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Satelliti artificiali a rischio con pochi mezzi
Scritto da MVPNetwork Staff   
martedì 26 giugno 2007

Satellite

Dal NewScientist, un monito: utilizzando del software neanche troppo complesso ed attrezzature non impossibili da procurarsi, qualsiasi malintenzionato potrebbe prendere di mira un qualsiasi satellite e distruggerlo.

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Avverte oggi il NewScientist che i sistemi di comunicazione "vitali" potrebbero ora essere più vulnerabili di quanto non lo siano stati finora.

Dopo l'intenzionale distruzione di propri satelliti condotta dalla Cina a Gennaio 2007, due specialisti in vulnerabilità delle infrastrutture si sono interrogati circa le possibilità che avrebbero uno stato nemico o un gruppo terroristico in grado di disporre di risorse missilistiche di basso livello, di distruggere un satellite artificiale.

Con l'utilizzo di un programma di tracking satellitare, disponibile su Internet (le comunità dei Radio Amatori ne hanno scritti a decine, sia pure per scopi ben più nobili, n.d.t.), sommato a conoscenze di fisica di livello universitario, i due specialisti sono stati in grado di ricreare le condizioni per la distruzione di un satellite, simulando quello effettuato dalla Cina, eccetto - specificano - l'uso del missile.

"La cosa è fattibile con conoscenze modeste e informazioni facilmente reperibili", dice Adrian Gheorghe, un ingegnere della Old Dominion University a Norfolk, in Virginia (USA), uno dei due esperti che ha pubblicato lo studio. "Qualcuno può distruggere i nostri satelliti".

Lo shoot-down simulato

Gheorghe e il collega, Dan Vamanu del Horia Hulubei National Institute of Physics and Nuclear Engineering a Bucarest (Romania), si sono sorpresi della facilità con cui si possa progettare il tragitto e quidare un missile per distruggere un satellite, in una simulazione al computer.

Ad oggi esistono circa 550 satelliti in orbita sulla terra - necessari per comunicazioni militari e civili, navigazione, monitoraggio delle condizioni meteorologiche, sorveglianza (aka spionaggio), cartografia e ricerca scientifica.

I due personaggi hanno scelto un programma commerciale di tracking, l'Orbitron, creato dal programmatore polacco Sebastian Stoff. Questo ha permesso loro di scegliere un satellite - nel loro caso il satellite meteorologico cinese distrutto a Gennaio, il FENGYUN 1D – e predire con massima accuratezza la sua orbita.

I ricercatori hanno quindi collegato il programma Orbitron ad un simulatore di volo che essi stessi hanno sviluppato. Facendo funzionare entrambi i programmi sono riusciti a lanciare, tracciare e correggere la traiettoria del loro "missile virtuale".

Un gioco da ragazzi

Hanno calcolato che la loro arma da guerra avrebbe raggiunto il suo obiettivo 15 minuti e 7 secondi dopo il lancio, entrando in impatto con il satellite alla velocità di 3120 metri al secondo. In teoria, scrivono, distruggere un satellite è "un gioco da ragazzi".

 

C'è, comunque, un grosso gap tra teoria e pratica, avverte cauto Stuart Eves, che si occupa di satelliti veri e dei relativi lanci presso Surrey Satellite Technology, affiliata con l'Università di Surrey a Guildford, in Inghilterra. "(in simulazione) non si conosce lo stato dell'atmosfera, o semplicemente come si comporterà il motore del proprio missile. Non è proprio così facile, in pratica". Fa notare, infatti, che perfino la stessa Cina, in possesso di un attivo programma spaziale fin dal 1956, ha avuto bisogno di ben 5 lanci prima di riuscire a colpire il FENGYUN 1D.

Ciò nondimeno, Eves è d'accordo con Gheorghe e Vamanu sulla potenziale vulnerabilità dell'infrastruttura composta dai satelliti. "C'è un mucchio di roba esposta a rischi, là sopra", dice. "Qualsiasi cosa interferisca con gli attuali equilibri creerà serissime difficoltà".

Riferimenti: International Journal of Critical Infrastructures (Vol 3, pag. 457)

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