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Il WiMax? Fa schifo, se non si conosce
Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT)   
martedì 25 marzo 2008

Logo WiMax

C'è chi ha sollevato un polverone gigantesco sul WiMax, arrivando alla conclusione che «fa schifo». È vero in senso commerciale, in assenza di opportuna cultura in materia: se non lo si usa con la necessaria consapevolezza, farà schifo davvero


Non potevo mancare all'appuntamento: in ritardo, questo lo confesso subito. Ma chi segue MVPNetwork sa bene quanto lavoro c'è stato nel retroscena, in questi giorni. Ma parliamo subito della faccenda su cui ho lanciato il sasso su Punto Informatico: «Il WiMax? Fa schifo, lasciamo perdere».

 
 

 
 

Ebbene, è molto semplice. Buzz Broadband non sbaglia, in assoluto, quando asserisce che è un fallimento, ma non è questione di WiMax o di non WiMax. È semplicemente questione di frequenze e di consapevolezza del mezzo. Ci sono già stati errori in passato, su questa stessa questione. Qualcuno ricorderà che, quando sono iniziati i primi cellulari a 900 MHz, le uniche celle visibili a occhio nudo erano quelle della SIP, poi diventata TIM. Erano realizzate su pali o tralicci con testa a tre lati, disposti a 120° tra loro. Ogni lato aveva tre pannelli, due per ricevere e uno per trasmettere. Le distanze tra una cella e l'altra erano approssimativamente sul chilometro e mezzo in città e fino a 20-25 Km in aree extraurbane. Quando è subentrato il GSM, le celle TIM hanno assunto un quarto pannello: i due centrali trasmettevano uno in ETACS e uno in GSM, i due laterali - opposti a quelli centrali - servivano anch'essi uno per un sistema e uno per l'altro.

Quando è entrata sul mercato la frequenza di 1800 MHz (ovvero 1,8 GHz, è la stessa cosa) - la sola concessa a Wind, all'epoca - non mi è sembrato che si fosse preso in considerazione il diverso metodo da utilizzare per ottenere una copertura degna di nota. Infatti, chi ricorda il periodo, ricorderà anche che la copertura iniziale era davvero penosa e non dipendeva solo dal fatto che Wind era agli inizi, ma dalla scarsezza di celle: sono state installate pensando di avere ancora a che fare con 900 MHz. Solo dopo qualche tempo ci si è resi conto che per ottenere risultati degni, occorreva ridurre la distanza tra una cella e l'altra, in ambiti urbani, a non oltre 600 metri e non più di 5-6 Km in ambiti extraurbani. Così, dopo la comparsa di ulteriori pannelli a 1,8 GHz sulle celle dei soliti, sono cominciate a comparire diverse microcelle, dedicate al servizio, più vicine tra loro.

 
 

 
 

Tocca poi all'UMTS. Stesso errore: poche celle, troppo distanti. Ed è ancora peggio, perché la frequenza UMTS, anche se di poco, è ancora più alta: 2,1 GHz. Le micro e picocelle compaiono, ma sempre molto, molto in ritardo rispetto al lancio.

Passiamo al WiMax? Certo, e saliamo ancora di frequenza: 3,5 GHz. A questa frequenza, come si dice nella capitale "a spanne", cioè senza fare conti e senza scomodare formule, come minimo le distanze tra una cella e l'altra si devono dimezzare, rispetto a quelle UMTS, volendo mantenere lo stesso livello di qualità.

Ecco perché Mr. Freeman, direttore di Buzz Broadband, non sbaglia dicendo che "fa schifo": come pretendere che a 400 metri, una distanza usata per coprire con l'UMTS, si possa ottenere un buon risultato con una frequenza pari a poco meno del doppio? Che, tra l'altro, ha ancora maggiori difficoltà a penetrare le pareti?

Per questo motivo, pur semplificato e ridotto a "soldoni", il buon Quintarelli - che non ho potuto non citare nell'articolo su PI - lo aveva già annunciato: sono frequenze alte, le ferma anche un piccione viaggiatore.

E per questo ribadisco, sorvolando su tutte le questioni tecno-socio-commerciali connesse al WiMax, che non occorre denigrarlo dicendo che "a 2 Km le prestazioni sono inesistenti", come ha fatto, con una certa fretta, Mr. Freeman: perché se si vogliono prestazioni decenti a 2 Km, occorre scendere a 900 MHz, ecco tutto. E, in particolare, è impensabile sperare di ottenere una copertura decente montando - come hanno fatto, anche qui in Italia - le antenne WiMax sopra a quelle delle stazioni radio base dei cellulari.

Allora il WiMax non serve? No, naturalmente. Bisogna usarlo con consapevolezza. Se è 3,5 GHz la frequenza che dobbiamo impiegare, rassegnamoci: niente "gommini", niente "stiletti" dietro al computer che fanno andare, come aveva fantasticato Beppe Grillo, "10 Megabit a 100 Km di distanza", perché questo a 3,5 GHz è impossibile. Dovremo usare una bella parabolina piccina picciò, sul tetto di casa, che guardi dritto dritto in faccia la stazione radio base, così:

Antenna

e sperare che, all'atto della pianificazione, qualcuno si svegli e non pensi solo a far "traffico di frequenze" raccogliendo soldi a destra e a manca, ma decida in base all'uso che se ne deve fare.

Marco Valerio Principato

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