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Comcast confessa: lo facciamo. E lo scrive
Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT)   
sabato 09 febbraio 2008

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Dopo mesi di rumore mediatico, le rete dà evidenza della posizione di Comcast. Il mondo deve sapere: sono cambiati i Terms of Use, ovvero le condizioni contrattuali. In peggio? Certo, ma non si vede, almeno non subito


 

Roma - Comcast, tra i maggiori internet provider a stelle e strisce, ha cambiato le condizioni contrattuali. Ora ammette apertamente di effettuare della "ragionevole amminstrazione di rete". Una brutta, ma letterale traduzione di reasonable network management che, in pratica, significa filtrare il P2P. Ragionevole, dice, creando con la novità i presupposti per uno scandalicchio da quattro soldi che avrebbe fatto meglio ad evitare, essendo chiara fin da subito e facendo così figura molto migliore.

 
 

Della vicenda Comcast se ne è parlato dovunque: su questo sito, sulla stampa italiana e straniera, su Punto Informatico: l'elenco potrebbe continuare. Perché si dia tanta evidenza ad una politica aziendale che, tutto sommato, è per noi oltreoceano, è presto detto: gli aspetti peggiori dei nostri fratelli americani sono quelli che, da queste parti, siamo più lesti ad imparare, traendone il massimo vantaggio per alcuni e il massimo svantaggio per gli altri.

 
 

Ma la rete è inclemente, da questo punto di vista. Non è sfuggita, infatti, ad Ars Technica, l'insidiosa modifica che l'operatore ha apportato alle condizioni, in particolare perché ha voluto tutelarsi al cento per cento. E il modo scelto per farlo, tuona Ars evidenziando le parole, è stato quello rispecchiare esattamente i termini dell'Internet Policy Statement 2005 della FCC, che consente, appunto, ai provider un "reasonable network management".

Al sodo: Comcast "attua pratiche di 'ragionevole amministrazione di rete' allineate con gli standard industriali". "Comcast lo fa per evitare ai propri clienti i disagi provocati da 'spam, virus, attacchi alla sicurezza, congestione di rete ed altri rischi e degradazioni del servizio, nonché per offrire la miglior esperienza Internet possibile a tutti i clienti". In altri termini: il P2P si filtra, eccome. Torrent o meno che sia.

E se da una parte, come fa notare Ars in chiusura, la circostanza rappresenta comunque un passo avanti in direzione della trasparenza, perché finora Comcast ha praticamente sempre negato di farlo? Ai posteri l'ardua sentenza, sperando che mai faccia scuola anche da queste parti.

Marco Valerio Principato

 

 

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