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AT&T: parli male di me? Ti taglio i fili
Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT)   
martedì 09 ottobre 2007

AT&T

Il colosso delle TLC statunitensi aggiorna le sue condizioni d'uso, aggiungendovi parti che legano i suoi clienti mani, piedi e... bocca

Roma - AT&T, tra i più grandi operatori TLC del mercato statunitense, ha recentemente aggiornato i suoi Termini e condizioni d'uso inserendovi parti che hanno lasciato perplessa gran parte della rete Internet.

 
 

 
 

In sostanza, recitano le condizioni, al punto 5.1: "AT&T può immediatamente sospendere o terminare l'erogazione di parte del servizio o anche l'intera fornitura, identificativi utente, posta elettronica, indirizzi IP, URL o nomi a dominio utilizzati dal cliente, senza preavviso, per una condotta che AT&T ritenga sia in violazione: a) delle condizioni d'uso; b) di qualsiasi legge, regola o tariffa - comprese, senza limitazioni, le violazioni al coypright o alla proprietà intellettuale, oppure una violazione sui Termini e Condizioni d'uso, politiche e suggerimenti; c) tenda a screditare l'immagine o la reputazione di AT&T, aziende collegate, affiliate e affini...".

L'immediata reazione della rete, di certo poco tranquillizzante, è stata piuttosto violenta: sul Blog SeoBlog è stato scritto uno tra i post con il miglior compromesso riferibile tra compostezza e determinazione. Dice il blogger "[Cari] AT&T e Cingular: attualmente sono vostro cliente e debbo dire che la vostra copertura 3G è ridicola. Le vessazioni sull'iPhone sono un altro pessimo modo di trattare la clientela. Se avete intenzione di sospendermi il servizio per violazione della clausola 5.1 dei vostri Termini e Condizioni, [sappiate che] il 100% di ogni e qualsiasi forma di comunicazione [da parte mia], sia essa vocale/digitale/elettronica o qualsiasi altra sarà ri-pubblicata nella sua interezza su questo blog. Vediamo cosa succede.".

In altre espressioni, di cui alcune molto colorite, clienti e non clienti esprimono intensi sentimenti di stizza e di vivo dissenso per una politica, per la verità, alquanto vellicativa. D'altro canto, anche posizioni tranquille come quelle dei siti afferenti alle realtà legali, meno disinvolte e attestate più sull'analisi schietta e disinibita degli aspetti tecnico-legali, non risparmiano un certo grado di critica sul recente operato regolatorio di AT&T.

 
 

 
 

La vicenda fa anche pensare a Verizon, altro operatore di rilievo negli Stati Uniti, le cui policy sono meno invasive di AT&T ma di certo non leggere: nel Blog della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Harward, un commento a un post dice: "preferisco le condizioni di Verizon piuttosto che quelle di AT&T. Verizon in sostanza dice che può sospendere l'erogazione dei servizi quando vuole, per qualsiasi ragione, compresi guasti, problemi alla rete, apparecchiature non funzionanti o hackeraggio. Invece, AT&T dice che se si pronuncia una parola contro di loro, possono interrompere il servizio. Devono aver preso lezioni dalle Autorità del Myanmar".

Altre fonti, come FairUse, si dicono convinte che questa modifica apportata da AT&T violi le proprie stesse condizioni d'uso. Al di là di qualsiasi considerazione di carattere sociale, specie pensando al normale traffico telefonico, l'aspetto più preoccupante è quanto ruota intorno al come l'azienda possa venire a sapere che "se ne parla male". I suoi rapporti, per alcuni aspetti obbligatori, di collaborazione con NSA e con le altre Autorità dello Stato, al pari di altre aziende operanti nel settore delle telecomunicazioni, non fanno che confermare il sospetto che ogni tipo di comunicazione, in qualsiasi forma venga svolta, sia posta sotto continuo e incessante controllo.

Marco Valerio Principato

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