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P2P nemico? Facciamocelo amico
Scritto da Sara Polizzi Anderson (Londra - UK)   
sabato 26 gennaio 2008

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È la nuova corrente di pensiero che attraversa i corridoi dell'ambiente di produzione degli spettacoli e dei contenuti multimediali, per arrivare a quelli degli operatori di telecomunicazioni. Funzionera'? Dicono di si


Londra - Operatori dello spettacolo e delle telecomunicazioni concordano: se il P2P è nostro nemico, facciamocelo amico. Questa l'idea alla base di un cambio di vedute, destinato ad essere preso in esame da più parti, secondo il quale il P2P può essere agevolmente sfruttato per far transitare traffico legittimo con notevole risparmio di risorse.

Fin dai tempi delle reti di file-sharing come Napster, attraverso cui si scambiavano canzoni tramite la rete, la tecnologia Peer To Peer è stata troppo spesso demonizzata dalla stampa. L'industria dello spettacolo l'ha marcata come uno strumento al servizio della pirateria e, più recentemente, molti provider hanno iniziato ad osteggiarla perché ritengono sia la causa di colli di bottiglia nelle loro reti.

 
 

Oggi però, osserva Cnet, quella tecnologia, inizialmente sviluppata per le comunità di ricerca che dovevano scambiarsi grossi file, è già ampiamente utilizzata da grandi operatori del settore. Basti bensare a iPlayer di BBC, oppure a Joost, a Skype oppure a Vuze. Sotto di essi è il P2P che fa da padrone, e lo farà sempre più, man mano che le applicazioni più avide di banda, come il video, cercano spazio in rete.

Considerata l'inarrestabilità dell'aumento del consumo di banda, più volte espressa da moltissime autorevoli fonti in rete e perfino da un editoriale di MVPNetwork, ad operatori dello spettacolo e provider non resta che guardare l'altra faccia della medaglia: fare del P2P uno strumento per migliorare e rendere più efficiente la distribuzione dei propri prodotti.

"Il Peer To Peer è entrato sulla scena principale", racconta a Cnet Cynthia Brumfield, presidente della società di consulenze di mercato Emerging Media Dynamics ed autrice di un rapporto sul mercato P2P. "Questa tecnologia è attualmente utilizzata, con eccellenti motivi, da aziende grandi e piccole per scopi commerciali legittimi. È una tecnica di distribuzione effficiente ma ha bisogno di essere gestita. Questo è ciò che va compreso".

 
 

Naturalmente, le voci degli operatori sono spesso contrastanti. "Il traffico P2P è un grosso problema per la nostra rete", dice Alex Dudley, portavoce di Time Warner, operatore al centro di molte attenzioni per il suo contrasto al P2P e la possibile introduzione di traffic cap. "Ma, più di ogni altra cosa, rappresenta un problema per i nostri clienti, in quanto rallenta il servizio. (Siamo del parere che, ndR) se un piccolo gruppo di clienti utilizza una quantità inusitata di banda, debba pagarla (a parte, ndR)". Posizione che, non molto tempo fa, era del tutto opposta.

Eppure, nonostante questa ed altre, numerose posizioni simili, vi sono altri modi di sfruttare convenientemente, legittimamente e con profitto il P2P. Una delle più discusse negli States e che, recentemente, ha suscitato anche l'attenzione di media italiani, è il CarTorrent, cioè quel metodo secondo il quale gli autoveicoli potranno connettersi tra loro e scambiarsi utili informazioni come traffico, incidenti ed altri dati simili.

Doug Pasko, rappresentante di Verizon e condirettore del P4P working group (PDF), dice: "il P2P permette di recapitare contenuti che, diversamente, sarebbero troppo antieconomici da consegnare tramite Internet, come ad esempio gli spettacoli in alta definizione. Non solo: contenere i costi di consegna aiuta molto a tenersi in campo. Così, se una persona, nel proprio laboratorio, vuol produrre e distribuire dei propri film, può farlo alla stessa stregua di come lo farebbe un grande studio cinematografico".

Si delinea dunque un quadro che esprime, semplicemente, una filosofia diversa di approccio a quello che, sinora considerato un problema, può invece diventare un utile strumento.

"Gli operatori con i quali ne ho parlato finora si sono sempre dimostrati molto interessati. Penso che sinora la percezione sia stata che nessuno voleva parlare con nessuno su come risolvere il problema P2P. Ma non sembra sia così", ha concluso Pasko, lasciando aperta una via di analisi che, si spera, possa dare nuovo lustro ad una tecnologia tanto potente quanto mal etichettata.

Sara Polizzi Anderson

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