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Google e Gmail nel mirino dell'Iran | Google e Gmail nel mirino dell'Iran |
| Scritto da MVPNetwork Staff | |
| martedì 18 settembre 2007 | |
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L'Iran pensa bene che Google e Gmail siano qualcosa a cui i cittadini iraniani non debbono accedere. Che si sia consigliato con la nostra AAMS...
MOUNTAIN VIEW - Gli uffici di Google sono pieni di sguardi attoniti: l'Iran ha deciso che i cittadini non debbono poter accedere a Google e a Gmail, il servizio di posta elettronica del gigante delle ricerche. La notizia è circolata con molto fragore ed è stata, ovviamente, indicizzata subito. Tra i primi blog a segnalarlo è stato BoingBoing, con un post scarno ma significativo, indicando la fonte: un certo Jadi, che lo ha scritto nel suo blog, con tanto di snapshot video. "Posso confermare che questi siti sono stati filtrati", ha detto Hamid Shahriari, segretario del Consiglio Nazionale per l'Informazione iraniano a Middle East Online, pur non chiarendo alcuna ragione per cui l'operazione sia stata avviata. Middle East Online spiega che l'Iran ha politiche di banning molto severe nei confronti dell'informazione online e tende a vietare ai cittadini l'accesso a "decadent material posted abroad", materiale "decadente" pubblicato all'estero. Abitudine a cui, tra l'altro, il governo iraniano non è affatto nuovo: spesso anche la ricezione satellitare TV è stata oggetto delle sue attenzioni. Ha parlato della circostanza anche Adelaide Now, informando che un funzionario della "Telco" locale avrebbe giustificato la circostanza come un errore, ma stando al Funzionario di Stato di cui anch'esso parla subito dopo, non sembra proprio sia così. Analizzando in rete, si può anche facilmente individuare un altro post, sullo stesso blog che ha dato origine alla notizia in argomento, dove è stata fotografata la schermata censurante di Google intorno a Maggio, riferita alle vicende di embargo e di controcensura che gli Stati Uniti applicarono alla Cina, all'Egitto e all'Iran. Un contrasto tra Occidente e Oriente che non si placa neanche davanti alla maestosità della Rete.
Come se rispettare le Leggi Islamiche sull'abbigliamento fosse diretta conseguenza del poter navigare su Google.
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