| Pagerank, quante preoccupazioni. Inutili |
| Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT) | |
| domenica 13 gennaio 2008 | |
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Sono mesi che la rete sobbalza sulla questione. Pagerank comincia a somigliare a un indice di borsa, ma non perché lo vuole Google: è la rete a pensarlo. E non sembra trovare alcuna valida giustificazione. Subbuglio sulla rete: il pagerank cala, il caos è voluto, mettiamo un bannerino se ne siamo vittima (comica!), protestiamo con Google e le lunghe notti del pagerank... Diciamo che, su questo, Punto Informatico è davvero un'ottima raccolta e chi vuol rivivere tutta l'avventura non ha che da scorrersi questa ricerca di articoli. Vorrei però richiamare l'attenzione (e il buon senso) dei lettori, coinvolti direttamente o meno nella questione, sul cercare di staccarsi concettualmente da queste febbri da fieno. Non tutti ne sono capaci, perché non tutti hanno vissuto la rete fin dall'inizio. C'è un solo modo di ragionare che può definirsi corretto, più di qualcuno l'ha scritto ma in pochi l'hanno letto. Tu, direttore di sito, redattore di blog, come imposteresti il tuo sito/blog se i motori di ricerca non esistessero? Lo stesso Web 2.0, oggi, se i motori di ricerca non esistessero, avrebbe un aspetto diverso; addirittura, chissà se avrebbe visto i natali. Ma la vogliamo smettere di stare a preoccuparci di pagerank e pensare, invece, a scrivere cose interessanti, senza Devo dimostrarlo? Agli ordini. Prendo i dati di MVPNetwork, il sito che (ancora, finché non riuscirò a stancarmi del tutto) ho il piacere di dirigere e possedere. Ha da anni pagerank medio a 3, praticamente da quando è nato. Fino allo scorso anno, pur visitato, era statico. Aveva una media di 300 visite al mese, niente male per essere un sito personale, aggiornato una volta al mese o giù di lì. Google passava ogni 30 giorni esatti a reindicizzare. Da maggio 2007 è diventato dinamico e del suo status di "sito personale" non c'è rimasto nulla. Oggi le visite sono tra le 10 mila e le 30 mila al mese. Google, impiegando i suoi normalissimi 6 mesi di tempo a capirlo, cominica a passare - e indicizzare - un po' piu' spesso:
Ultimamente, poi, si spiccia ancora di più:
Eppure, il pagerank medio è ancora 3. Non è magia, non abbiamo usato nessuna formula magica, nessun trucco. Una cosa è certa: oggi, se qui si scrive una notizia o una lezione importanti, Google le indicizza, e subito. Oggi è 13 gennaio, eppure Google ha ultimato una scansione completa (diverso da "indicizzato") solo ieri:
Dunque: pagerank != speed Ovvero, discorsivamente: al pagerank non corrisponde la velocità di indicizzazione. Altra considerazione: qualcuno ha mai soppesato il significato di questa schermata:
Guardate in basso: "La tua pagina con il PageRank più elevato". Qualcuno ha mai detto o scritto da qualche parte che debba per forza essere la Home Page? Assolutamente no. Fino a poco tempo fa, non era così neanche per noi: purtroppo non è più visibile, ma ad agosto scorso avevamo questa pagina con pagerank 4, più della Home Page. Solo ed esclusivamente quella. Motivo? Semplice: l'argomento era interessante, nuovo, ben scritto. Si è stabilito un link perché Data Robotics l'ha linkata. Google non ha avuto dubbi: due siti di argomento tecnico, che non pensano nessuno dei due a fare a gara a chi ha il pagerank più elevato, il "linkante"è un noto costruttore di tecnologie avanzate e il "linkato" ne ha parlato bene oltreoceano. Ed ecco il "premio". Oggi, la pagina ha perso quel pagerank. Ed è giusto che sia così, sono passati ormai cinque mesi, che senso avrebbe? Ciò, però, non significa affatto che la pagina abbia perso la sua "reperibilità": è ancora oggi il quarto risultato nella SERP sulle "pagine in italiano". Semplicemente perché ne hanno parlato in pochi. Quando, invece, la pagina con pagerank più elevato (rispetto alle altre dello stesso sito, si intende) contina ad essere la Home Page, significa che è su di essa che atterra la maggior parte dei visitatori. Ed è quello l'unico indice reale di crescita della "notorietà" ed autorevolezza, non il pagerank. Tra l'altro, matematici delle mie brame, pagerank sarebbe un indice se se ne conoscesse la formula e fosse fissa: ma se la formula varia - e sappiamo bene che è così - sarebbe come dire che, nel tempo, 4 elevato alla terza non fa più 64 perché hanno cambiato la formula per elevare a potenza un numero. Allora, sperando di aver svegliato l'intelligenza che alberga in ciascuno di noi: smettiamola, smettiamola una volta per tutte di pensare al pagerank. Non è una pagella e, soprattutto, non è un indice di borsa. A meno che i netizen stessi non ce lo facciano diventare. Marco Valerio Principato |
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