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Altra invenzione per impedire il furto di password
Scritto da MVPNetwork Staff   
martedì 28 agosto 2007

Keyloggers

L'Università di Stanford sperimenta un nuovo metodo per tutelare il momento di inserire le password: senza mani, senza badge, bastano i movimenti degli occhi.

 
 

Manu Kumar, Tal Garfinkel, Dan Bohen e Terri Winograd dell'Università di Stanford sono gli inventori di un rivoluzionario sistema chiamato EyePassword, che dovrebbe garantire la segretezza di password, PIN e qualsiasi altra sequenza di tasti che garantisca l'accesso a determinate funzionalità di un qualsiasi sistema informatico.

Il documento completo, in formato PDF, è scaricabile da questo link. Lo studio, di cui ha parlato anche ArsTechnica, descrive un metodo secondo il quale è possibile, con l'utilizzo di una telecamera che fissa gli occhi dell'utente mentre osserva una tastiera disegnata sullo schermo, inserire una sequenza di caratteri scelti tra quelli che compaiono sulla tastiera "virtuale". L'utente deve fissare, secondo le istruzioni, le lettere e/o i numeri che compongono la password, compreso il tasto di "invio".

Il sistema è in grado di riconoscere il tragitto dello sguardo e le relative soste sul tasto "da premere". Nei test, svolti su 18 diversi soggetti, i ricercatori hanno confrontato la velocità di immissione tra chi utilizzava il metodo descritto e una tastiera normale. Come prevedibile, chi ha usato la tastiera normale è stato veloce: media di 2 secondi; chi ha usato EyePassword è stato molto più lento, intorno ai 12 secondi.

Ciò nonostante più dell'80% delle persone ha dichiarato di preferire EyePassword e le percentuali di errore di digitazione o di "sosta per digitare virtualmente" sono risultate coincidenti.

"Questa tecnica è il naturale complemento di strumenti come un ATM" (il nostro "Bancomat", n.d.t.), hanno detto i ricercatori, chiarendo nella loro documentazione che questo nuovo sistema impedirà agli "sbirciatori delle spalle" (chiamati, appunto, shoulder-surfers in inglese) di appropriarsi delle nostre preziose password.

Auguriamoci che lo sviluppino il più possibile: dovrebbe essere davvero una buona idea e, al crescere delle capacità di calcolo dei microprocessori, potrebbe benissimo evitarci anche di digitare il PIN sul cellulare, che ormai ha sia la telecamera che il display a sufficiente risoluzione.

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