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Pubblicita' contestuale: EU preoccupata
Scritto da Alessandra Pallavicini Castelli (Milano - IT)   
venerdì 30 novembre 2007

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C'e' preoccupazione in Unione Europea per la pubblicita' contestuale. La UE entra nel merito con approfonditi controlli e valutazioni.

Milano - Secondo l'Unione Europea, la pubblicità contestuale è argomento da sottoporre ad approfondita analisi, nel timore che la compromissione della privacy possa minare un settore economicamente rilevante.

 
 

"È una questione molto importante, che pensiamo di affrontare compiutamente come parte integrante del nostro lavoro il prossimo anno", ha detto a Reuters Gabriele Lowenau, consulente legale della Commissione Federale tedesca per la protezione dei dati personali. Le regole, ricorda infatti TechCrunch, opportunamente applicate in passato hanno costretto Google a limitare la data retention a 18 mesi.

"La pubblicità contestuale è destinata ad essere uno strumento molto utile, perché alimenterà parte del gruppo e aiuterà ad aumentare il profitto medio per ogni utente", ha detto Jean-Bernard Levy, chief executive del gruppo media e telco Vivendi in una conferenza tenutasi la scorsa settimana a Montpellier. Ed è proprio questo il senso che rende il targeted advertising uno strumento goloso: diverso dal normale flusso pubblicitario, basa la scelta dell'argomento dei propri messaggi sui costumi e le abitudini degli utenti, incluse quelle di navigazione e di acquisti online.

 
 

In tutto ciò, però, "siti come Facebook stanno rivoluzionando il modo in cui comunichiamo nel ventunesimo secolo", dice Adam Green di MoveOn.org Civic Action in una email, "ma dobbiamo accertarci che gli advertiser mettano i bisogni e i diritti di privacy della gente davanti ai loro bisogni di business".

L'attenzione della UE sul fenomeno è anche sospinta dalla petizione, sottoscritta da 13000 e più utenti di Facebook, contro le nuove tecniche di pubblicità che il portale ha messo in funzione, tecniche che avvertono, tra l'altro, gli altri utenti del portale sugli acquisti effettuati dagli utenti "amici".

Non è dunque da escludersi che anche Facebook possa rientrare nelle attenzioni della UE. Nel frattempo, come sempre, non resta che l'arma più efficace: quella di non subire la rete, ma utilizzarla attivamente, lasciando in funzione tutte le difese possibili, tecniche e non.

Alessandra Pallavicini Castelli

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