Tecnocronaca
Comunicare
Giappone, nuove regole di comunicazione | Giappone, nuove regole di comunicazione |
| Scritto da Floriana Savoldi Maraini (Bologna - IT) | |
| lunedì 07 gennaio 2008 | |
|
In silenzio, con poco rumore sia sulla stampa estera che nazionale, il Giappone si dedica ad una profonda rivisitazione delle regole di comunicazione su Internet. Bologna - Solleva attenzione la quantità di interventi che il Giappone, lo scorso mese, ha silenziosamente messo a segno per regolamentare con maggiore accuratezza determinati tipi di comunicazione. L'introduzione di nuove regole, studiate con dovizia di particolari, altera alcuni tra gli equilibri più delicati tra la socialità e i flussi di informazioni, in particolare quelli che scorrono nell'epoca del Web 2.0.
I due alti funzionari si sono concentrati sulle tre aree di maggior interesse in tema di comunicazioni: il contenuto web, l'accesso a Internet dai cellulari e il file sharing. Ne è emersa una serie di provvedimenti - su cui si intrattiene a lungo Gyaku (in inglese) - che introducono alcune importanti novità. Tra queste, l'introduzione del concetto "All Over IP" (tutto su IP), in ordine al quale le open communications, sinora vagamente definite, vengono scisse in due distinte attività: information transmission e broadcasting (trasmissione di informazioni e trasmissione unidirezionale). Questa distinzione consente allo Stato di discernere tra attività tradizionali di divulgazione di informazioni e trasmissioni che altro non sono se non la "versione su IP" delle normali trasmissioni radio e TV, tipicamente soggette a un meccanismo di censura insito nell'autorizzazione all'esercizio. Sarà dunque possibile, per lo Stato, intervenire direttamente sui contenuti, giudicando quelli ritenuti "minaccia", sia essa di carattere politico che etico. Questo in particolare per i cosiddetti UGC, gli User Generated Content, cioè i contenuti generati dagli utenti.
Quanto al file sharing, argomento sinora trattato marginalmente dalla Legge sul Copyright giapponese, è stato accuratamente esaminata la quasi totale impossibilità per un qualsiasi cittadino di stabilire se un file scaricato sia illegale prima di averlo, appunto, scaricato. È pertanto allo studio un metodo per legare la possibilità di eseguire un download all'appartenenza all'apposita whitelist del sito o dell'indirizzo da cui si scarica. Una sterzata, dunque, assolutamente silenziosa, per volere dello stesso Governo. Nel quale, però, la storica mancanza di coordinamento fra diversi comparti della Pubblica Amministrazione non aiuta: attivisti come il Movements for Internet Active Users (MIAU) si sono adoperati per colmare questa lacuna, ma resta la necessità di attenzione internazionale per coordinare, supportare e favorire il confronto su un tema pressante come quello del cyberspazio giapponese. Floriana Savoldi Maraini |
| Flash |
| Attualità |
| Tecnocronaca |
| Didattica |
| Didattica 2 |
| Hobby |
| Download |
| RSS |
| Ricerca avanzata nel sito |
Immagini tra i volti:
Immagini nelle news: