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Ignoranza? In malafede? Chissą
Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT)   
venerdģ 19 ottobre 2007

Al peggio, in Italia, non c'è mai fine. Rabbia, sconforto, delusione, amarezza, sdegno non sono che microbi rispetto ai sentimenti evocati da questa casta inqualificabile

Scritto Venerdì 19 Ottobre 2007 alle ore 5.00 e pubblicato senza pubblicità nel corpo per PROTESTA

Oggi è una brutta giornata. Una giornata che inizio, da mattiniero quale sono, prestissimo, in compagnia delle mie due o tre tazze di caffè americano e del computer, dietro cui c'è Internet. Lo accendo e leggo le notizie. Tanto ormai leggere online è più che sufficiente per essere informati, anzi: la presenza dei blog, tante nuvolette che fanno da insostituibile cielo al pianeta dei grandi siti ufficiali che blog non sono, dà all'informazione online quel sapore selvatico, ruspante e genuino che i media "tradizionali" ci hanno fatto dimenticare da tempo ormai quasi immemorabile, con le loro abili manipolazioni e il facile asservimento alle volontà di Palazzo, di qualsiasi colore sia o sia stato. I blog danno la (scomodissima) possibilità della verifica.

Da questo asservimento tiro fuori Punto Informatico, il giornale online diretto da Paolo De Andreis, sia chiaro, non perché ho l'onore e il piacere di scriverci qualcosa, ma perché è rimasta una delle poche, pochissime voci libere che ancora dice quel che va detto, scrive quel che va scritto, fa opinione e fa cronaca non per servile riverenza all'ennesimo, disinvolto gruppo ma per dare alla gente un riferimento, un riferimento vero, un posto, sia pure virtuale, dove (rispetto alla mediocrità dilagante) ci siano buone possibilità che venga scritta la verità. Quindi, lo leggo anch'io. Sì, client e server, contemporaneamente, se no che informatico sarei?

Nel sommario di Punto Informatico alcuni titoli li evito, ma solo perché li ho scritti io e, avendo il cervello ancora acceso (con grande rabbia di qualcuno), ricordo bene cosa ci ho scritto. Ovviamente non evito gli altri, perché non so cosa hanno scritto. Men che meno stamattina ho ignorato il primo articolo, intitolato Il Governo vara la Internet Tax. La lettura dell'occhiello, accompagnata dal posizionamento come primo articolo, già non prometteva nulla di buono. Aperto l'articolo, la prima cosa che ho notato, prima ancora di posar l'occhio su qualsiasi altra parola, è stato l'avatar di Paolo, la cui percezione ha generato un brivido ghiacciato. L'uguaglianza è stata istintiva: il primo articolo, così intitolato, con quell'occhiello introduttivo, scritto da Paolo = c'è qualcosa che non va.

Avidamente, ho iniziato a divorare le parole esposte da Paolo con la maestria che ne contraddistingue la penna tastiera e, letteralmente, sono saltato dalla sedia. Perfino Google è saltato dalla sedia e, impazzito, ha dato indicazioni poco pertinenti (vedi figura). Il mese di Agosto, come cittadini lo abbiamo rilevato più volte, è un periodo particolarmente prolifico per la Pubblica Amministrazione, nel quale spesso sono affrontati argomenti che in altri periodi si preferisce solitamente non toccare. In questo caso, quest'estate è stato stilato uno scritto che rischia di divenire da dimenticare per una notevole quantità di persone libere (!), me compreso e compresi tutti gli amici che scrivono con me (molti dei quali dall'estero, per mia e loro fortuna), perché nelle maglie ordite quest'estate da questa pletora di ignoranti rischia di caderci anche il mio sito.

Certo: il dominio è registrato in Italia e, come tale, è un dominio di secondo livello di pertinenza tutta italiana. Anche l'hosting provider è in Italia e precisamente a Torino, la città che diede i natali a dei noti prodotti Agnelli. Se la trappola, così abilmente preparata, dovesse scattare, non avrei scampo. La pubblicità, nel mio caso, serve esclusivamente a ripagare le spese e non mi dà certo da mangiare, né a me né a nessuno. Ma questa, una realtà che non è certamente solo mia ma di migliaia di altri siti, più o meno completi, più o meno aggiornati, più o meno personali, rischia di diventare una scure che si abbatterà senza riguardo alcuno dritta al cuore, con decesso pressoché istantaneo. Con buona pace di tutti gli sforzi didattici e informativi, miei e di altri amici che scrivono con me per il solo piacere di farlo, che il mio sito rappresenta.

