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Italiani: quanto valiamo?
Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT)   
domenica 13 aprile 2008

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Ieri e l'altro ieri sono state due brutte giornate. Due giornate trascorse a cercar di capire un problema, difficile da individuare. Una sfida per l'informatico che è in me, sulla quale non riesco a darmi per vinto e non andare a fondo


Sul Content Management System di MVPNetwork c'è un problema. Niente di particolarmente grave, ma esiste; e un informatico degno di questo nome non può far finta di nulla. Il fatto che si sia deciso, qualche tempo fa, per l'hosting esterno non significa che io non abbia mantenuto la possibilità di far prove "in casa": per cui, senza toccare nulla di ciò che c'è online, ho replicato l'intero sito su un server locale, tutto compreso.

 
 

 
 

Perché tanto lavoro? Semplice. Normalmente, prima che gli articoli vadano "in stampa" - che trasposto nel mondo online vuol dire "prima che vadano in coda per la pubblicazione alla data e ora previsti", non riesco a non dare un'occhiata in anticipo, specie ove non sono io ad aver scritto. Per tante ragioni: una svista (che comunque capita, come capita a chiunque scriva dovunque), un problema su un modulo, qualunque cosa. Per farlo, ovviamente, mi avvalgo dei permessi "amministrativi" che ogni buon sistema di gestione dei contenuti concede allo staff tecnico e/o redazionale, permettendo di visualizzare contenuti che in rete non sono ancora visibili perché in coda per la pubblicazione.

Prescindendo, dunque, dalla maggiore "autorità", ciò che visualizzo ha esattamente lo stesso aspetto di ciò che vedranno i lettori al momento della pubblicazione. Proprio questo è l'atto di verificare che ciò che si vedrà sia graficamente aderente alle linee generali di condotta del sito, non contenga grossolani errori, rispetti il più possibile le comuni regole di scrittura, non abbia difetti grafici, insomma che si presenti come qualcosa di fruibile.

Qualche volta sfrutto, per questo, la possibilità di "memorizzare lo status di autenticato", che il sistema permette di salvare in locale sul proprio browser attraverso la memorizzazione di un cookie. È un meccanismo che di solito non impiego perché preferisco autenticarmi di volta in volta: lo trovo più consono a un saggio comportamento votato alla maggiore sicurezza. Tuttavia sono umano e cedo, a volte, alla comodità.

Ebbene, eseguito un logoff (cosa che cancella il cookie) ho tentato subito dopo di ricollegarmi per rileggere un altro articolo, ma il sistema sembrava non disporre più del meccanismo di accesso: eseguire la procedura di logon dall'interfaccia pubblica non faceva - e non fa - più entrare. Ciò non accade nell'interfaccia amministrativa, per fortuna, altrimenti questa pagina non sarebbe qui.

Insieme a questo malfunzionamento - non grave ma importante, perché non consente neppure agli utenti registrati di entrare - me ne sono ritrovato un altro: la selezione del template che ignora completamente la scelta. Si può selezionare qualunque template, ma il sito si ripresenta tassativamente con quello di default, che usa il carattere georgia.

 
 

 
 

Provando e riprovando, nell'interfaccia amministrativa mi accorgo che non ho neanche più la libertà di eliminare un template: sul log, un errore 403 rivela che il sistema tenta di accedere a qualcosa a cui non ha il permesso di accedere. Uhmm..., direbbe Paperino, a cui in certi casi ho la sensazione di somigliare quando borbotto come una pentola di fagioli.

Duemila prove, occhi puntati sui log, di tutto, di più. Decido di replicare tutto in locale e il problema si replica anch'esso pari pari sulla macchina locale.

Procedo a ripulire la macchina locale, installo una copia nuova del sistema di gestione, database nuovo, tutto vuoto e che ti vado a scoprire? Che il problema esiste pari pari nell'installazione appena fatta! Non ci ho pensato due volte: ripulita la macchina, ho installato la versione originale americana del sistema et voilà, come per magia, il problema è scomparso. Non è questione di permessi di accesso, di database rovinato o altro.

Non posso ancora fare affermazioni certe, ovviamente, per questo mi sono limitato a fare la cronaca dell'accaduto, nonostante il fatto che il test di impiego di versione originale e versione italiana, neanche a dirlo, l'ho fatto due volte: ogni buon informatico sa che un problema, per essere tale, deve essere replicabile.

Per questa ragione, pubblicato questo anomalo e anticonformista editoriale, fermerò di nuovo le pubblicazioni successive: mi spiace, ma voglio capire. Anche se una vocina dentro di me, quella stessa vocina che mi ha fatto scegliere l'hosting negli Stati Uniti piuttosto che in Italia, sta diventando un «vocione» e dice insistentemente di seguire la stessa strada.

No, MVPNetwork non diventerà in inglese... ma prevedo pesanti sostituzioni di cospicue parti di codice con quelle originali, questo si. Tutto rimarrà com'è, salvo imprevisti. I contenuti sono in un database, per cui, alla peggiore delle ipotesi - a cui non oso neanche pensare - potranno comunque essere «importati» in un altro sistema.

E non si tratta, a mio avviso, nonostante si legga in giro diversamente, di un problema legato alla versione originale del «core». Dalle prime osservazioni, è qualcosa di specificamente legato alla versione localizzata nella quale, evidentemente, nel mettere le mani su migliaia di righe di codice, è sfuggito qualcosa.

Potrà volerci del tempo, arriverà un momento in cui l'accesso al sito sarà completamente chiuso perché saranno in corso le prove. Quello, tuttavia - sgradevole sul momento perché inibisce anche l'accesso pubblico - sarà il segnale dell'avvio della soluzione: finché l'accesso resterà aperto e questo editoriale sarà lì, significherà che i lavori saranno in corso.

Se qualcuno mi dicesse "in bocca al lupo", risponderei: "Crepi il lupo. Ce n'è bisogno". Io mi tiro su le maniche.

Buona domenica!

Marco Valerio Principato

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