| Sua maest? Google - riflessioni |
| Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT) | |
| giovedì 21 giugno 2007 | |
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Si fa un gran parlare di Google, in quest'ultimo periodo, in rete. Nei newsfeed cercare la parola "Google" è diventata una scommessa: non c'è giorno in cui non si parli di Google. Ma... ... ma chi diavolo è Google?... {mosgoogle right} Mi sono soffermato, ieri, sulla solita lista di risultati presente nei filtri del mio fido RSSBandit. In particolare, l'occhio è caduto sulla notizia più ricorrente, presente sia in inglese da diverse fonti, sia in italiano dalle principali agenzie, ovvero che Mamma Microsoft ha "rimodulato" il proprio strumento di Desktop Searching su Vista in quanto troppo commisurato ad hoc per un uso ritenuto monopolistico. Questa la sintesi della "lamentela" che BigG ha vibratamente fatto arrivare a Microsoft. Un bambino di 12 anni che minaccia un uomo di 32 anni e riesce a tenergli testa, anzi, ad averla vinta. Vorrei esortare i lettori a farsi un giro su http://www.archive.org, sito sul quale c'è memoria storica di un po' tutta Internet. Là, provare a vedere che aspetto aveva Google quando è comparso. Io l'ho fatto, ed è stato emozionante rivedere quella scritta "Google BETA". Sì. Emozionante perché io l'ho visto nascere, mentre utilizzavo ALTAVISTA per fare le prime ricerche serie. Eppure, Google ha avuto una crescita esponenziale, spaventosa, incommensurabile. Google è dovunque: in borsa, sul desktop, su Internet, nelle attività filantropiche (a proposito... http://www.google.org, guarda caso, è uno dei pochi siti al mondo a cui spetta PAGERANK 10/10), sui cellulari, sui PDA, nella posta elettronica, su MVPNetwork... Come ha fatto? Difficile dare una risposta. Difficile capirlo, scoprirlo, intuirlo davvero e farlo proprio: probabilmente questo è uno dei sogni nel cassetto di molti imprenditori, che vorrebbero ardentemente impararlo. Fatto sta che Google ha influito su Microsoft, e, tra l'altro, non è la prima volta che succede. E se può influire su Microsoft... c'è poco da aggiungere. Il Desktop Search di Vista ha avuto torto e BigG ragione, basta leggere, anche in italiano, qualche agenzia. Abbiamo, quindi, due giganti: uno, BigM, che è nato in un garage poco prima del 1975 (per chi se la sente di leggere in inglese, legga questa appassionante storia), molto prima di BigG e che, molto più lentamente, si è conquistato lo spazio che oggi sappiamo che ha. L'altro, nato dagli studi di un gruppo nell'ambito dell'Università di Stanford, che in molto meno tempo si è permesso non solo di crescere altrettanto, ma anche di farci a... testate. Sempre sfruttando la memoria storica di Internet ecco come appariva Google (.com, ovviamente) a Novembre del 1998, solo nove anni fa. Dopo solo un mese, aveva già cambiato l'aspetto e i lavori fervevano. Se si guarda Microsoft, già in Archive.org si può notare che è tra i pochi presenti nell'anno 1996, con quest'aspetto. Date antecedenti, riguardo a BigM, non ve ne sono, ma solo in quanto l'archivio parte dal 1996 e sappiamo tutti che Microsoft già esisteva online da prima. Eppure BigG, in fondo, di cosa vive? Di Internet. Probabilmente, Microsoft potrebbe vivere ugualmente senza Internet, certamente con proporzioni di capitali nettamente inferiori. Allora internet è anche business... e di un certo livello, se ha permesso a Google, ragazzo, di minacciare Microsoft, uomo giovane ma adulto e di averne ragione. Lavoriamo un attimo di fantasia e immaginiamo di avere in mano l'unico bocchettone che connette tutto Google a Internet. Lo stacchiamo. Google è al buio di rete: www.google.com, Invio, attesa... ! Impossibile visualizzare la pagina Web. Il sito potrebbe essere occupato, ecc. ecc... ok, era uno scherzo, Google, non te la prendere, ecco, abbiamo riattaccato.
Ed ecco dove voglio arrivare. Riallacciandomi al precedente "sitoriale", guardiamo oggi:
Come mai c'è spazio per Google come c'è spazio per spammer, phisher, truffatori, imbroglioni, attacchi dDos, furti di dati, furti di indentità, furti di denaro, città virtuali, seconde vite, commissariati virtuali, eccetera? Sono o non sono, tutte queste, caratteristiche peculiari e tipiche di una vera e propria nazione? Vogliamo ammetterlo sì o no? E allora, cosa aspettiamo a fare in modo che questa nazione di fatto sia in qualche maniera regolamentata, ma non nel solito modo all'italiana... ma in modo serio, costruttivo. Non è utopico: utopiche sono le nostre menti bacate e viziate, che nel porsi di fronte a questa possibilità immaginano che l'unico modo possibile sia all'italiana maniera. Non è così, l'Italia e il suo italiota-pensiero circa le modalità di governare un paese sono solo italiani. Il primo passo per essere cittadini del mondo, che può coincidere con l'essere (degni) cittadini di Internet, consiste nello slacciarsi da questa maschera tutta italiana e pensare in modo globale. Io il semino l'ho piantato: ora si tratta di annaffiare e aspettare che spunti la prima fogliolina. Naturalmente, al mio turno, annaffierò anche io. La sola presenza di questo sito lo testimonia. |
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