Dissing, reaction e il dorato mondo del social vaping: elenco dei danni e cosa resterà

Tempo di lettura: 5 minuti – Dinamiche di contrasto sociale che potrebbero essere gestite con civiltà, esaurendosi in un battibaleno, concludendosi con un nulla di fatto e tutti amici come prima. Invece, in un mondo che gira al contrario, ci si imbastiscono trame tanto consumatrici di risorse quanto inutili dimenticando, tra l’altro, che ormai è un circolo chiuso a crescita bloccata con destino sostanzialmente già segnato.

Copertina del video podcast.
Copertina del video podcast.

Il mondo del dissing e delle videoreaction nell’ambito del vaping vorrebbe essere la parte mediatica più spettacolarizzata e, al contempo, spettacolarizzante, perché a tratti servita con leggerezza ed ironia reali, a tratti con dosi anche massicce di malignità o cattiveria gratuite, a tratti in modalità viscerale, che spesso sconfina nella scostumatezza, nell’irriverenza, nella profonda mancanza di rispetto, nella provincialità e nell’assenza di educazione, diplomazia e garbo.

Intendiamoci: c’è sempre stato. Anche quando il dorato mondo del vaping non era “social” nel vero senso della parola. Ossia, quando a dominare la scena dell’informazione svapereccia erano i forum, anzi: lì sopra c’erano lotte senza quartiere, magari per ragioni non dico più serie, ma più pertinenti. Poi sono entrati in gioco i social, e tutto è cambiato.

Per capire come è andata con l’avvento dei social bisogna sommare tra loro:

  1. fatte naturalmente salve le dovute eccezioni, l’evidente incompetenza di base di parti rilevanti di pubblico, a cui si somma quella che Giuseppe Prezzolini, riguardo gli influencer, streamer e content creator, avrebbe indicato come appartenenza alla voce n. 5 del primo capitolo del pregevole scritto “Codice della vita italiana” (1921);
  2. il tirarsela di alcuni di questi ultimi (voce n. 6 del medesimo capitolo del medesimo scritto prezzoliniano);
  3. la maldestra trasposizione del concetto di dissing da altri mondi, dove il dissing è dissing, ma con tutti altri presupposti e dinamiche totalmente diverse;
  4. la leonite da tastiera, ancestrale e radicata nell’essere umano, in particolare in quello italiano;
  5. l’attività mediatica derivata, cui parte del pubblico ama assistere (anche se spesso lo nega) e parte dei creator ama produrre (idem).

Un mix micidiale, che dà luogo a contenuti vacui, effimeri e, in un’ottica nemmeno a lungo, ma già a medio termine, perfettamente inutili in quanto possono, al massimo, divertire gli stessi personaggi intenti a cercare di tenerne le redini e chi si abbandona all’adulazione di tali personaggi. Non ci si chiede, infatti, cosa penserebbe di tali contenuti l’avventore casuale, quello che spunta per caso dal nulla, assiste a quel contenuto e, nella migliore delle ipotesi, scorre via (nella peggiore si fa una pessima opinione dei personaggi in questione e dei relativi adulatori).

Eppure, per quanto mi riguarda, in qualche caso è stato necessario farci i conti. Per dei semplici motivi: in media il pubblico è facilmente manipolabile, crede in chi fa la voce più grossa, non ha senso critico e, soprattutto, si schiera facilmente con il volto dall’eloquio più sguaiato e sfrontato, anche se poi tali atteggiamenti danno forza solo in apparenza. A quel punto è facile che la folla, in preda all’adulazione, decreti che si sia degli inetti, degli incapaci, dei codardi o qualsiasi altra definizione in sintonia con gli strali lanciati dal volto noto o acclamato di turno.

Bene: farci i conti non è stato affatto difficile. Proprio in questa ottica ho dato alla luce un canale come Svaporeaction ed ha funzionato perfettamente: i personaggi ai quali sono state somministrate le meritate risposte hanno provato a loro volta a rispondere, naturalmente senza alcun risultato. Posso ben immaginare, a seguito delle mie risposte, la miriade di messaggi, screenshot, registrazioni video e quant’altro, cercando di capire se, in qualche modo, poteva essermi assestata una bastonata definitiva.

Ovviamente, non c’è stato niente da fare e il risultato ottenuto è stata la totale scomparsa delle ostilità. Chi semplicemente cessandole, chi approfittando del progetto di sottrarsi del tutto dalla scena mediatica di settore, ormai satura e mercificata sia lato pubblico che lato creator, nonché svilita e banalizzata dalla decisa sterzata del mercato della domanda verso i dispositivi semplici e i liquidi trasparenti a oltranza.

L’osservazione da fare è un’altra: qual è il destino futuro di un simile ammasso di rottami, dal quale è scaturito uno scenario tale da concepire la gestazione e la nascita di un canale come Svaporeaction (e altri simili)? Proviamo a rispondere osservando quale sarebbe il futuro di un tale canale.

