| Largo, arriva il DNA chip di NTT DoCoMo |
| Scritto da Kate Sharon Johnson (Santa Monica - USA) | |
| sabato 29 marzo 2008 | |
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Un «DNA» chip in grado di svolgere alcune analisi «cliniche» sotto il naso dell'utente, raccogliendo i dati, pronti per l'invio ad un centro diagnostico. NTT DoCoMo vuole sbattere tutto in un cellulare, per il recapito immediato Santa Monica (USA) - Avere un cellulare che verifica il proprio stato di salute, controlla che cuore e respirazione procedano regolarmente, che tutto sia in ordine. È il programma di NTT DoCoMo, che vuole produrre cellulari dotati di un "DNA Chip". Sembra infatti che l'azienda abbia individuato e dimostrato il funzionamento di un particolare sistema molecolare in grado di monitorare e comunicare. Gli esperimenti si stanno svolgendo con il supporto del Professor Kazuo Sutoh, del Dipartimento di Scienze della Vita e con il Professore associato Shoji Takeuchi, dell'Istituto Scienze Industriali dell'Università di Tokio. Affinché il chip DNA possa raccogliere i campioni necessari per il monitoraggio, le molecole debbono in qualche maniera essere trasportate dal corpo dell'utente fino all'interno del cellulare. Ed è proprio qui che la ricerca viene in aiuto, attraverso un meccanismo chiamato comunicazione molecolare, si legge su CIO España, un'area in cui NTT ha incentrato la propria attenzione per studiare il trasporto di dati biologici digitali attraverso le reti cellulari. {mosloadposition rightbox2 Le proteine coinvolte - spiega BusLab - sono quelle tipicamente presenti nei muscoli e nelle cellule nervose. Nella loro ricerca, i luminari hanno depositato un substrato di vetro su un chip per creare dei percorsi attraversabili fino al chip DNA. Non appena una molecola arriva, ad esempio tramite la sudorazione, queste proteine «motrici» conducono l'informazione fino ai sensori per la relativa analisi. Come risultato si ottengono le condizioni biochimiche di organismi viventi, quali eccitazione, emozione, stress o disagio. L'obbiettivo finale è integrare questa sorta di "biochip" in un cellulare, così che il suo possessore sia in grado di monitorare di tutto, dalla lacrimazione al sangue o alla sudorazione e, successivamente, inviare le informazioni raccolte presso un centro specializzato che procederà con le normali analisi. Kate Sharon Johnson |
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