Didattica 2
Linux: sicurezza
Linux non parte: che fare? Lez. 2 di 2 | Linux non parte: che fare? Lez. 2 di 2 |
| Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT) | ||||
| giovedì 06 settembre 2007 | ||||
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Hint n. 11: tornare a EXT2 dopo aver convertito a EXT3Non è una circostanza frequente, tuttavia può accadere di desiderarlo se si rileva una sopravvenuta instabilità, benché rara. Per farlo, supponendo di agire sulla prima partizione di /dev/sda, occorre digitare: tune2fs -f -O ^has_journal /dev/sda1 e si preme Invio. Si riavvia il computer e la partizione sarà tornata EXT2.
Hint n. 12: sapere quali file sono apertiSe vi sono stati problemi in un filesystem, posto che non sia quello di avvio, comunque è necessario sapere quali file sono aperti. Il buon vecchio lsof (list open files) serve allo scopo. Può essere accompagnato da un parametro che indica dove volete che verifichi se uno dei file contenuti nella directory è aperto. Per esempio, per controllare se qualcosa è aperto in /library/media, digiteremo: lsof /library/media Se nulla è aperto, si può procedere ad un eventuale ripristino.
Hint n. 13: azzerare i file di log apertiSpesso i file di log diventano enormi e non possiamo/vogliamo fermare il servizio che li tiene aperti. Possiamo copiarne il contenuto in un altro file con il normale cp, poi possiamo azzerarli (=impostarne la lunghezza a zero) con il seguente trucchetto: cat /dev/null > /var/log/logfile che in pratica sovrascrive con il "nulla" (/dev/null) il file interessato.
Hint n. 14: sapere quali processi accedono ai file di una directoryLavorando al ripristino di una determinata directory, potrebbe accadere anche che alcuni file siano aperti da processi in funzione: questo ci impedirebbe di sovrascriverli. Per sapere se è così e quali sono i processi, occorre usare fuser. Sempre pensando a /library/media, così: fuser -m /library/media Si otterrà una risposta di questo genere: /library/media: 5530c usando a questo punto il comando ps e filtrando l'output sul processo 5530 sapremo chi accede a qualcosa in quella directory: ps -laxw | grep 5530
Hint n. 15: usare il RAID softwareArgomento già discusso molte volte, ma sempre d'attualità. Abbiamo preparato una tavola che parla più genericamente del RAID, ma nello specifico possiamo apprendere moltissimo su questo argomento con questa ricerca su Google Linux. L'uso del RAID software è certamente utilissimo ma occorre ricordare che l'intero processo di gestione è a carico del computer: se esso dispone di potenza di calcolo in abbondanza e non è sottoposto a particolari stress come ricerche intensive, gestione di molti database o altre attività che comportano forte traffico sui dischi, può essere vantaggiosamente, economicamente e facilmente utilizzato. Dove, invece, la velocità di risposta e la leggerezza della macchina fossero fattori mission critical, meglio utilizzare un controller RAID dotato della propria intelligenza a bordo, certamente più costoso ma di peso minimo sulla / sulle CPU. Il grado di sicurezza conferito dal RAID software è lo stesso di quello tradizionale, con l'unica differenza del peso in termini di potenza di calcolo.
Hint n. 16: copiare un intero disco con erroriPuò accadere, ad esempio, che un disco dia gravi segni di malfunzionamento a caldo ma, magari, a freddo ancora riesca a funzionare decentemente. Per copiarlo non si può usare dd, che al primo errore si ferma; occorre usare ddrescue, concepito appositamente per questo scopo e presente in praticamente tutte le distro. Con esso, dopo aver posizionato il disco difettoso... vicino al getto d'aria fredda di un condizionatore, potremo copiare il contenuto del nostro preziosissimo disco SCSI /dev/sda nel nuovo disco SATA /dev/sdc in questo modo: ddrescue --max-retries=-1 /dev/sda /dev/sdc sperando che la... bassa temperatura non faccia esitare l'operazione. Grazie al parametro -1, infatti, ddrescue tenterà all'infinito, volendo; oppure, usando un parametro intero positivo, possiamo stabilire noi quante volte fargli provare.. Da usarsi con cautela e moderazione, ovviamente!
Hint n. 17: ripristinare file di testo cancellati accidentalmenteQuesto è spesso possibile senza alcun software aggiuntivo. Mettiamo di aver eliminato WPAkeys e di voler tentare di recuperarlo, sapendo che si trovava in /dev/hda3. Avviata la macchina con un Rescue CD o altra utility simile, tentiamo: grep -a -B10 -A50 -i WPAkeys /dev/hda3 > /tmp/recovered.txt Non è detto, ma spesso riesce. Il -B10 e -A50 servono come limiti a grep, per fargli scrivere nel file recovered.txt 10 righe precedenti e 50 righe seguenti al contenuto di quanto reperito sul disco, nelle vicinanze del "testo" WPAKeys. Tali parametri li aggiusteremo a seconda, per esempio, di quanto sappiamo essere stato lungo il file che tentiamo di recuperare. Se siamo fortunati, in recovered.txt, lavorando un pochino di editor, riusciremo a rimediare di nuovo il file perso.
Hint n. 18: controllare i file di logOltre alla sorveglianza manuale, svolta con il solito comando tail -f /var/log/filedilog ci si può servire di strumenti più evoluti che oltre all'analisi ne permettono una certa "scrematura". Per esempio, logcheck (reperibile su http://sourceforge.net/projects/sentrytools) oppure log-guardian (reperibile su http://www.tifaware.com/perl/log-guardian) che oltre a sorvegliare, individua la presenza di determinate stringhe a nostro piacimento.
Hint n. 19: sorvegliare il funzionamento dei dischiOggi la stragrande maggioranza dei dischi, siano essi SATA, EIDE o SCSI, dispongono di SMART (Self Monitoring Analysis and Reporting Technology) e di solito esso viene attivato per default. Potrete, al solito, sapere qualcosa in più di SMART con una abile Googlata come questa; tuttavia, il comando più importante da conoscere è smartctl e questi modi d'impiego:
Il primo ci dà informazioni specifiche sulla funzionalità, mentre il secondo ci dà informazioni generiche. Aggiungendo un -a ai parametri, la quantità di informazioni aumenta.
Hint n. 20: utilizzare LVM (Logical Volume Management)Si tratta di una forma più evoluta del gestire i dischi. L'uso finale non differisce dall'impiego diretto di un disco, ma si dispone di altre possibilità, prima fra tutte quella di poter variare a proprio piacimento e in qualsiasi momento la dimensione di una partizione; oppure, quella di creare uno "snapshot", una "fotografia" del disco così com'è in un determinato momento. Può essere una scelta vincente da farsi, ovviamente, più in sede di pianificazione che dopo aver installato tutto. Al solito, per avere indicazioni dettagliate, munitevi di santa pazienza e "Googlate" a fondo con questa ed altre ricerche simili. L'importante è che vi ricordiate che esiste.
E con questo chiudiamo la lezione della tavola "Linux non parte: che fare?", dedita a fornire strumenti sia per gestire il mancato avvio, sia per avere copie di sicurezza che, in caso di fallimento nel far riavviare la macchina, permettano di riprendere la normale operatività. Vi raccomandiamo di salvare la pagina e di tenerne copia a portata di mano. |
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