Didattica 2
HowTo Telecomunicazioni
Rendiamo remota una linea telefonica e Internet | Rendiamo remota una linea telefonica e Internet |
| Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT) | |
| giovedì 17 maggio 2007 | |
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Questa pagina trae spunto da una richiesta fatta da un amico (che chiameremo, d'ora in poi, con il nome di fantasia "Aldo"), al quale si è prospettato un problema, invero abbastanza comune e, apparentemente, di difficile soluzione. L'amico in questione vive in un appartamento sito al primo piano, in una palazzina di due piani più mansarda. Nella mansarda, Aldo vorrebbe installare la sede del proprio ufficio. C'è solo una piccola difficoltà: ogni ufficio che si rispetti ha bisogno di almeno una linea telefonica: in effetti, per il suo lavoro, al momento una linea è più che sufficiente. Ed arriva l'ostacolo, consistente nel fatto che la mansarda, pur se ottima per l'ufficio perché appartata e tranquilla, dispone solo di allaccio alla corrente elettrica, ma non ha alcuna predisposizione per la linea telefonica. {mosgoogle} Aldo inizia a pensare di chiedere a Telecom Italia di portargli la linea ma, al sopralluogo, l'incaricato gli fa notare che è possibile eseguire l'allaccio solo portando un filo esterno dalla scatola più vicina nelle scale (che si trova al piano inferiore) fino all'interno della mansarda. La prima cosa che ha pensato è che questo filo esterno provocherebbe certamente le ire degli altri condomini, che di certo non vorrebbero vederlo. Si informa per conoscere il costo di un'opera muraria, al fine di mettere il filo sotto traccia: ahimè, trattandosi di alcune decine di metri di scasso, installazione di corrugato e scatole, chiusura, rasatura e ripresa della tinta, il costo è decisamente oneroso. Sconsolato, si fa collegare la linea ad uso ufficio all'interno dell'appartamento, connettendovi anche il router Alice Business e il telefono-fax, che usa entrambi per lavoro. Certo, la soluzione è decisamente poco ergonomica e poco funzionale, sia perché in casa ha una bambina piccola, sia perché la stanzetta in cui ha ricavato lo spazio è piccola e decisamente inadatta a ricevere persone. Ha pensato a "qualcosa di wireless" (ed ha indovinato, fondamentalmente) ma non poteva certo arrivare da solo, con le nozioni di un "comune mortale", ad una soluzione reale, di affidabilità tale da essere impiegata per lavoro. Un banale "cordless", in effetti, avrebbe risolto il problema voce, ma non quello fax e tanto meno Internet. Conoscendomi, mi ha illustrato il problema. Ovviamente la soluzione c'è, anche concettualmente abbastanza semplice ma su cui occorre focalizzare alcuni punti cardine, cioè:
Si può brillantemente risolvere ricorrendo a:
Ed ecco la soluzione (si apre in una nuova finestra). In pratica, in casa continuano a rimanere il router Alice e il filtro ADSL. La presa Ethernet del router Alice viene condotta ad uno switch 10/100, che permette al dispositivo FXO, al Bridge WI-FI e ad un eventuale ulteriore PC, stampante o qualsiasi altro apparato collegabile in rete, di essere connessi tra loro. Il Bridge W-FI, collegato via radio con il suo gemello posto nella mansarda, realizza a tutti gli effetti un cavo Ethernet: è come, quindi, se si fosse passato un cavo di rete tra la mansarda e l'appartamento. Questa soluzione, completamente trasparente agli altri apparecchi, permette l'attraversamento della tratta wireless esattamente come se non esistesse: infatti, un computer o qualsiasi altro apparato collegato all'estremità "remota", può tranquillamente eseguire un broadcast DCHP per chiedere un indirizzo IP; la tratta radio, proprio in virtù di questa configurazione, glielo permette esattamente come fosse attaccato tramite cavo. L'impiego di antenne ad alto guadagno (al posto dei classici "gommini" in dotazione) scongiura il rischio di cadute di collegamento per fluttuazioni di segnale. La tutela della riservatezza è affidata al protocollo WPA, molto più robusto del WEP, che oltre ad essere più difficilmente hackerabile, esegue il trasporto