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India, operatori mobili verso le celle condivise
Scritto da Alessandra Pallavicini Castelli (Milano - IT)   
giovedì 13 dicembre 2007

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Tre dei maggiori operatori mobili indiani annunciano la creazione di un network condiviso di celle. Scopo: ridurre i costi e velocizzare la penetrazione completa del territorio.


Milano - Il mercato cellulare in India sta crescendo al ritmo di 8 milioni di abbonati ogni mese. È giunto, nel complesso, a oltre 217 milioni di clienti, acquisendo a pieno titolo l'etichetta del mercato con l'espansione più veloce del mondo, ha scritto qualche giorno fa l'agenzia Reuters.

 
 

Più nel dettaglio scende Metrics 2.0, che offre qualche cifra in più: 5,9 milioni di nuovi clienti ad agosto, cifra che supera, e neanche di poco, la Cina, che ha aumentato la clientela di 5,19 milioni nello stesso periodo. "Il costo al minuto in India è probabilmente il più basso del mondo, circa 1 centesimo", precisa il sito.

Su queste cifre, arriva la novità: i tre maggiori operatori mobili indiani - Bharti Airtel, Vodafone e Idea Cellular - hanno intenzione di fondere la loro infrastruttura radio in un'unica entità, mossa questa ritenuta strategica per consentire uno sviluppo della rete ancora più veloce. Si prospetta così la nascita di Indus Towers, con lo scopo di ridurre i costi e aumentare la penetrazione della copertura cellulare nelle zone rurali.

Akhil Gupta

"È la prima operazione del genere in India e vogliamo, con l'occasione, invitare altri players - sia governativi che privati - ad aiutarci a portare la copertura di rete in ogni angolo di questo paese", ha detto Akhil Gupta, managing director di Bharti Enterprises. "In questo modo, non ci sarà duplicazione di sforzi nel costruire infrastrutture".

Una teoria contraria alla tipica tendenza europea, dove gli operatori tendono invece ad accentrare l'intera filiera, compresa la parte wireless, su cui ripongono la maggior fiducia per il parametro "qualità della rete"; cosa che li porta, nel migliore dei casi, a condividere i siti, ma mai l'intero impianto. Teoria che, in India, non sembra assolutamente allignare e non impedirà, dunque, a Indus Towers di avviarsi, con ben 70 mila torri, come azienda indipendente che condividerà i profitti tra coloro che ne affitteranno il servizio.

Dice ancora Gupta: "Questa novità è un ulteriore passo verso il contenimento dei costi. Nessun operatore avrà più bisogno di impiantare celle nelle zone che intende coprire - potrà, invece, concentrarsi sul far crescere il proprio business". La teoria, confermata da questa dichiarazione, può sembrare molto dissonante rispetto alle tendenze europee, ma occorre ricordare che l'India ha geografia completamente diversa: la densità telefonica, ovvero quante persone su 100 hanno un cellulare, è appena al 21 per cento, rispetto all'Europa dove il mercato è saturo.

Sinora la mobile revolution in India è rimasta confinata alle città; gli analisti, però, sono convinti che il vero business sia nel vasto hinterland delle aree rurali, dove vive il 70 per cento della popolazione totale (1,1 miliardi di persone) e, mentre nelle aree urbane la penetrazione è pari circa al 25 per cento, nelle altre aree non supera il 2 per cento.

 
 

Secondo i piani, Vodafone (che possiede Bharti), avrà il 42 per cento delle quote della nuova azienda, metre Idea Cellular (controllata dal gruppo Aditya Birla), avrà la parte rimanente. Secondo un comunicato, la nuova infrastruttura unica potrà anche essere utilizzata da broadcasters e provider di banda larga. I costi delle conversazioni, già tra i più bassi del mondo, secondo Gupta potranno scendere ancora, conquistando così nuovi segmenti d'utenza.

Il governo indiano ha fissato come obbiettivo il raggiungimento di 500 milioni di utenze mobili entro il 2010 ed è convinto che l'unico modo per raggiungerlo sia proprio quello di servirsi di linee mobili, in quanto le linee fisse risultano più complesse e costose da realizzare e richiedono più tempo. Analogo scenario è stato dipinto per l'Africa, dove le linee fisse sono ugualmente considerate difficili da realizzare.

D'altro canto, iniziative di questo genere sono state già affrontate con successo da aziende come American Tower Corp. e Crown Castle ma, secondo Gupta, in India il successo "sarebbe su vasta scala". Quel che lascia perplessi, tenendo presente che una rete cellulare moderna, integrata, sinergica e interconnessa non può fare a meno di moderne infrastrutture IP alle spalle, è che l'India abbia recentemente "confessato" di non avere alcun dinamismo nell'affrontare il passaggio a IPv6, operazione che sarebbe parte integrante e necessaria per una Indus Towers efficiente e proiettata nel futuro.

Alessandra Pallavicini Castelli

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