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Linux non parte: che fare? Lez. 1 di 2
Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT)   
lunedì 03 settembre 2007
Indice articolo
Linux non parte: che fare? Lez. 1 di 2
Linux non parte: che fare? Hints 1-10

 

Hint n. 1: CD/DVD della distribuzione a portata di mano

Quando terminate l'installazione di Linux, sia esso su un server che un client, attaccate con la Dymo un'etichetta sulla macchina dove ci sia scritto il nome in rete del computer, l'indirizzo IP (se lo ha fisso) e la versione esatta di Linux installata. Questo vi aiuterà se non avrete nemmeno avuto l'accortezza di tenervi un CD/DVD avviabile della distribuzione che avete installato. Quasi tutti i CD/DVD avviabili hanno la possibilità di far partire, anziché l'installazione, la modalità rescue che serve proprio per accedere ai computer recalcitranti ed effettuarvi manutenzione. Una volta inserito il CD/DVD e accesa la macchina, al boot, si digita manualmente:

linux rescue

e si preme Invio.

Non che non si possa tentare con un CD di una distribuzione diversa, ma visto che spesso ci sono differenze anche notevoli, specie per quanto attiene la capacità di individuazione e impiego dell'hardware, conviene sempre avere il CD proprio di quella installata. Già così, abbiamo accesso a dischi, periferiche, video eccetera. Siamo un pezzo avanti.

 

Hint n. 2: Altri strumenti di ripristino

Chi se la sente o lo preferisce, troverà in rete molti altri sistemi per avere accesso alla macchina, in assenza del CD/DVD proprio della distribuzione. Si potrebbero citare 911CD, Hiren's CD, RIP (Recovery Is Possible) e tanti altri. La solita Googlata interrogando su Linux Rescue vi farà scoprire molto materiale. Leggete, scegliete, fate quel che volete ma dotatevi di uno strumento del genere e tenetelo a portata di mano. Di solito, è meglio privilegiare gli strumenti specifici per il ripristino, in quanto più dotati di possibilità correlate a quest'attività, ma anche i più generici come 911CD sono sempre un buon aiuto, anche se essi dispongono di molti strumenti adatti al mondo Windows e meno a quello Linux.

RIP, ad esempio, ha di bello che è piccolo (tra 35 e 85 Mega, a seconda che ci sia o no X-Window), quindi sta comodamente su una Pen Drive anche vecchia o su un MiniCD, che si può avere sempre a portata di mano senza ingombro eccessivo.

 

Hint n. 3: guai nel boot

Mai successo che, accesa la macchina, dopo i messaggi del BIOS vi trovate la scritta (del vecchio LILO, qualcuno ancora lo ha):

LI

e non parte? Oppure:

Bad PBR Signature

Oppure:

Sistema non su disco o errore di disco.
Inserire un disco e premere CTRL-ALT-CANC.

Ricordate come vi si è ghiacciato il sangue? Bene. Fate ricorso a uno degli strumenti per il salvataggio di Boot Record e Master Boot Sector di cui all'Hint 2 prima di trovarvi in questa situazione. Entrambi possono risultare danneggiati per tante ragioni, dalla caduta di tensione alla compromissione operata da malfunzionamenti. Averne una copia vi salverà, a meno che non sia guasto l'hard disk.

Ricordate che, se avete il RAID software e GRUB come boot loader, non basta scrivere

grub-install /dev/hda

ma occorre necessariamente avviare il sistema con un Rescue CD (Hint 1), usare chroot per passare a / il filesystem della macchina, di solito montato in /mnt/sysimage, dopodiché eseguire GRUB in modo tradizionale:

root (hd0,0)
setup (hd0)
quit

Adeguate, ovviamente, hd0,0 con gli ID disco corrispondenti alla vostra situazione. Tutto chiaro?

 

Hint n. 4: guai nella tabella partizioni

Se la tabella delle partizioni è fuori servizio, non tutto è perduto. Fate partire un RescueCD e fate analizzare il disco a gpart in questo modo (posto ad esempio che il vostro primo disco sia /dev/sda):

gpart /dev/sda

Il programma scandirà il disco e troverà senz'altro cosa fare. Vi proporrà ciò che ha trovato. Se vi sembra che la proposta sia coerente con la vostra preesistente situazione e dando per scontato che avete inserito una Pen Drive USB montata in /mnt/usbdrive dove memorizzerete il backup del Master Boot Record, accettate i cambiamenti digitando:

gpart -b /mnt/usbdrive/defective_mbr -W /dev/sda /dev/sda

dove defective_mbr è il file che conterrà, per precauzione, il contenuto del Master Boot Record prima che gpart ci metta le mani. Copiato il MBR, gpart ripeterà la scansione ma stavolta scriverà i cambiamenti nel MBR, probabilmente riuscendo a togliervi dai guai. Se ci sarà riuscito e la macchina vi riparte, non andate a prendere un caffé: fate subito un backup!

 

Hint n. 5: prevenzione dei guai delle partizioni

Ricordiamoci che esiste Partition Image, per gli amici partimage, ormai in quasi tutte le distribuzioni o, comunque, reperibile su http://www.partimage.org.Con esso, quando tutto funziona, salvatevi una copia delle singole partizioni, comprensiva di MBR e che l'attrezzo può anche comprimere con gzip o bzip2 per rendere la copia più piccola. Ricordate che partimage lo trovate anche nel kit di RIP.

