Tempo di lettura: 8 minuti – Qualche recensione si vede ancora, ma con scarsi riscontri dal punto di vista mediatico. La domanda nel titolo, dunque, dovrebbe sorgere spontanea.
Lo scenario del vaping italiano e mondiale è totalmente cambiato più volte, ma i cambiamenti dell’ultimo anno / ultimi due anni, dal punto di vista del mercato della domanda e dell’offerta, sono stati molto più imponenti.
In, tutto sommato, pochi anni siamo passati dai liquidi solo sintetici al sapor di intonaco bagnato, stracarichi di nicotina per via della scarsissima percezione regalata dai dispositivi più antichi (per citarne qualcuno: i primi cartomizzatori, i CE4, le Eleven, le Categoria, le Ovale e simili, roba di 13-15 anni fa ormai fuori mercato), agli estratti di tabacco organici, prima più grezzi e oggi ultrafiltrati, nonché ai dispositivi non rigenerabili di oggi, con una resa aromatica spesso vicinissima a quella dei migliori dispositivi rigenerabili e un hit (il famoso colpo in gola dato dalla nicotina) di tutto rispetto, solitamente ancora un po’ più basso rispetto ai rigenerabili, ma comunque apprezzabilissimo.
A questo i dispositivi che oggi vanno per la maggiore, le famose POD, aggiungono la soddisfazione di alcuni desideri dominanti nel mercato della domanda: semplicità, immediatezza, se possibile tiro automatico e nessun tasto da premere, zero manutenzione (ad eccezione del rifornimento di liquido, cambio cartuccia e carica della batteria), nessuna necessità di attrezzature specifiche neanche se minime, ingombro e peso ridotti, grande durata in stato di usabilità, quindi sia di batteria (almeno per alcuni) che di buona resa aromatica. E, per quanto concerne la ricarica della batteria, con l’adozione oggi pressoché generale delle prese USB-C, qualsiasi caricabatterie di uno smartphone è utile per permetterla. Ciliegina: su questi dispositivi, a parte qualche sparuto caso, c’è veramente poco, quasi nulla, da imparare. Anche un caprone può riuscirci.
Di qui la grande facilità, per il marketing di questi oggetti, nel commutare il desiderio in bisogno e far scattare la decisione di acquisto. Ne consegue un corrispondente e inversamente proporzionale (quindi molto forte) calo della penetrazione di mercato da parte dei dispositivi rigenerabili, di tutto ciò che ruota loro intorno e, naturalmente, dei liquidi non trasparenti, idonei per quel mondo ma non per POD e dispositivi non rigenerabili.
Dunque, premesso che le resistenze, sia su POD che sulla strangrande maggioranza delle testine, ormai sono pressoché tutte a piastrina di mesh verticale, montate in strutture molto simili tra loro, ha ancora senso recensirne le prestazioni aromatiche? Salvo pochi e isolati casi, non si direbbe proprio. A fare la differenza sono solo piccoli e pochi dettagli in grado di variare la resa. Tra i più significativi il valore in Ohm e la potenza in Watt erogata alla cartuccia/testina, che possono dare un’idea sommaria e orientativa della quantità di lavoro svolto, non della qualità. Ma, quanto a prestazioni aromatiche e hit, nella stragrande maggioranza dei casi siamo di fronte a un livellamento che le rende – a parità di Ohm/Watt – pressoché tutte equivalenti, con differenze tra una e l’altra tranquillamente classificabili come minime, trascurabili, irrisorie.
Per di più, occorre ricordare che i direttoriali ADM e la TPD hanno vietato espressamente la pubblicità stabilendo, tuttavia, che il parlare delle singole parti (resistenze, atomizzatori, accessori dei medesimi, cartucce POD, box, tubi, così come di aromi e liquidi scomposti) non fosse da considerarsi pubblicità indiretta, dunque un contenuto che ne parlava non era da ritenersi contro le regole. Adesso, però, lo scenario è cambiato: con l’entrata sotto ADM anche di qualsiasi prodotto considerato PLI o PLA (Prodotto Liquido da Inalazione o Prodotto Liquido Aroma), questi ultimi sono diventati tassativamente non pubblicizzabili, né indirettamente né – men che meno – direttamente, con un conseguente irrigidimento che inevitabilmente lambisce anche ciò che PLI o PLA non è.
Resta, quindi, ancora graziato da una sorta di vuoto normativo l’hardware o, meglio, le parti dell’hardware, in quanto pubblicizzare – direttamente o indirettamente poco importa – un prodotto completo come una POD o un kit completo, comunque esso sia composto, rientrerebbe tra le azioni vietate. Mediaticamente, infatti, in Italia sono solo due le fonti autorizzate a farlo, prodotti da fumo combusto compresi: La Voce del Tabaccaio e SigMagazine, al cui direttore vanno con l’occasione i miei ringraziamenti per i chiarimenti in merito al dipanare questo intricato ginepraio di costrutti normativi.
