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Riflessioni ad alta voce
Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT)   
domenica 28 ottobre 2007

Un piccolo spaccato di vita ordinaria che dà alla luce riflessioni sulla pirateria musicale e dintorni. Da leggere come fosse un romanzo.

 
 

Roma, bus 492 dell'ATAC, la storica "Azienda Trasporti Autobus Comunali" con cui milioni di romani e turisti si spostano quotidianamente. Orario circa le 12, non molta gente, alcuni posti a sedere vuoti, un cielo terso e una luce intensa che spesso la Capitale regala nelle giornate di settembre. Temperatura di una confortevolezza unica. La vettura ATAC era una di quelle più recenti, ecologiche, alimentate a metano. Silenziosa, rispetto ai diesel: il vano motore è dislocato in una rientranza insonorizzata nella parte posteriore sinistra della vettura in senso longitudinale, si sviluppa anche verso l'alto e occupa tutto l'angolo posteriore sinistro, lasciando spazio per quattro sedili in coda alla vettura. Ho preso posto su quello all'estrema destra, proprio adiacente la porta posteriore.

Alla fermata successiva a quella dove ero salito io, è salita una ragazzina, avrà avuto intorno ai 15-16 anni. Abbigliamento tipico teen-ager: scarpe da ginnastica griffate con tomaia rigonfia, jeans ultra-larghi e rigorosamente ultra-lunghi, neanche a dirlo "a strascico", girovita con regolare esposizione di porzioncina di ventre abbronzata, magliettina "vedo-non-vedo" bianca, giubbetto leggero, accessori di marca, orologio di qualità, capelli biondi corti a pseudocaschetto, con ciuffetto viola intenso. Borsa griffata, capientissima ma non molto carica, mascherava bene il trasporto di materiale scolastico. Visino impertinente, occhio un po' spento, nascosto dietro due occhialoni da sole come piacciono ai giovani, con lenti enormi a montatura fasciante, ma non del tutto scure, semispecchiate, a coprire mezzo volto. Due fili bianchi partivano dagli auricolari che aveva nelle orecchie e, appoggiandosi sulle già molto sinuose forme del corpo, affondavano nella borsa.

L'autista ha chiuso le porte e l'assordante rumore di un'ambulanza che si affrettava a transitare in quel momento di traffico si è attenuato, lasciando spazio a un inaspettato, forte e chiaro Tunz, Tunz, Tunz... (esempio in questo curioso video) perfettamente udibile, tale da sovrastare il pur presente - vista la vicinanza - rumore del motore che, all'avvio della vettura, aumentava sotto il servizio del cambio oleodinamico epicicloidale a giunto viscoso.

La ragazza ha preso posto tre sedili più in là, ovvero nel primo sedile a ridosso del motore. Non credevo alle mie orecchie: la vettura era in marcia, il motore non era al minimo, eppure riuscivo a distinguere alla perfezione ciò che la ragazza ascoltava. Non ho potuto non pensare a questo studio, di cui ha parlato tempo fa BBC News. E ora il bello.

La ragazza, volendo agire sul suo lettore musicale, ha tolto gli occhialoni che coprivano mezza faccia, esponendo alla luce del giorno uno sguardo che mi ha preoccupato non poco. Vuoto, vacuo, assente, succube della (diciamo) musica che stava ascoltando a livello audio mostruosamente alto, quasi ne fosse drogata. Sono convinto che le alterazioni dello sguardo fossero in relazione alla musica perché, quando la ragazza guardava altrove durante le manovre sul lettore, lo sguardo diventava quasi normale, anche accattivante, sveglio e furbetto. Ma quando ripartiva il Tunz Tunz, era come se andasse in "trans". Il lettore era questo: un iPod classic, con tanto di video che girava e che la ragazza non guardava: una volta scelto e avviato il pezzo, il lettore lo rimetteva in borsa. Dopo un paio di video ascoltati così, una lunga serie di Tunz Tunz solo audio. Il solito sguardo vacuo e un accenno di saltellamento da vibrazione armonica nevrotica, rigorosamente solo con gli occhiali indossati.

Faticavo a star zitto, ma l'ho fatto. Il mio cervello, impazzito, pensava a tante cose contemporaneamente. Al livello culturale dei giovani, ai metodi didattici delle strutture scolastiche, al paurosamente sceso livello delle istituzioni universitarie, alle classi politiche (senza distinzioni di colori e partiti) che a tutto pensano fuorché a creare generazioni di persone con il cervello acceso, ai genitori che si improvvisano tali, alle discoteche come sono da una decina d'anni a questa parte, agli psicotici comportamenti di molti ragazzi, dei quali ovviamente nessuno si avvede con intenti efficaci e realmente costruttivi, alle spavalde bravate esibizioniste, all'America e alla sua peggiore scuola di gioventù, alle leggi, ai circuiti di media video musicali, ai diritti d'autore... Era giunta la mia fermata, dovevo scendere.

