| iPhone my love... |
| Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT) | |
| domenica 01 luglio 2007 | |
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In questi giorni non si fa che parlare di iPhone. Sono sicuro che anche nella vecchia Europa, anche in Italia, c'è più di qualcuno che sta "sbrodolando" e non vede l'ora di averne in mano uno. Di toccarlo, esplorarlo, dominarlo, possederlo. Ma insomma... ...ci rendiamo conto del nostro atteggiamento? Uno psicologo disinteressato non avrebbe difficoltà ad assimilare questo comportamento a quello atavico della conquista amorosa. {mosgoogle right} Invece, da quel che si può osservare, il battage pubblicitario (come sempre...) è costruito per ruotare proprio intorno al più primordiale dei sentimenti. Quasi si fosse costruita l'ennesima primadonna, la star internazionale che farà cadere ai suoi piedi milioni e milioni di individui, asessuati in questo caso perché l'oggetto in questione sembrerebbe asessuato. Tutto luccicante, tutto così meravigliosamente da scoprire, con colori sgargianti e, soprattutto, status-symbol prima ancora di esistere. Tutto studiato, ragazzi, tutto studiato. Tutto ricade nel solito schema. Si ingenera il bisogno mediante acuti, profondi e mirati messaggi subliminali, si fa in modo che la domanda sia devastante prima ancora che ci sia l'offerta. Poi si collocano sul mercato gli elementi necessari a colmare le richieste della prima fascia, quella che può spendere di più: 599 dollari per un iPhone! Costa più di un Mac Mini, a momenti. Può mai essere vero? Si passerà, quindi, come sempre, alla seconda fascia: quella dell'(ex) ceto medio. Azzardo: costerà 299 dollari. Sarà condito con altri accessori, servizi nuovi (già pronti adesso, ovviamente, ma tenuti scrupolosamente segreti). Verrà poi la volta della diffusione di massa, quella dove pian piano, lentamente ma inesorabilmente, troveremo un iPhone anche dentro al fustino del detersivo per lavatrice. Da notare che, nel momento stesso in cui si da il via al lancio del prodotto sul mercato, la roadmap, le specifiche e il progetto di quello di nuova generazione che lo rimpiazzerà sono già pronti, ancora più segreti. |
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