Cos’altro, quindi, resterebbe da fare in una videorecensione, oltretutto sapendo che per i prodotti oggi più richiesti si ricade in un’area “nera” della quale non si dovrebbe mai parlare su qualsiasi medium diverso da quelli prima citati? Al di là di aspetti psicologici, come le riprese audio in tecnica ASMR delle fasi di unboxing, la visione degli eventuali colori diversi sul modello e l’illustrazione delle sensazioni tattili sull’oggetto, resta poco: descriverne le caratteristiche fisiche (dimensioni, peso, capacità serbatoio, durata batteria, velocità di ricarica e istruzioni per l’uso, molto limitate nei modelli semplici, più articolate in quei modelli dotati di almeno un tasto e di eventuale display o led di segnalazione), tutte cose in gran parte evincibili anche dalle confezioni o, prima della decisione di acquisto, dalle schede descrittive sui siti dei produttori.
Resterebbe da descrivere il contrasto al tiro, che però è una considerazione estremamente soggettiva, nonché – ultimo ma non meno importante – elencarne i difetti riscontrati durante l’esperienza d’uso, forse l’unico elemento che conferisca ancora valore aggiunto ad una videorecensione da guardare prima di decidere per l’acquisto.
E qui si apre un capitolo dolente. Il motivo è semplice: a parte chi acquista e poi parla di ciò che ha acquistato, c’è chi recensisce non acquistando, ma ottenendo i prodotti gratuitamente dai produttori o dai distributori perché questi ultimi mirano all’ottenimento di una videorecensione e/o di una cassa di risonanza. Qui c’è il bivio: o chi recensisce è tra i pochi più bravi che, ovviamente, oltre ad essere esperti sono anche coscienziosi, oppure è tra coloro che sono semplicemente meno in vista, meno esperti, meno smaliziati. Con ogni probabilità quest’ultima categoria potrebbe avere poco, o addirittura nessun interesse a parlare di difetti, per svariati ordini di ragioni. Vediamone alcune, ciascuna delle quali, dove applicabile, può essere o meno in concomitanza delle altre:
- il soggetto che recensisce, appunto, non dispone di sufficiente esperienza, dunque non sa individuare difetti, tranne quelli di grande evidenza che, solitamente, riferisce, altrimenti perderebbe di credibilità
- non dispone di tempo sufficiente per via di pressioni da parte del produttore a ottenere la videorecensione, oppure per propri impegni, e dunque non ha a propria volta tempo sufficiente per lasciare che i difetti vengano all’evidenza con l’impiego reale, specie laddove tali difetti si manifestino solo quando l’impiego si protragga nel tempo
- riceve il dispositivo con troppo poco anticipo rispetto alla data di uscita sul mercato e non ha potere contrattuale per concordare un conseguente ritardo nell’uscita della videorecensione o addirittura, in caso di difetti eclatanti, per sottrarsene del tutto o sentirsi libero di rivelarli tutti senza veli
- non vuole parlare affatto di difetti, anche se riscontrati, per non inimicarsi il produttore o distributore e non rischiare di veder annullato il proprio rapporto di collaborazione.
Quale che sia la combinazione dei punti sopra elencati, ecco che si viene a perdere, come anticipato, forse l’unico elemento importante, non evincibile se non da un’altra persona che impieghi materialmente il prodotto. E se quest’ultima lo ha regolarmente acquistato, è molto probabile che sappia dire tutto, difetti compresi, anche in modo impietoso e nulla omettendo, ovviamente in tempi meno compressi rispetto a chi non ha acquistato. Ma se si tratta di persona che invece parla di prodotti gentilmente inviati da, è molto probabile (attenzione: probabile, non sicuro) trovarsi nelle casistiche elencate sopra.
Dunque? Ricordando che parliamo di POD e non di altro, se tutto ciò che mi dà una videorecensione è unboxing, forma, colori, dimensioni, peso, capacità batteria e serbatoio, istruzioni d’uso, sommaria descrizione del contrasto (soggettiva) e non mi parla di difetti, l’unica utilità si riduce a due soli elementi: il fatto che io la veda in anticipo rispetto alla data di uscita (vantaggio abbastanza contenuto, che mi consente di decidere se riprendere in esame o meno quell’articolo alla data di uscita) ed aver preso contatto visivo con l’oggetto, da cui potrei io stesso decidere se proseguire a prenderlo in esame o meno, ad esempio per via di colori che non mi piacciono.
Ma… Finisce qui. Di aroma è inutile parlarne, sono pressoché tutte uguali e i liquidi organici trasparenti, benché migliorati, a differenza dei sintetici hanno carica aromatica molto limitata; di difetti difficilmente si parla; dunque, aver visto la videorecensione significherebbe solo che ho trascorso una manciata di minuti a guardare il setup di scena, la presenza scenica, la eventuale bontà dei mezzi audiovisivi impiegati (quando c’è), la parlantina del videorecensore e le sue capacità espositiva e argomentativa. Punto, fine. Quel contenuto video si è trasformato da contenuto tecnico/descrittivo/divulgativo in semplice contenuto di intrattenimento.
