| Microsoft prepara virus «buoni»: non basta Microsoft Update? |
| Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT) | |
| domenica 17 febbraio 2008 | |
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È un «tranquillizzante» titolo di Repubblica Tecnologia e Scienze: Microsoft prepara virus "buoni". Agiscono da soli per difendere il PC. Non è quello che già fa Microsoft Update? Cos'altro serve? Non voglio spaventare nessuno, ma i fatti sono fatti. L'articolo di Repubblica, Microsoft prepara virus "buoni". Agiscono da soli per difendere il PC, sembra quasi voglia descrivere la cosa come la novità del secolo che abbia la capacità, solo perché si comporta nello stesso modo, di competere con i virus o, più genericamente, con il malware contagioso. Bisognerebbe, però, osservare meglio cosa dice il NewScientist, che ha scritto la notizia in questa pagina - rigorosamente non citata da Repubblica - dalla cui lettura già a colpo d'occhio la situazione si presenta in modo diverso. Milan Vojnovic è il principale ricercatore Microsoft che ha ideato la cosa. Vorrei far notare, così, per ironia, come l'indirizzo della sua Home Page sia stranamente in stile tipico Unix, una nota un po' stonata in un ambiente che dovrebbe essere «Microsoft per eccellenza»: http://research.microsoft.com/~milanv/ Tornando al punto: la proposta di Vojnovic è un tantino più articolata di come la spiega il quotidiano e andrebbe più vista sotto il profilo di un ardito «esercizio di intelligenza artificiale» che come «sistema per diffondere patch». Anche perché la cosa più sciocca che mi viene in mente già fa vacillare la prospettiva illustrata dal giornale: chi mi assicura che il "virus buono" non arrivi infettato a sua volta da malware autentico, libero di scorrazzare sul mio PC perché "vestito da virus buono"? Nell'articolo di Repubblica si fa un paragone con il Peer to Peer. Non perché abbia granché senso farlo, ma perché chi ha scritto l'articolo potrebbe aver preso spunto dal commento di un lettore del New Scientist, che si trova in fondo all'articolo, e dice: "a me (tutto ciò, ndR) sembra come il Peer to Peer vecchia maniera". Subito dopo c'è un altro commento - più scaltro, a mio avviso - che dice: "non è difficile capire come un worm possa facilmente trasformarsi in un trojan. A me non sembra una buona idea". C'è poi qualcun altro che, con meno complimenti e più sostanza, commenta dicendo quella che a mio modesto avviso è la verità, pura, nuda e cruda. "Quest'idea è stata reinventata ogni anno fin da quando worm e virus sono nati. E ogni volta viene - giustamente - bocciata. Trovo incredibile che un ricercatore Microsoft si degni già solo di prenderla in considerazione. Questo non accadrà mai, se provassero a farlo ci sarebbe un coro di rivolte seguite da un fiume di denunce. Rilasciare un virus è illegale, anche se l'intento fosse benefico". Ora, prescindendo dal fatto che, forse, l'ultimo commento sul NewScientist è un tantino drastico, di certo dice una grande verità. E quando, a conferma, Repubblica chiede a Feliciano Intini, esperto di sicurezza di Microsoft Italia, spiegazioni sul funzionamento, la risposta - che sembra alquanto concordata - scopre, comunque, un'altra preoccupante realtà. "È abitudine dell'utente lasciare abilitato il meccanismo di aggiornamento automatico. Questo tiene sempre il computer nella forma migliore e non a caso ha 300 milioni di utenti nel mondo", dice Intini. In altre parole, come sanno tutti, Microsoft è libera di iniettare codice nel mio computer in qualunque momento, eventualmente anche senza preavviso, a meno che non si abbia l'intelligenza di impostare l'aggiornamento automatico su "scarica gli aggiornamenti ma lascia decidere all'utente quando installarli", così (Start->Risorse del computer con tasto destro->Proprietà->Aggiornamenti automatici):
In questo modo si ha la possibilità di decidere - pur sapendo che, in linea di massima, tutto o quasi andrà installato - se, quando e cosa installare tra le proposte di Microsoft. Altro che Worm Benefico. Purtroppo, però, Intini ha ragione: la stragrande maggioranza degli utenti lo lascia su "automatico". La preoccupazione?
Riapriamo i libri, gente. Microsoft - e altri come lei - non vuole, ma noi facciamolo. È meglio per tutti. Non è la laurea che conta - specie per ciò che offre oggi l'ambiente accademico - ma quello che si sa. E, come diceva qualcun altro, più sappiamo e più ci rendiamo conto di sapere poco, maledettamente poco. Buona domenica Marco Valerio Principato |
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