |
| Didattica 2 |
| Hobby |
| Download |
| RSS |
| Ricerca avanzata nel sito |
Immagini tra i volti:
Immagini nelle news: