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Facebook, Zuckerberg chiede scusa
Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT)   
giovedì 06 dicembre 2007

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Il forte rumore mediatico, unito alla folla di fan inferociti, spaventano il 23enne Zuckerberg, che si prodiga in pubbliche scuse. Anche se, sotto il profilo della privacy, quel che è fatto è fatto.

 
 

Roma - Il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, dopo aver subìto enormi critiche dai media e dagli stessi utenti, ha rotto il silenzio chiedendo scusa per aver "fraudolentemente minato la privacy degli utenti con la mira del profitto", esordisce The Sidney Morning Herald.

Il mea culpa, scrive il quotidiano, arriva dopo che il 23enne nuovo re del social networking è stato definito un ipocrita per aver tentato di spingere un sito a rimuovere alcuni suoi dati e documenti personali, relativi al periodo della sua frequenza universitaria, mentre nello stesso momento stava cercando di trarre profitto dalla vendita delle informazioni personali degli utenti di Facebook.

La Corte, sulla sua denuncia ha però sentenziato contro, per cui quei documenti, alcuni dei quali relativi all'Università ed altri estratti dal suo vecchio blog, sono rimasti online. Alcuni dei dettagli pubblicati sono le generalità della sua fidanzata, l'indirizzo dei suoi genitori e il suo numero di social security.

La feature tanto discussa dai media in questi giorni, l'ormai famoso Beacon che, lo ricordiamo, consente agli utenti di notificare agli "amici su Facebook" che si è effettuato un acquisto su un sito convenzionato come ad es. eBay, ha trasformato l'armata di fan da adoratori a folla inferocita. Tutte le critiche sono collegate al fatto che il Beacon avverte gli "amici" sulle attività degli altri "amici" senza che vi sia (stata) alcuna possibilità di disattivarlo.

In altre parole, agli utenti non veniva offerta alcuna possibilità di opt-in e le fiammate si sono intensificate di fronte all'apparente sordità di Zuckerberg e del suo team di Public Relations, notoriamente schivo e risultato incapace di gestire adeguatamente le preoccupazioni degli utenti sotto il profilo della privacy. Per di più alcuni grandi partner come Coca Cola si sono ritirati dal sistema pubblicitario a causa della vera e propria litania di lamentele sulla stampa.

 
 

A questo punto Zockenberg ha rotto il silenzio con un contrito comunicato, pubblicato sul blog di Facebook, riconoscendo che vi è stata una flagrante infrazione alle regole sulla privacy. "Abbiamo commesso molti errori nel costruire questa funzione, ma ancor di più ne abbiamo fatti nei modi con cui l'abbiamo gestita", ha scritto. "Semplicemente non abbiamo fatto un buon lavoro con questa release, e ne chiedo scusa". Scuse che, fa notare il quotidiano, poggiano (tra l'altro) su 240 milioni di dollari che Microsoft ha investito in Facebook.

La scorsa settimana Facebook ha modificato il Beacon, così da permettere agli utenti di eseguire un opt-in su ciascun sito, prima che le relative informazioni finissero nei feed degli "amici". Oggi, Zuckerberg dice che gli utenti possono completamente disabilitare il sistema. "Il nostro approccio iniziale, dove si è scelto l'opt-out piuttosto che l'opt-in è stato orientato dal timore che, dimenticando di impedire la condivisione, il Beacon avrebbe continuato a condividere", ha scritto, ammettendo che il suo team ha impiegato troppo a risolvere il problema. "Non sono per nulla orgoglioso di come abbiamo gestito la cosa, so perfettamente che possiamo fare meglio", ha concluso.

Il Beacon, dunque, benché sia una funzionalità imitata anche da MySpace, è ormai all'attenzione dei media e di forze di contrasto intense, come l'US Centre for Digital Democracy e MoveOn.org. Nonostante, dicono le associazioni, sia stato fatto un passo nella giusta direzione, occorre ancora definire alcuni aspetti controversi del nuovo sistema pubblicitario, con target basato sulle informazioni personali degli utenti.

Marco V. Principato

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