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L'Open Source di Microsoft? Open Trap
Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT)   
domenica 24 febbraio 2008

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Non è facile credere che Microsoft si conceda con tanta apertura. Primo, perché le API non sono tutto; secondo, perché "il lupo perde il pelo ma non il vizio". E non è assolutamente cosa nuova


Mi sono arrivate alcune email di sonore proteste da parte di qualcuno che si è chiesto come mai domenica non ho scritto l'editoriale. La ragione c'è: prima di parlarne, volevo continuare a leggere e osservare a fondo le reazioni della rete sulla più roboante novità di Microsoft degli ultimi tempi.

 
 

E la rete non tradisce, perché è intrinsecamente democratica. Di quale Open andiamo cianciando, dalle parti di Redmond? Cito quei riferimenti in rete che, a mio avviso, meglio dipingono il quadro della situazione. Un quadro di generale scetticismo e di chi, con scientifica determinazione, prevede chi saranno i vincenti e chi i perdenti in questa operazione.

Questo lavoro lo ha fatto con ammirevole precisione The 451 Group, i cui analisti Matthew Aslett, John Abbott, Nick Selby e Vishwanath Venugopalan, come racconta LinuxWorld, hanno indicato potenziali vincenti e perdenti sul tema, vale a dire chi guadagnerà punti e chi ne perderà. Per la precisione (cito dal sito):

I vincenti

WINE (l'implementazione Open Source delle API di Windows) - Già consente di far girare moltissime applicazioni Windows sotto Linux.

SAMBA - Ottima interoperabilità con i servizi di condivisione di file e stampa di Windows, senza conoscere alcuna API (anche se c'è stato un "regalo di Natale" per il team Samba che molto ha aiutato).

Tutti quei Vendor che desiderino avere la sognata interoperabilità tra i loro client e Microsoft Exchange.

Le alternative a Exchange - Per esempio Zimbra, ecc.. che dalle API di Windows traggono giovamento per migliorare la loro efficacia nel rimpiazzare Exchange, proponendosi come valida alternativa.

Applicativi Calendar e Workflow - I produttori finalmente avranno la possibilità di realizzare correttamente le connessioni con Exchange.

Produttori e utenti alla ricerca di mezzi per implementare servizi Web e architetture "software-as-a service", che richiedono profondo e coerente accesso alle API, raramente reso disponibile da Microsoft.

E sottoscrivo in pieno questa tesi. Vediamo ora cosa dicono gli analisti, invece, su chi dalla faccenda non potrà che perdere punti. Cito sempre da LinuxWorld:

 
 

I Perdenti

Google - come sostenitore della Open Platform, e tutti i produttori incentrati su Linux come RedHat e Novell, molto probabilmente si vedranno meno in grado di giocarsi la carta del "proprietary" contro Microsoft in futuro.

Qualsiasi azienda che cerchi di vendere prodotti in netta e diretta concorrenza con Exchange e SharePoint, per l'implementazione dei protocolli Microsoft e per l'interoperabilità.

Qualsiasi azienda il cui successo sia stato basato sul "segreto" di fare reverse engineering delle API Microsoft.

E sottoscrivo appieno, anche qui.

Se a questo si aggiunge che l'intera operazione è vista da molti come un metodo per mascherare le defaillances legali di Microsoft con l'Europa, la frittata è fatta. Si tratta di una pura e pia illusione, con la benedizione anche di Linux Watch che riporta altri illustri pareri.

Ricordiamo tutti che Eweek, all'inizio di settembre, ha pubblicato uno spassosissimo articolo intitolato Microsoft's Open Source Trashware. Articolo che a suo tempo è stato riportato su questo sito semplicemente tradotto, per non alterarne il gusto e lasciarlo godere così com'era. Rileggetelo, e poi direte con me: "il lupo perde il pelo, ma non il vizio".

Infine, per fare alcune considerazioni, è molto interessante questo articolo del New York Times, apparentemente di altro argomento: evidenzia come tutti i fatti di cronaca di cui si è letto finora circa l'acquisizione di Yahoo, prima ancora di portare a quella che ormai la rete ha battezzato Micro-hoo, lasciano invece concludere che se l'obbiettivo era cercare di battersi con Google "fuori casa", be', si rivelerebbe una strategia perdente. Sarebbe molto meglio, secondo il quotidiano, se Redmond prendesse esempio da Oracle. Invece, con la strombazzata sull'interoperabilità, tutto dice che si tratti di un secondo passo incerto. E tutto ciò è molto, molto strano.

Buon inizio settimana!

Marco Valerio Principato

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