 
 

Qualche tempo dopo, mi capita sotto al naso quest'articolo, dove la FPM (Federazione contro la Pirateria Musicale, emanazione diretta della FIMI, Federazione Industria Musicale Italiana), snocciola cifre e grafici. "Sono, come si può vedere nel grafico qui sopra, numeri composti dai risultati delle operazioni contro la contraffazione e lo spaccio di musica non autorizzata, condotte sui marciapiedi delle grandi città italiane, sulle spiagge ma anche online", dice l'articolo sotto al primo grafico. Se togliamo musica e inseriamo droga, la frase è perfetta: Sono, come si può vedere nel grafico qui sopra, numeri composti dai risultati delle operazioni contro la contraffazione e lo spaccio di droga non autorizzata, condotte sui marciapiedi delle grandi città italiane, sulle spiagge ma anche online. Con il mio bacatissimo cervello, comincio a perdere la percezione della differenza tra le due frasi.

Osservando l'indotto generato dal millantato contrasto alla pirateria musicale, sarebbe lecito aspettarsi un calo della stessa e una riduzione delle conseguenze. Invece, i grafici parlano chiaro: gli arrestati e i denunciati sono in calo ma i CD "piratati" sono aumentati di 6000 unità rispetto allo scorso anno. E parliamo solo di quelli dei quali si è a conoscenza.

Mi sarebbe piaciuto esaminare l'iPod di quella ragazza, per vedere quanta musica fosse in regola, quanti videoclip fossero in regola, e anche dare uno sguardo all'Hard Disk del suo computer. Alla faccia di iTunes, l'unico mezzo con cui si può ufficialmente "rifornire" un iPod, con il possente DRM che, sguardo fiero e braccia conserte alla Alberto Sordi ne "Il Vigile Urbano", vigila sul rispetto della Legge. Chissà perché, i grafici FPM parlano di CD "piratati" ma non cennano minimamente ai vari lettori audio e audio-video, oggi diffusi forse più dello stesso CD tra le fasce più pirateggianti.

Visto che nessuno si pronuncia, lo faccio io. Vorrei spiegare una cosina a FPM, FIMI, SIAE, Ufficio IVA, tasse, Fondo Artisti e a tutti coloro che, nel gravitare intorno alla losca questione della pirateria, ritengono di trattare il tema avendo a che fare con un popolo di idioti, specie quando propalano i loro magici interventi a tutela del patrimonio artistico. Forse costoro non si sono accorti che in Paesi in merito ai quali, a questo punto, debbo pensare abbiano un grado di civiltà e modernità mentale maggiore del nostro, questi problemi non esistono. Sto parlando dei Paesi Arabi. Un esempio? Eccolo: Omr Diab, un cantante di nazionalità egiziana, qui abbastanza sconosciuto ma che in oriente è una star al pari di una delle nostre. Ha un sito: questo. E se si fa una ricerca su Google scrivendo "OMR DIAB", il primo risultato è un sito in cui si può vedere e scaricare un suo Videoclip integrale. Orrore, direbbe la SIAE. Che nei Paesi Arabi NON ESISTE, né essa né alcuno dei suoi derivati, annessi, connessi ed emanazioni.

Con buona pace dello scaricarsi musica integrale, infatti, basta gironzolare sui siti musicali arabi - hanno quasi tutti anche l'inglese - per formarsi, senza che alcuno ordisca trame legali e senza che la scure dello Stato si abbatta su chi carica il materiale nei propri lettori e lo condivide , una vasta e completa libreria di musica e videoclip. Come fanno a vivere, qualcuno obietterà. La risposta è semplice: vivono. I loro CD costano molto meno, non ci sono tasse sui supporti, la produzione è libera, la diffusione anche, le radio possono trasmettere musica senza alcun obbligo. Non esistono SIAE, FPM, FIMI, nulla di tutto ciò. Gli impiegati e i funzionari loro corrispondenti, in Egitto, servono in tavola gustosi piatti di Falafel, accompagnate da "El bira" (la birra), e condite con la squisita Tahina (una crema di semi di sesamo). Con l'aggiunta di una golosa porzione di Kabab, quello originale, molto più buono. Negli altri Paesi Arabi accade più o meno lo stesso. Se non altro, lì la "droga musicale" è gratuita: di conseguenza, sguardi vacui come quelli di quella ragazza del 492, ne ho visti ben pochi.

Per ora, io i CD posso ancora comprarli, nonostante tutto. A me la musica piace. Quando non potrò più, chiederò la cittadinanza egiziana, finirò per imparare bene l'arabo e passerò definitivamente alla musica araba. Per il resto (d'Italia), ad majora.

Marco Valerio Principato

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