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La "banda Internet" potrebbe diventare una sorta di moneta globale | La "banda Internet" potrebbe diventare una sorta di moneta globale |
| Scritto da MVPNetwork Staff | |
| sabato 01 settembre 2007 | |
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L'idea sembra alquanto bizzarra, ma il principio di fatto non lo è e non è neppure del tutto nuova, soprattutto alla luce dell'impiego che gli ideatori ne hanno individuato. Secondo alcuni ricercatori, la "banda internet", cioè la capacità di una qualsiasi connessione di trasportare dati, potrebbe diventare una vera e propria forma di "moneta" internazionale. Mediante questo concetto si attua l'idea dei ricercatori secondo cui gli utenti "pagano" per scaricare file con l'azione di caricarne. La notizia, apparsa ieri sul NewScientist, ricorda il meccanismo di molti sistemi di scambio file: tra questi, ad esempio, il network DC++ dove quasi sempre i "gestori" dei server obbligano gli utenti alla condivisione di un minimo di file per consentire l'accesso. A tal proposito va sempre ricordato che è anomalo definire server un computer che autentica gli utenti di DC++: esso non contiene e non condivide alcun file, sono gli utenti che lo fanno; il server si limita a elencare questi ultimi e i file che condividono. Secondo i ricercatori, l'obiettivo di questa idea della "banda-moneta" è di assicurare che i contenuti futuri, in particolare quelli video, siano distribuiti il più correttamente e efficientemente possibile. Così, è venuto spontaneo al gruppo di sviluppare un apposito programma di condivisione peer-to-peer, di cui chiedono alla comunità degli utenti la chance di metterlo alla prova. Gli sviluppatori non escludono che, con il diffondersi di questa tecnica, possa crearsi un vero e proprio mercato globale della banda Internet, con scopi di lucro. Il software in questione si chiama Tribler e usa una versione modificata dell'algoritmo di BitTorrent. Esso richiede agli utilizzatori che stiano scaricando, ad esempio, un grosso file, di renderne disponibili gli spezzoni ad altre persone che desiderino scaricarlo, dividendo così l'impiego di banda e accelerando le operazioni di download per altre persone. Questo meccanismo, però, ricorda molto anche quello di E-mule, dove non solo ciò che si è appena scaricato è automaticamente condiviso ma anche i singoli spezzoni, durante il download, sono condivisi e contribuiscono a far completare i download ad altri. Secondo i ricercatori, comunque, queste tecniche servono ad aggirare un problema frequente, costituito dai cosiddetti "free riders", cioè coloro che scaricano molto ma rifiutano di lasciar scaricare agli altri proprio materiale non per il materiale stesso ma per risparmiare banda. Essendo Tribler un sistema che basa la propria offerta sulla mutua fornitura di banda - e, quindi, di contenuti - tale evenienza dovrebbe smettere di esistere. L'esistenza di Tribler, va detto, non è nuova, come si potrebbe credere dall'articolo del NewScientist. Se ne parla già da molto tempo e uno dei primi post che lo descrive, nel P2P Forum Italia, risale a Febbraio 2006, data in cu i però il programma non era ancora disponibile per il download. Nello stesso forum si possono leggere anche alcune preoccupazioni delle persone circa la rintracciabilità di chi condivide. Ancora, il 25 Maggio 2007 Luca Annunziata ne parla su Punto Informatico offrendo, come consuetudine della rivista, molti riscontri con altre notizie di pari contenuto in rete, utili a formare la propria opinione. Digitando solo la parola Tribler su Google, ad oggi si ottiene un sommario di circa 511.000 risultati: tenendo conto che non si tratta, in linea di massima, di un termine appartenente ad una lingua, il risultato è da ritenersi abbastanza attendibile: anche aggiungendo alla ricerca i termini share, sharing o p2p i risultati oscillano tra 300.000 e 490.000. Il senso, quindi, dell'articolo del NewScientist non è certo quello di segnalare l'esistenza del programma, quanto quella di evidenziarne il concetto di trading: lo dimostra la ricerca su Google fatta inserendo la frase tribler bandwidth trade, che porta a poche decine di risultati (86, al momento in cui scriviamo). NewScientist, quindi, evidenzia con l'articolo e con l'applicazione pratica di Tribler, la sempre maggiore importanza che ha la banda passante su Internet per la condivisione delle informazioni e dei contenuti. Come scenario di background, l'articolo indica anche il parere di David Hutchison, che lavora sui metodi alternativi di distribuzione dei media alla Lancaster University in Gran Bretagna: "Peer-to-peer is a good way to get around centralisation", ovvero il peer to peer (se ben usato, n.d.r.) è un buon modo per aggirare la centralizzazione. |
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