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Con l'IPv6 l'india rischia di restar fuori
Scritto da Marco V. Principato (Roma - IT)   
lunedì 22 ottobre 2007

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Nonostante gli avvertimenti già in circolazione da tempo, l'India dichiara apertamente di essere ben lontana dal poter affrontare l'IPv6. Rischia di rimanere isolata dalla rete? Prendere esempio e valutare, queste le cose da farsi

 
 

Bangalore, India - La rete Internet, così come si trova oggi, è destinata a continui cambiamenti a causa della minaccia di esaurimento dello spazio di indirizzamento IPv4. Senza un indirizzo IP nessun apparato, mobile o fisso che sia, può collegarsi alla rete. L'IPv4, che è la più usata versione dell'Internet Protocol, sta rapidamente esaurendo gli indirizzi e il punto di non ritorno potrebbe realizzarsi già nel 2009.

Queste le parole con cui The Hindu esordisce in quest'articolo denunciando che, mentre nel resto del mondo le grandi aziende e i governi si stanno preparando a passare a IPv6, l'India resta un Paese che, pregno di autocompiacimento, non si muove. Ciò a dispetto di un numero tutt'altro che trascurabile di utenti mondiali in crescita, oltre un miliardo, stimato nel 2006 e previsto aumentare a un miliardo e mezzo entro il 2011, di cui l'India costituisce una parte non certo trascurabile.

Il problema, continua The Hindu, è che IPv4 offre una limitata quantità di indirizzi, 4.294.967.296, per l'esattezza. Si tratta di un massimo teorico, in realtà è impossibile utilizzare con efficienza tutti gli indirizzi. "Non c'è tempo da perdere", avvertono gli esperti. "Il consumo di indirizzi IPv4 sembra che acceleri. Attendere fino all'ultimo minuto diventerà antieconomico, mentre chi si muove per tempo avrà nuove o migliori opportunità", dice al giornale Chandra Kopparapu, un protagonista della rete in India.

L'incetta di indirizzi IP toccherebbe per prima il business degli Internet Service Providers. Ciò potrebbe determinare un calo di sviluppo estremamente impattante su regioni come l'India, il resto dell'Asia, Africa, America latina e Caraibi, dove la penetrazione di Internet non è ancora così pronunciata. "Al momento, in India la penetrazione del mercato da parte della banda larga è molto ridotta. Con la crescita dell'utenza, il consumo di indirizzi diventerà sempre di più un problema", riferisce Mr. Kopparapu.

Non essendo, ormai, l'accesso a Internet ristretto ai PC, è sicuro che molti vorranno iniziare a collegarsi tramite cellulare e PDA e questa ulteriore richiesta è un altro elemento che cozza contro la scarsità di indirizzi. È proprio in questo contesto, secondo The Hindu, che entra significativamente in gioco l'IPv6. Esso è progettato proprio per aumentare lo spazio di indirizzamento e consente a miliardi di nuovi apparecchi, così come a tutte le tecnologie always on quali fibra residenziale, Ethernet residenziale, xDSL e BPL (Broadband on Power Lines, Banda Larga su Rete Elettrica) di collegarsi alla rete.

 
 

L'IPv6, con il suo spazio di indirizzamento a 128 bit, mostra anche in questo la sua superiorità; può, tra l'altro, coesistere con l'IPv4 senza dargli alcun fastidio. Le applicazioni possono, se il sistema operativo li vede entrambi, utilizzare sia IPv4 che IPv6, a propria scelta, anche se gli standard impongono che, dove possibile sia data la preferenza all'ultimo.

La situazione delineata da The Hindu appare alquanto credibile, anche se vista con occhio occidentale, essendo l'India un paese estremamente complesso, vasto e che ha vissuto uno sviluppo incessante e veloce, al punto da attuare provvedimenti drastici e a introdurre limiti alla fruizione di alcune tecnologie per i minori di 16 anni. Non resta che trarne esempio e seguire, quindi, le indicazioni ampiamente disponibili in rete, di cui abbiamo già iniziato a dare segnali qui stesso, e cominciare a pianificare una strategia di approccio.

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