Risultato? Crollo dell’interesse, crollo di visualizzazioni. Anche chi si vanta di essere molto noto, l’unico che fa ancora numeri, l’unico bravo, l’unico capace e credibile, di fronte ai contatori non può mentire: canali con più di 100mila iscritti che, nel corso di una settimana in cui fanno uscire una videorecensione, salvo rare eccezioni arrivano a malapena alle 5000 visualizzazioni, se ci arrivano; canali da 3-400mila iscritti che magari ne raccattano anche 15-20mila, sempre poche rispetto al parco iscritti. Per di più YouTube, la piattaforma largamente più usata anche per questo tipo di contenuti, non aiuta affatto, come ho già accennato, e continuerà a farlo.
Non a caso, la crescita dei canali che continuano a imperniarsi sull’argomento è ridotta ai minimi termini: di organica non ne hanno, o ne hanno al massimo qualche decimale fisiologico, non funziona alcun trucco per ottenere maggiore visibilità reale e, di quando in quando, continuano ad arrivare avvisi di imposizione di limite di età “per effetto delle Norme della Community” (irrevocabile) e non “su richiesta dell’autore del caricamento” (revocabile). Viene ogni tanto elargito qualche strike, qualche rimozione forzata di contenuti e quant’altro, incluso il pesante shadowbanning che limita (o azzera) la circolazione di tali contenuti restringendola esclusivamente alla circoscritta, storica cerchia di inamovibili e fedeli follower, ma non oltre. Toccherà a chiunque insista, non si scappa, anche a quei canali che apparentemente sembrerebbero non ancora toccati, è solo questione di tempo, quello necessario all’automazione del portale per “scoprire” e “colpire”.
La risposta, quindi, alla domanda posta nel titolo non può che essere una: se non si è tra quei pochissimi con tutti i requisiti necessari, no, non vale più la pena. E non ce la si può prendere con YouTube, che come appena chiarito osteggia l’argomento non per proprio diletto, ma per la necessità di ottemperare ad un’intricatissima serie di normative, spesso diverse da paese a paese, da applicarsi a milioni di canali e, dunque, non fattibile se non in modo automatizzato, con tutti i limiti e le defaillances che ciò comporta ma con l’imprescindibile necessità di farlo comunque, pena la perdita di contratti pubblicitari. Viceversa, dal punto di vista del mercato hanno rilevanza sempre e solo il mercato della domanda e il mercato dell’offerta: ricordando che il prodotto è definito dal Marketing come medium tra due economie, la risposta va cercata lì, in quel rapporto tra domanda e offerta. E di qui si comprende anche per quale motivo il mercato che conta è quello di POD e, al massimo, di non rigenerabili, più i liquidi, mentre quel che resta ormai conta pressoché zero.
Nel mondo del bottom feeder, del polmonare, del flavour, dei tubi meccanici, dei rigenerabili in genere e di tutto ciò che a questi prodotti ruota intorno, la domanda è crollata per i motivi esposti in apertura. Dunque, crolla anche l’offerta e si adegua alla sempre più ristretta nicchia. Ciò è testimoniato anche dalla recente chiusura di produttori hardware importanti nel segmento High-End, come ad esempio Luca Creations e Flash & Vapor.
Al contrario, la richiesta delle POD e dei liquidi trasparenti ha avuto un’impennata, come accennato in apertura. Il mercato dell’offerta, quindi, non può che adeguarsi e, nel farlo, trae vantaggio anche dal livellamento e dalla standardizzazione delle caratteristiche, rendendo, come abbiamo appena discusso, pressoché vana ogni recensione fatta con il vecchio schema che includa la famosa scenetta «prova di svapo e considerazioni finali» in chiusura.
Probabilmente sarà possibile inventare un nuovo format, non fondato sul vecchio schema ma su elementi nuovi, anche più basati sull’intrattenimento e meno (o per niente, volendo rispettare fino in fondo la legge) sugli aspetti tecnico/fisico/commerciali, ma bisogna ricordare bene che il senso potrebbe averlo solo in un caso: deve portare valore aggiunto e tale apporto deve essere ben percepibile, chiaro, netto e tale da fare la differenza tra il decidere o meno per l’acquisto.
Arrivare a un simile format non sembrerebbe poi così immediato e neppure così facile. Ma chi proprio volesse dovrà provarci, altrimenti sarebbe quasi tutto inutile e, comunque, la spesa non varrebbe l’impresa, né lato content creator, né lato fruitori.
Chest’è.
(Chiosa in dialetto campano: sta per questo è, questi sono i fatti, in verità usata spesso da un avvocato youtuber, Giuseppe Di Palo, che cerca di divulgare il verbo della giurisprudenza anche in video brevi e semplificati ma precisi, alleggerendoli con quel tormentone dialettale in chiusura).
MVP
