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Gli esperti dubitano dell'efficacia del blocco alle ricerche proposta in sede UE | Gli esperti dubitano dell'efficacia del blocco alle ricerche proposta in sede UE |
| Scritto da MVPNetwork Staff | |
| martedì 25 settembre 2007 | |
Arrivano i pareri degli esperti a proposito delle recenti proposte emerse in sede UE per "filtrare la ricerca di particolari termini sui motori di ricerca". LONDRA - Non tardano ad arrivare i segnali circa le recenti proposte fatte da Franco Frattini, il cui pacchetto di provvedimenti contro il terrorismo, che dovrebbe essere presentato entro qualche settimana, comprende la proposta di filtrare alcune parole dai motori di ricerca acciocché non portino ad alcun risultato. Circa la consistenza di questo provvedimento in rete è praticamente scoppiato un putiferio: anche qui ce ne siamo occupati, sia pure marginalmente, a causa della evidente inconsistenza di tale progetto.
Ora però arriva il parere di alcuni esperti, riportato dall'agenzia Reuters, sul cui parere c'è poco da discutere. La prima parola è che tale provvedimento è un percorso irto di ostacoli, prima di tutto tecnici; secondo alcuni, del tutto impraticabile. Alcuni esperti industriali, senza neanche analizzare granché, si danno convinti che idee di questo genere sono destinate a fallire. "Non funzionerà, perché non ha senso bloccare qualcosa", ha detto a Reuters Harald Summa, chief executive dell'associazione tedesca degli industriali ECO. "Se si procede al blocco, come nulla quel contenuto diventa disponibile dopo un minuto su un altro sito". Quanto ai contenuti di stampo nazista, "non è facile, ma ci sono già casi in cui lo facciamo", ha detto un portavoce di Google residente a Londra a Reuters. "Per esempio, in Francia e in Germania è illegale visualizzare certi siti con contenuto di stampo nazista, per cui vengono rimossi da google.fr o da google.de, come richiesto. Ciò non significa che se si cerca la parola nazi su google.fr non si trovi nulla: semplicemente i risultati che noi abbiamo individuato come illegali in quella giurisdizione non vengono mostrati". Il portavoce ha precisato, comunque, che bloccare determinati risultati "è una proposta tecnicamente complessa" e, per contro, vi sono molti modi per aggirare l'ostacolo. Nell'esempio di cui sopra, i francesi possono ottenere comunque il risultato cercato collegandosi con la versione francese di Google Canada; così come i contenuti politicamente rilevanti, filtrati in Cina, possono tranquillamente essere trovati cercando direttamente su Google.com in lingua cinese.
Le cose si complicano quando i siti da escludere sono fuori del territorio dell'Unione Europea. Una soluzione è quella di compilare delle Black List e fare in modo che i vari provider vi impediscano l'accesso: ad esempio, l'Inghilterra ha una lista di circa 1200 siti vietati, orientati agli abusi sessuali sui minori, che fa circolare tra i provider. Ma, riferisce in un'intervista telefonica Richard Nash, presidente dell'EuroISPA (European Internet Services Providers' Association), tale approccio ha dei severi limiti. "Porre in essere un simile blocco potrebbe sembrare all'apparenza facile, ma parte dal presupposto che i siti da bloccare rimangano sempre nello stesso luogo, cosa che non accade. Essi si spostano in continuazione: è proprio così che evitano di essere acciuffati". |
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