dati in modalità cifrata: il tutto in modo completamente trasparente per l'utilizzatore. La velocità tra i due Bridge, vista la scarsa distanza (10 metri, sia pure inframmezzati da diversi laterizi) e la robustezza del segnale, risulta permanentemente attestarsi a 54 Mbps, ottima quindi per il trasporto di Internet, con un disavanzo di sicurezza gigantesco quanto alla banda necessaria per il trasporto di fonia. Infatti, facendo qualche grossolano calcolo, anche impiantando una ADSL a 20 Mbps (posto che ci arrivi...) e impiegando 4 linee telefoniche, saranno necessari al massimo altri 80 x 4 = 320 Kbps per il trasporto voce. Avanzano ancora circa 30 Mbps... siamo in condizioni di ampia ridondanza. Nodo cruciale è, ora, prendere una linea telefonica analogica e trasformarla in VOIP, accertandosi che possa funzionare correttamente anche con il FAX. Per ottenere questo risultato, in presenza di una connessione Ethernet affidabile (è il nostro caso, in quanto è del tutto privata), occorre semplicemente fare uso fisso del CODEC G.711A (detto anche "alaw"), lo stesso impiegato dalle linee ISDN di Telecom Italia, con le quali tutti sappiamo che il fax funziona perfettamente. L'operazione è semplice e consiste solo nel "forzare" l'uso di tale CODEC nelle apparecchiature di impacchettamento (FXO) e spacchettamento (FXS). Riguardo a queste ultime, è abbastanza facile dotarsi di un FXS (l'apparato che permette di attaccare un normale telefono ad un servizio erogato in VOIP), mentre non altrettanto vale per l'FXO (l'apparato che esegue l'operazione contraria: accoglie una normale linea telefonica e la trasforma in VOIP). Pur esistendo sul mercato vari apparati di questo tipo, la scelta è caduta su modelli prodotti dalla Welltech (http://www.welltech.com) in quanto concepiti per uso ufficio e di prezzo abbastanza contenuto. Questo è il dispositivo FXO, installato nell'appartamento:
Come si vede, esso permette di rendere VOIP fino a 4 linee telefoniche. Nel caso di Aldo solo la prima presa, al momento, viene utilizzata. Questo, invece, il dispositivo FXS, installato nella mansarda:
L'apparato, "speculare" al precedente, riconverte in normali linee le 4 linee convertite dall'FXO. E' sufficiente configurare i due apparati in modalità P2P (Peer To Peer) in quanto essi non devono colloquiare con null'altro che tra loro stessi. In particolare, l'FXS avrà anche attiva la modalità "hotline", per effetto della quale si ha immediatamente il collegamento con l'FXO e il relativo impegno della linea, non appena sollevata la cornetta. L'apparato ha due prese Ethernet: una denominata WAN e una LAN. Sulla prima, vi si collega il Bridge WI-FI, mentre sulla seconda si collega il PC che farà uso, a distanza, della connessione a Internet presente in casa. Questa scelta scongiura il rischio di frammentazione del segnale telefonico durante eventuali utilizzi "pesanti" di Internet (come un download molto lungo) in quanto l'FXS, riconoscendo il traffico che lo attraversa, lascia comunque riservata alla parte telefonica la porzione di banda necessaria al suo funzionamento. Come Bridge WI-FI sono stati scelti gli ottimi DN-7018 della DIGITUS (http://www.digitus.info) in quanto compatti, configurabili a piacere e in qualsiasi modalità, compresa la "Bridge":
Della stessa casa si sono scelte le antenne, le DN-70103 che hanno ben 12 dBi di guadagno pur mantenendo un'estrema compattezza (233 x 110 x 50 mm):
Sempre della stessa casa, lo switch 10/100 a 5 porte DN-5001C, compattissimo:
Il router Alice Business, infine
collegato allo switch, correda la rete della necessaria connettività Internet e fornisce, con il proprio DHCP server, gli indirizzi IP necessari ai computer che debbono navigare. Questa soluzione, forse per alcuni impensata e diabolica, in realtà non è altro che un modo intelligente di usare tecnologie già esistenti. Ai più bravi il compito di prendervi spunto per realizzare configurazioni simili ma più complesse: il limite è solo la fantasia. E ora, per chi ha un problema simile... al lavoro! |
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