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Anche Sony fugge dal DRM
Scritto da Sara Polizzi Anderson (Londra - UK)   
sabato 12 gennaio 2008

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Una mossa prevedibile, dal grande risalto, che conferma ancora una volta come il DRM sia solo un fallimentare lacciuolo. Inviso, inutile. Praticamente morto


Londra - "Sony BMG plans to drop DRM", titolava la scorsa settimana Business Week. Dunque, Sony vuole rimuovere il Digital Rights Management, l'inviso sistema di protezione dei contenuti multimediali, dalle proprie produzioni. Seguendo a ruota, con notevole fragore mediatico,  la decisione di Warner, che a dicembre scorso ha pensato anch'essa di togliere i lucchetti dalla propria musica online su Amazon.com.

 
 

Il susseguirsi di simili decisioni da parte delle major, che finora hanno sfruttato il DRM per (tentare di) proteggersi contro la distribuzione e il download illegali dei propri prodotti, rappresenta una vera e propria alta marea, destinata a rivoluzionare il mercato della distribuzione. Nell'abbandonare questa tecnica, secondo molte fonti, le Label hanno la possibilità di crearsi spazi di più ampio respiro nella vendita online di contenuti originali, sfruttando con naturalezza i social network come Facebook o MySpace.

Molti, compresi i manager degli artisti, considerano questo orientamento come dovuto, come naturale complemento dell'osservazione dei mercati. Quando Warner ha siglato l'accordo con Amazon.com a dicembre scorso, Edgar Bronfman Jr. ha scritto, in un memo agli impiegati: "Questo accordo è il primo di una serie di accordi simili, che arriveranno nel prossimo periodo".

 
 

Non solo: Apple, che fa circolare il proprio DRM in iTunes e, di conseguenza, negli iPod, potrebbe vedere un indebolimento del primo e un rinforzo del secondo, osserva Wired. Le quote di mercato di iTunes potranno indebolirsi, ma la riduzione del DRM "potrebbe produrre un incremento di domanda di iPod", dice Phil Leigh, un analista di Inside Digital Media. Peraltro Steve Jobs stesso ha scritto: "Immaginate un mondo dove ogni online store vende musica senza DRM, codificata con formati sotto licenza aperta. In tale scenario, chiunque potrebbe riprodurre musica in qualunque negozio, acquistata ovunque, riproducibile su qualunque apparecchio. Di certo è la migliore prospettiva per i consumatori, e Apple vorrebbe farla propria...".

La mossa, quindi, non arriva affatto a sorpresa: già a dicembre si diceva che mancavano proprio Sony e Warner. Ora, all'appello non dovrebbe mancare nessuno, almeno dei big.

Sara Polizzi Anderson

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