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Le figuracce italiane all'estero
Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT)   
domenica 03 febbraio 2008

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Girando per la rete ci si può imbattere in titoli che, lì per lì ti incuriosiscono, vai a leggere e, se hai un minimo di amor proprio, diventi viola di vergogna. Ecco le figure che facciamo all'estero, ogni tanto


Non ho saputo fare a meno di quell'immagine, in apertura. Cito la fonte, giustamente: è il blog di Chiara Androne, una laureanda (forse ormai laureata, nel qual caso congratulazioni) in Scienze della Comunicazione che cita tra l'altro questa splendida animazione di Bruno Bozzetto, da guardare, riderete senz'altro. Anche se c'è ben poco da ridere.

 
 

Perché se Bozzetto ha avuto il senso comico, la capacità di ironizzare sulla nostra indole tipica italiana, c'è chi si sforza di leggere i giornali italiani e tenta di capirci qualcosa con i traduttori automatici. E ci riesce, ahimé, trae le sue conclusioni ed ecco il titolo: "Il Parlamento italiano sta per legalizzare la condivisione di musica?".

Il problema è che a scriverlo non è uno sconosciuto. No, non scherzo, eccolo, lo scrive Electronista. Un sito da cui si attingono informazioni serie e aggiornate, un Pagerank 6 (per chi dà tanta importanza a questo "voto") i cui contenuti, neanche a dirlo, sono su Google News. Vale a dire dappertutto. Non manca di parlarne Ars Technica, e chissà quanti altri lo faranno.

L'argomento? Faccio prima a tradurvi letteralmente quel che dice Electronista, parola per parola, tanto è breve.

Il parlamento italiano potrebbe essere sul punto di legalizzare la condivisione in peer-to-peer di musica, secondo il quotidiano locale La Repubblica. Già approvato da entrambe le sedi della legislatura (così lo scrivono, perdoniamoli), una nuova legge consente la libera condivisione di musica e immagini su Internet, a condizione che il materiale sia degradato e impiegato esclusivamente in contesti non-profit o didattici. Il problema, secondo l'avvocato italiano Andrea Monti, è che "degradato" (è una definizione che raccoglie, piuttosto che "ha", ndR) specifiche caratteristiche che (gli permettono di) comprendere qualsiasi tipo di MP3, dato che il formato è per definizione gravato da compressione, anche se l'ascoltatore non la percepisce.

Per effetto della legge, non è richiesta alcuna licenza d'uso (copyright), né alcuno deve ottenere permessi, secondo Monti. L'effetto è che la condivisione in Peer-to-Peer può funzionare incontrollata in Italia, in quanto potrebbe non esservi virtualmente alcun modo per determinare le circostanze in cui un pezzo sia stato scaricato. Per le grandi aziende desiderose di mantenere il controllo sulla proprietà intellettuale, l'unico sollievo potrebbe provenire da un successivo decreto ministeriale, creato per stabilire gli esatti ambiti del significato della legge.

 
 

Per questo ho usato l'immagine d'apertura, che nel post della (spero e suppongo, dottoressa) Androne è intitolato Pizza, Spaghetti, Mafia e Mandolino. Che imparerà presto quanto sia difficile comunicare correttamente, specie con l'estero, per evitare di essere considerati come sintetizzabili in quelle quattro parole.

La circostanza da sola sarebbe già sufficiente - e con questo non mi rivolgo solo all'Italia ma anche ai nostri fratelli d'oltreoceano - a dover ripensare da zero al concetto di proprietà intellettuale. Insisto: così non andremo da nessuna parte. La condivisione resterà, qui e all'estero. L'unica soluzione? Banale! Basta pensare a come mai oggi i furti di autoradio sono praticamente scomparsi: perché le tutte le auto la radio ce l'hanno quasi sempre in dotazione, neanche come optional. C'è anche qualcuno dalla parte della produzione che la pensa come me - o viceversa, è indifferente. "Chi ha orecchie per intendere, intenda". E aggiungerei: "A buon intenditore, poche parole".

Marco Valerio Principato

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