| Inchiesta: crescita della diffusione degli UAV (droni) |
| Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT) | |||||
| giovedì 11 ottobre 2007 | |||||
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È decisamente preoccupante il forte sviluppo che sta avendo la tecnologia applicata ai cosiddetti UAV (Unmanned aerial vehicle), i famosi "droni". Alcune foto pubblicate da Wired lasciano perplessi. Quando si parla di UAV [?] (Unmanned Aerial Vehicle, ovvero veicolo aereo non pilotato) ci si riferisce a velivoli di qualsiasi foggia e qualsiasi dimensione che può andare da esigua (anche solo 300 grammi, come quello in figura, lanciato da un militare con una speciale fionda) Che le Autorità, specie quelle militari, se ne siano sempre occupate non è una novità: le Istituzioni Accademiche, specie quelle americane, ne sono la punta di diamante (vedi, ad esempio, il sito del Georgia Institute of Technology) e se ne occupano da molto tempo. Questa mattina Wired ha pubblicato una pagina con delle foto davvero allarmanti (di cui la prima è quella raffigurata qui sopra in miniatura). Man mano che questi oggetti (il cui range d'impiego può spaziare dal più innocuo e socialmente utile al più temibile, invasivo e pericoloso) si fanno sempre maggiore spazio tra le attenzioni delle Autorità Militari, la loro forma e i loro campi di impiego sono cambiati molto, assumendo varietà molteplici e arricchendo le proprie capacità grazie a elettroniche sempre più accurate, capacità di calcolo dei computer a bordo sempre maggiori, possibilità di interazione a distanza, grazie alla sempre più avanzata tecnologia in campo di telecomunicazioni e, ultimo ma non meno importante, capacità balistiche avanzate. Oggi essi spaziano dai piccoli spybot lanciati con una speciale fionda fino al ruolo di global guardians, cioè guardiani globali, e tanti altri. Il loro stesso acronimo lo fa capire: non si tratta solo dell'oggetto volante in sé, ma di un sistema completo che comprende un ground control, cioè un controllo a terra, e molti, molti altri elementi. Non sono, ovviamente, solo i militari che li adoperano: per esempio la polizia lo fa per sorveglianza, mentre i terroristi potrebbero usarli per missioni suicide. Nelle fotografie pubblicate da Wired sono riprodotti alcuni tra gli esemplari più minacciosi che potrebbero essere a breve scadenza protagonisti dei titoli di molte testate e molti siti. Il tema è decisamente scottante e in rete, specie per quanto attiene l'impiego militare, le ricerche in italiano non portano agli abituali grandi numeri di risultati: su Google, cercare DRONI MILITARI ne offre "solo" poco più di 11.000. Una cifra poco consistente, pensando all'importanza del tema. Inutile ricordare che nelle vicende che si sviluppano su di esso l'egemonia americana regna praticamente sovrana, come indicato da Tommaso Lombardi su Punto Informatico lo scorso anno a Ottobre. (Continua a pag. 2) |
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