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L'adozione di IPv6 ha una curva d'apprendimento per i System Administrator
Scritto da MVPNetwork Staff   
martedì 07 agosto 2007

IPV6

Un interessante report su PCWorld evidenzia alcuni fattori che necessariamente precederanno l'adozione del protocollo IPv6.

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L'articolo, scritto da Matt Hamblen per Computerworld, avverte gli IT manager: l'implementazione del protocollo emergente IPv6 richiederà sostanziale riqualificazione, compreso l'addestramento di sviluppatori e amministratori incaricati del provisioning per le applicazioni ad uso ufficio.

"Abbiamo individuato un possibile gap nella preparazione degli amministratori e degli sviluppatori IPv6. C'è una curva d'apprendimento da seguire, per tirar su ambienti che usano IPv6", ha detto Erica Johnson, consortium manager presso l'InterOperability Laboratory dell'Università del New Hampshire.

La Johnson ha riferito che il suo team ha scoperto il gap durante recenti test IPv6 con 13 vendor di applicazioni, compresa Adobe Systems con Dreamweaver e Microsoft con MeetingPlace. Secondo la Johnson i test hanno evidenziato qualche successo, per esempio la capacità di inviare dati lungo una tratta che si interrompe e passa ad una di riserva. Il test, svoltosi dal 18 al 22 Giugno, ha però anche evidenziato che alcuni dei problemi derivavano da errori compiuti dagli amministratori nel tirar su la rete IPv6. Le preoccupazioni, perciò, si sono dirette verso le implementazioni, piuttosto che verso il protocollo IPv6 in sé per sé.

 

"Non è così intuitivo per un system administrator cosa sia adatto a funzionare sotto IPv6 e cosa no, cosa supporta cosa, eccetera. Abbiamo dovuto lasciare che le persone vagassero tra i processi di analisi", ha detto. "Ciò (se non affrontato, n.d.t.) non funzionerebbe perché rallenterebbe le attività anche di giorni". Ha citato come esempio il tirar su un semplice file server sotto IPv6, processo che ha richiesto un mese di lavoro.

Gli altri fattori che influenzeranno la salute dei vari business saranno, ad esempio, la necessità che i manager IT facciano un elenco dei nodi che rimarranno in IPv4 e quelli che, al crescere del business, dovranno passare a IPv6. A questo si aggiunga che i dipartimenti risorse umane dovranno pianificare costi aggiuntivi per il training necessario al personale.

"Vi sono molte domande da farsi su come affrontare il passaggio. E' meglio fare un passo indietro e ammettere che esiste una curva d'apprendimento", ha aggiunto la Johnson.

IPv6, il nuovo standard di indirizzamento, offrirà la possibilità (tra l'altro) di disporre di un numero praticamente infinito di indirizzi IP e renderà possibile mettere (volendo) in rete pubblica di tutto: dai nuovi server ai laptop, dai singoli telefoni alle stampanti.

 

Gli esperti ritengono che gli attuali indirizzi IPv4, tra il 2010 e il 2012 dovrebbero esaurirsi. La Johnson ha aggiunto che le aziende americane non stanno neanche provando a "menare il can per l'aia" con l'IPv6 (come accaduto in passato con gli accaparramenti folli di intere classi B e A, rimaste quasi inusate, n.d.t.): non ce n'è bisogno. Tuttavia, dice la Johnson, non si può fare, ad oggi, il nome di una sola azienda che lo abbia implementato. "Non ho alcun segnale di alcuna realtà enterprise che abbia davvero iniziato la transizione", dice. In Asia, invece, sempra che qualcosa si stia già muovendo.

 

Uno dei più grossi vantaggi dell'IPv6 è quello che si chiama "multihoming capability", in acronimo SHIM6. Questo permette il transito di dati in più direzioni: durante i test condotti da Erica Johnson il Waterford Institute of Technology ha inviato un film dall'Irlanda a Durham, su due canali forniti da due diversi operatori. Quando uno dei due è stato artificiosamente interrotto, il download è proseguito sull'altro canale con il ritardo di solo un secondo. "Ciò prova che l'IPv6 funziona", dice.

"In tutto, i test su IPv6 svolti finora negli ultimi 3 anni sono stati 24; quelli precendenti a quest'ultimo hanno fondamentalmente evidenziato capacità e limiti del backbone Internet riguardo la possibilità di interoperare con IPv6. Ora l'attenzione è sulle applicazioni. Nel prossimo futuro si prevede di eseguire test su e-mail, instant messaging e altre applicazioni, come il CRM (customer relationship management)" ha detto Erica Johnson.

Tra le applicazioni testate a Giugno vi sono state quelle di prodotti di Alcatel-Lucent, Command Information Inc., CounterPath Solutions Inc., Hewlett-Packard Co., Hexago Inc., Ixia, Juniper Networks Inc., Konica Minolta Holdings Inc. e infine Xerox Corp.

Il laboratorio diretto dalla Johnson opera con contributi annuali erogati dai produttori di soluzioni di networking e data communications che vogliono testare i loro prodotti in un ampio ventaglio di casistiche, compreso ovviamente il supporto IPv6 e altri standard. Fondato nel 1988, il laboratorio dà lavoro a 125 persone e utilizza 20 milioni di dollari di apparecchiature ricevute in dono.

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