| ISP, dovete adeguarvi |
| Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT) | |
| domenica 18 novembre 2007 | |
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Impensabile continuare a centellinare i bit, con i metodi più fantasiosi. Il futuro del multimediale passa per la rete: sveglia, ragazzi. Purtroppo non è il momento di incassare, ma di investire. In questi giorni c'è stata polemica forte contro Comcast, il secondo provider Internet degli Stati Uniti. Ne ho parlato più volte su Punto Informatico, di cui l'ultima venerdì scorso. Sabato, leggendo eWeek, ho trovato un'altra contestazione forte, e questa volta da un produttore multimediale. Sono certo che ne verranno altre, perché non si può andare avanti così. Non si sta discutendo sulla legittimità dei contenuti. Lo ha ribadito anche Vuze nella sua contestazione. I contenuti illegittimi vanno comunque individuati e va represso il comportamento di chi li fa transitare. Il fatto vero è che, dietro alle lamentele sulla legittimità, c'è un crescente timore di insufficienza delle risorse, questa è la realtà. Perché, allora, non ci si scaglia con altrettanta tenacia verso i Porno-YouTube, che proliferano come non mai e consumano ugualmente banda? Per curiosità, ne ho aperto qualcuno (non pensate male...) per misurare la quantità di byte trasferiti e i numeri non sono tranquillizzanti: in un filmato di ben 6 minuti, a risoluzione neanche male, la "progress bar" è arrivata in fondo trasferendo ben 11 Megabyte. Il segnale da percepire - e anche la "brutta notizia", se volete - è che ora non è il momento di guadagnare, ma di investire. Certamente non tutti sono in condizioni di farlo, ma l'intera Rete non può segnare il passo per pochi. Il consumo di banda, mettiamocelo in testa, non diminuirà, semmai aumenterà esponenzialmente: ci sono mille indicazioni che lo confermano. TV ad alta risoluzione, DVD Blue Ray, NET TV, VoIP imposto alle Pubbliche Amministrazioni e tante, tante altre "vocine" che di certo non ci riporteranno al modem a 56 Kbps. Una buona strategia potrebbe essere quella di cogliere l'occasione dell'impellenza del passaggio a IPv6, su cui l'intera rete scrive e molti continuano a fare "orecchio da mercante". Ma si dovrà fare, inesorabilmente, e in tempi piuttosto brevi, anche in Europa. Nel farlo, cerchiamo di arrivare al traguardo non solo cambiando stack, ma anche allargando le strade. Altrimenti, la rete diventerà come il Grande Raccordo Anulare di Roma: costruito con scopi ben diversi, sta ormai diventando un qualsiasi, trafficatissimo viale cittadino. Marco Valerio Principato |
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