| Riflessioni sulla Nazione Internet |
| Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT) | |
| martedì 19 giugno 2007 | |
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Marco Valerio Principato Conosco internet da oltre vent'anni. Da quando, per molti, era un termine assente da qualsiasi dizionario. Ho potuto godere della piacevole sensazione di conquista tra amici e colleghi quando, subito dopo ... {mosgoogle} ... l'epoca dei modem a 110 bauds, si era superato il gradino dell'infilarsi in qualche modo in una rete X.25 (allora c'era ITAPAC). Cercavamo quella rete, INTERNET, che non sapevamo ancora bene cos'era, ma doveva essere fantastica, perché collegava centri di tutto il mondo. Fioccavano tra noi fogli e foglietti con scritti indirizzi IP: il DNS ancora non esisteva o quasi. Non esistevano i Bookmark, per cui l'unico modo per passarsi le "nuove scoperte" era la cara vecchia carta; i browser non si sapeva neanche che oggetto alieno fossero. Si usava TELNET, nella migliore delle ipotesi. E quando qualcuno scopriva l'indirizzo di un nuovo centro di ricerca, di una nuova Università o altre istituzioni di rilievo, ci si riuniva per confrontarsi su quali strade seguire per tentare il collegamento. Allora quasi non c'erano password: era, per certi versi, una cuccagna. Poi comparve qualche timido indirizzo e-mail, e dovevamo capire cosa diamine significasse il segno "AT" (la @, quella che oggi tanti chiamano, sbagliando, chiocciola). Pian piano le idee si chiarirono, qualcuno tentò di capire se e a chi era possibile scrivere, ma soprattutto come. Nello stesso tempo, alcuni centri di ricerca avevano dei server FTP: su questi memorizzavano grafici, relazioni, documenti (la maggior parte dei quali in puro formato testo). Si andava alla ricerca del programma per visualizzare questi grafici, tra le recalcitranze delle schede grafiche di allora (che quando erano grafiche erano un lusso: molte erano solo a caratteri o con una grafica limitatissima). Si apprendeva di ricerche in corso, di incontri tra ricercatori, quasi sempre verbalizzati nel solito puro stile "solo testo" oppure, in casi di lusso, con Microsoft Word per DOS; in questo caso, si andava anche alla ricerca del programma per visualizzare i documenti Word in ambiente MSDOS o Unix, oppure ci si accontentava del documento visualizzato in modo testo che, pur avendo tanto "garbage", si riusciva comunque a leggere. Si ammiravano, quando ci si riusciva, le prime digitalizzazioni di qualche processo in corso negli acceleratori di particelle, i primi grafici ricavati dalle analisi del carico delle CPU, i primi grafici fatti con le costosissime workstation Silicon Graphics... bei tempi. Quella era la Internet che adoro. Oggi, a distanza di "solo" un quarto di secolo, sarebbe difficile dire cos'è Internet. Dire che è una rete mi sembra restrittivo. Dire che è "la rete" è ugualmente restrittivo, di fronte alla sua estensione ed estendibilità. Dire che è un mezzo come un altro per trasportare informazioni mi sembra limitativo e anche irriverente. Dire che è solo un mezzo per fare business mi sembra, allo stesso tempo, offensivo e limitativo. L'unico modo che - non solo a me - sembra almeno parzialmente idoneo è quello di definirla, per analogia al pianeta, una NAZIONE. Sì. La nazione Internet. E' l'unico modo in cui si possa dare una sensazione della portata, anche se, di fatto, appena la si considera una nazione ci si rende conto che anche questa definizione gli sta stretta. Sarebbe, infatti, la nazione più estesa, più popolata e più variegata del mondo e dovrebbe, quindi, in un'ottica puramente democratica, avere sovranità di fatto su tutte le altre. Utopico. Non molto tempo fa (tra il 2002 e il 2003) mi fu chiesto di scrivere un rapporto analitico, a proposito di Internet. Devo cercarlo: appena lo ritrovo, chissà in quale CD l'ho archiviato, lo rileggerò e lo pubblicherò. Più che altro perché, scritto "in tempi non sospetti", contiene indicazioni che hanno preceduto analoghe conclusioni a cui sono arrivati altri, in tempi successivi. Non voglio arrogarmi il diritto di essere stato più bravo, no. Tanto, chi legge capisce perfettamente se ho copiato. Restate sintonizzati. |
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