La lettura dei commenti che, fin dalle prime ore del mattino, sono stati lasciati annessi all'articolo di Paolo, non lasciano certo presagire nulla di buono. La gente non ne può più: soprattutto è stanca di essere "comandata a bacchetta" da persone solo apparentemente installatesi nei troni del potere per scelta dei cittadini, da persone a cui non riconosce alcuna reale autorità e men che meno autorevolezza, nessuna riverenza per un divario culturale imponente, nessun rispetto per specifiche competenze delle quali nessun'altro sarebbe latore, nessuna fiducia per capacità manageriali che nessun'altro saprebbe mettere a disposizione. In una parola, tutta gente inutile, le cui capacità sono ottimizzate all'ennesima potenza esclusivamente in direzione della propria auto-tutela, auto-garanzia, auto-foraggiamento, auto-attribuzione di privilegi sconfinati, auto-reinstallazione in caso di pericolo (di posto).

Di certo la prima reazione può essere quella dello sconforto, per dover prendere atto ancora una volta di trovarsi ob torto collo in una partita a scacchi, di essere maneggiati come pedoni che si impiegano, nella strategia scacchistica, anche sacrificandoli deliberatamente. Tutto questo è uno scempio: Nostro Signore disse: "avete fatto del mio tempio un mercato". Potrei dire, senza tema di smentita, che al cospetto della situazione italiana il tempio trasformato in mercato di Nostro Signore è stata un'azione da dilettanti.

Subentra certamente la cocente delusione, infiammata dalla constatazione di trovarsi in un Paese che, invece di tutelare i cittadini, ha il solo obbiettivo di spremerli come limoni. Il provvedimento illustrato da Punto Informatico, infatti, qualora messo in atto avrebbe come unico, esclusivo e reale scopo quello di spremere ulteriori gocce di succo da un limone ormai ridotto a sola scorza e i cui semi, privati da anni della linfa vitale, non sono più neanche in grado di asservirsi al meraviglioso meccanismo della riproduzione. Con il non trascurabile effetto collaterale di imbavagliare ancora una volta l'informazione libera e impedire la verifica di quella strumentalizzata.

Non può tacersi neanche la più profonda amarezza nel constatare che il Paese, nel tentativo di riequilibrare un flusso di consensi che vacilla pericolosamente, rivolge più attenzioni agli stranieri e, nello specifico, a determinati stranieri, che agli italiani stessi. Senza nulla contro nessuno straniero, un Paese che tuteli questi ultimi non al pari ma prima ancora dei propri cittadini è fallimentare di fatto e di diritto. Aiuta i tuoi e gli altri se puoi, disse Qualcuno. Ma di quelle lezioni certe persone pensano di non aver bisogno.

A condire questo minestrone dal sapore acido e repellente, guasto e vomitevole si aggiunge lo sdegno, che si vorrebbe esprimere con la vivacità e l'esuberanza che meriterebbe. Ma la consapevolezza di non avere alcuna tutela, perché tutta la tutela se l'è rubata qualcun'altro e se la tiene stretta; di non avere alcuna garanzia di riuscita perché le garanzie qualcun'altro le avoca a sé; di non avere alcun supporto economico, perché i foraggiamenti veri, quelli sostanziosi, sono incanalati da qualcun'altro in direzione di altre tasche; di non avere alcun privilegio, neanche da semplice cittadino, perché i privilegi qualcun'altro li ha circoscritti alla propria giurisdizione; di non avere chances di reinventarsi, perché l'auto-reinstallazione è misura che qualcun'altro ha protetto scrupolosamente da impieghi altrui, sono tutte tristi e amare constatazioni che tappano bocca, occhi, naso e orecchie.

L'effetto, che si sappia, è quello di una pentola a pressione posta sul fuoco a fiamma bassissima, da lungo tempo, con la valvola di sicurezza otturata. L'orologio avanza, la pressione sale e, prima o poi, l'incidente grave ci scapperà. Io mi auguro, come lo auguro a tutti i miei concittadini, che le guarnizioni e i meccanismi di chiusura tengano, perché se solo ci fosse una minima defaillance, l'esplosione sarebbe devastante: anche la Rivoluzione Francese, al confronto, sarebbe un'azione da dilettanti.

Se il colpo che si prospetta sullo scenario dovesse essere inferto, appena potrò, fuggirò all'estero, chiedendo asilo politico. Virtualmente o materialmente. Se il caso, tutt'e due.

Marco Valerio Principato

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