  1. Futuro prossimo: risorsa semi-abbandonata e sostanzialmente dimenticata dal pubblico, la sua presenza funge solo da monito e fa riflettere gli pseudo-creator prima di dire/fare altre cialtronate, ammesso che vi sia ancora voglia di farne e che il medium ospite lo permetta;
  2. futuro a medio termine:  fuori dagli indici di ricerca, stato di abbandono totale;
  3. futuro a lungo termine: del tutto scomparso dai radar, le nuove generazioni di occupanti di quella scena mediatica probabilmente non sapranno mai della sua esistenza, resterà papabile come utenza da “autorimuovere” alla prima occasione utile, al fine di recuperare risorse da parte del medium ospite.

Uno spreco di tempo, di potenza di calcolo e di storage che poteva essere facilmente risparmiato: sarebbe bastato il semplice badare esclusivamente ai fatti propri, mettere da parte le manie di protagonismo, tenere a bada la brama di acclamazione popolare ed essere, semplicemente, persone normali, impegnate a guardare ciò che esse stesse fanno, piuttosto che concentrarsi su ciò che fanno le altre alla ricerca del cavillo su cui imbastire critiche o lanciare crucifige insensati.

Alle spalle il mondo del vaping, preso atto della tendenza, invece di rafforzarsi e imparare a difendersi, grazie anche alle derive mediatiche ha smesso di essere dorato ed è diventato evanescente, scarno, scarsamente fidelizzato, frammentato, sfiduciato, disorientato, intossicato e anche molto disincantato.

Esattamente quanto occorreva per renderlo totalmente incline al Plug ‘n Play (i cui attori di mercato ne hanno prontamente preso nota e adeguato l’offerta), modalità tecnico-commerciale che, per propria intrinseca natura, recide qualsiasi legame stabile e duraturo mentre inclina al consumo di massa, relegando in un angolo un mondo di hardware e liquidi non in grado di sostentarsi senza la necessaria passione e coesione di un mercato della domanda anche piccolo, ma compatto e determinato. Tale disgregazione, oltretutto, non aiuta né sotto il profilo commerciale, né sotto quello giuridico dove, per attuare un’efficace azione di contrasto alle facili politiche restrittive e impositive, sarebbe servita, invece, una quantità di coesione e passione ormai nascoste dalla nebbia del consumismo Plug ‘n Play.

Aggiungiamo a questo che oggi è divenuto inutile impegnarsi mediaticamente in opere di divulgazione o anche – diciamolo – di promozione sotto mentite spoglie di recensione, in quanto gli attuali media social, ad esclusione forse di uno o due (ma con i quali bisogna saperci avere a che fare, il che non è stato e non è da tutti), impediscono di raggiungere nuovi segmenti di pubblico se il content creator non paga per promuovere i propri contenuti. Di conseguenza, il pubblico raggiungibile è sostanzialmente sempre lo stesso, statico e invariabile, con pochissimi nuovi adepti, ormai talmente prevedibile da aver totalmente perso qualsiasi rilevanza.

Ovvio: il mondo sta girando al contrario, non poteva che andare così. Cosa resterà di tutto ciò che c’è stato finora?

A mio avviso, tempo tre/cinque anni e il vaping sarà semplicemente il fumo 2.0, reperibile nelle migliori tabaccherie, nella più rosea delle ipotesi con liquidi esclusivamente di sintesi acquistabili a scelta, prodotti da pochi, grandi produttori autorizzati, e hardware refillabili e ricaricabili. Fiere ridotte a una vetrina riservata ai commercianti, niente più modder, niente più piccoli produttori di liquidi, tasse applicate su tutto il settore a livello dei tabacchi ordinari o forse anche più alto, visto che fa comunque molto meno male del combusto e, di conseguenza, non foraggia né il comparto sanitario né le lobby farmaceutiche.

Poi, un residuo di quattro gatti ancora intenti a procurarsi liquidi di origine organica e a rigenerare (più due soli gatti intenti a fare estrazione domestica in gran segreto) i quali, essendo in gran parte in età non più adolescenziali, una volta trapassati non lasceranno alcuna traccia di sé riguardo a questo dorato mondo, con tutto il loro hardware e i loro liquidi che, una volta in mano a chi sarà loro succeduto, finirà inesorabilmente in discarica.

Troppo triste, troppo catastrofista? Anche qui, ce lo sapremo ridire.

MVP


Marco V. Principato

(51 articoli in queste aree)

Informatico sin dagli anni '80, laureato con lode in Scienze della Comunicazione, dottore magistrale con lode in Informazione Editoria e Giornalismo, studente a vita per meritare davvero la qualifica di dottore, radioamatore (IK0MHG).

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