 

Hint n. 6: anche la brutale copia serve

Se non si tratta di dischi di sistema, il buon vecchio cp serve sempre allo scopo. Le sue opzioni più importanti sono R, u, d, p e x, ovvero:

  • R serve per copiare ricorsivamente, directory corrente e quelle sottostanti

  • u serve per copiare i file solo se il sorgente è più nuovo di quello di destinazione: fa risparmiare tempo

  • d serve per gestire i file tipo link

  • p serve per mantenere utente, gruppo e permessi di accesso sulla copia

  • x serve per copiare solo ciò che proviene dal filesystem corrente - evita, in altre parole, di copiare tutto ciò che risiede in cartelle corrispondenti ad altri dispositivi montati sotto lo stesso livello

Possiamo ad esempio salvare su un supporto esterno, montato su /mnt/usbdisk, l'intero contenuto del disco libreria che il sistema monta sotto /mnt/library, in questo modo:

cp -Rudpx /mnt/library /mnt/usbdisk

Ok?

 

Hint n. 7: filesystem corrotto

Zone con corrente elettrica ballerina (e amministratore poco previdente che non installa uno stabilizzatore/filtro di rete di conseguenza), macchine accidentalmente - o volutamente - resettate e mille altre cause possono portare a un filesystem corrotto, inconsistente, in pratica inusabile. All'avvio, il PC continua a dire che fsck deve controllare, ma poi fallisce. Cosa fare, in prima battuta?

  • ricordarsi che lo si può lanciare a mano con l'opzione -y per fare in modo che si risponda di sì da solo ma attenzione, può essere pericoloso e introdurre altri guai

  • se si vuole assistere al progresso dell'operazione, sui filesystem EXT3 e EXT2 si può usare l'opzione -C

  • usare l'opzione -a per far risolvere automaticamente tutti gli errori trovati

  • se più di un filesystem è interessato, potete ampliare l'azione a tutti i filesystem definiti in /etc/fstab con l'opzione -A

Se nessuno di questi suggerimenti riesce, occorre utilizzare in alternativa:

  • strumenti specifici del tipo di filesystem utilizzato - ad esempio, ReiserFS ha i suoi, specifici

  • un ripristino più brutale, a partire da una eventuale immagine della partizione salvata in precedenza

Capite l'importanza di avere un'immagine salvata in qualche modo da qualche parte?

 

Hint n. 8: ci sono file strani nella directory lost+found

Quella directory contiene i file che fsck trova "orfani" durante una scansione. Purtroppo, il nome del file si perde definitivamente se fsck lo recupera e lo salva lì dentro: ecco perché i file si chiamano #5757320126 e simili.. Non resta che tentarne almeno la parziale identificazione con il comando file, che per lo meno ci dice di che tipo sono. Per esempio, posizionandosi in /lost+found:

file *

Risposta:

#823791828:    GIF image data
#982738237:    ASCII English Text
#982392383:    JPEG image data
#849312736:    data

Non è molto, ma magari un file GIF e un JPEG, due immagini che avevamo perso, molto probabilmente sono lì: basta rinominare i file e spostarli dove ci occorrono.

 

Hint n. 9: dopo un "guaio", vogliamo convertire il vecchio EXT2 in EXT3

Potrebbe accadere, per il semplice fatto che EXT3 ha il journaling (che lo rende più robusto e resistente ai... maltrattamenti) mentre EXT2 non lo ha. Per farlo, dobbiamo agire su un filesystem non montato, quindi:

  • se lo dobbiamo fare su un disco addizionale, ad esempio montato in /mnt/library, dobbiamo prima smontarlo con umount /mnt/library

  • se lo dobbiamo fare su un disco di sistema, non resta che farlo con un Rescue CD o con RIP

se ad esempio il filesystem è in /dev/sda1, digiteremo:

tune2fs -j /dev/sda1

Una volta terminata l'operazione, ricordiamoci di cambiare, in /etc/fstab, tutti i riferimenti a EXT2 in EXT3, altrimenti il nuovo filesystem non funzionerà e se l'operazione è stata fatta su un disco di sistema, la macchina non partirà. Al termine, non guasta un bel

sync

che scarica la cache. Tutto chiaro? (Nella seconda tavola di queste lezioni anche il sistema per fare il contrario).

 

Hint n. 10: il buon vecchio tar con la compressione

Quando tar non aveva integrata la possibilità di usare le librerie di compessione, si usava fargliela fare con le classiche pipe (il carattere | ):

gzip -dc backup.tar.gz | tar xvf-

Ora, invece, più semplicemente, si può digitare:

tar xvfz backup.tar.gz

oppure, per ottenere più compressione, con l'opzione -j che attiva gzip2. Volendo salvare la cartella /library sul solito disco esterno, ad esempio:

tar cjvf /mnt/usbdisk/backup.tar.bz2 /library

 

 


 

E con questo chiudiamo la prima parte della tavola "Linux non parte: che fare?", dedita a fornire strumenti sia per gestire il mancato avvio, sia per avere copie di sicurezza che, in caso di fallimento nel far riavviare la macchina, permettano di riprendere la normale operatività. Nella seconda, vedremo suggerimenti un tantino diversi, ma sempre utilissimi per gli stessi scopi.

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