Tempo di lettura: 3 minuti – Inutile domandarsi come mai i propri video girino poco, spesso e volentieri anche se sono verticali, c’è poco da fare, YouTube lo dice chiaramente: vuole essere pagato. Altrimenti, giusto le briciole. Forse
Non sei un canale già affermato, con centinaia di migliaia – quando non milioni – di iscritti e una community consolidata. Sei un povero cristo “nuovo”, che tenta di affacciarsi sul mondo multimediale attraverso il portale più noto: YouTube. Da qualche parte dovrò pur cominciare, pensi.
Fai video orizzontali, stai attento a non violare alcuna delle Norme della Community, a produrre contenuti di buon livello, sia dal punto di vista qualitativo che sotto il profilo del contenuto. Eppure, salvo qualche rara e (non) casuale eccezione, i tuoi video non circolano, non riesci a recuperare più di qualche decina o, nei casi migliori, qualche centinaio di visualizzazioni, pochi (o zero) commenti, scarsa interazione, chat semideserte o popolate dai soli iscritti (quando ci sono).
Allora provi il mondo verticale. E giù short, live verticali, tutto anche demenziale, oppure ironico, o sarcastico, o satirico (prescindendo dalla qualità di tali doti), ma niente da fare: qualche rara volta “l’algoritmo” ti fa passare, molte altre volte ti affossa e ti fa restare nell’oblìo profondo.
Perché? Una volta non era così. Una volta aprivi un canale, mettevi su qualche video e aspettavi: se i contenuti sollevavano interesse, l’avvio del canale avveniva senza difficoltà. E ora cosa è accaduto?
Già nel 2010 il magnate Barry Diller affermava «entro 5 anni, su Internet si pagherà ogni singolo bit di qualsiasi servizio». Siamo nel 2025. Già da tempo Meta, l’azienda che possiede (tra l’altro) Facebook, Instagram e WhatsApp, ha adottato la strategia dell’autosponsorizzazione: decidi quale post o quale contenuto vuoi che sia “spinto” e fatto circolare, paghi e ottieni un risultato proporzionale a quanto hai pagato. Altrimenti, quel che ti resta è la “circolazione organica” (cioè quasi nulla). Un semplice modo per farsi pagare l’impiego della piattaforma, baby.
E perché Alphabet, la società che possiede (tra l’altro) YouTube, Google, ecc., non dovrebbe fare altrettanto? E infatti, dalla fine del 2024 ecco apparire, in YouTube Studio su PC, la scheda Promozioni, come si vede nello screenshot in foto d’apertura. A cui, in verità, abbastanza pochi hanno dato seguito in quanto oggi la stragrande maggioranza impiega dispositivi mobili e lì, l’App di YouTube Studio, pur presente, ad oggi non ha implementato la stessa scheda.
Ecco allora che YouTube, su quella stessa App, fa comparire tra le “idee” proprio quello stesso suggerimento, con un linguaggio molto semplice e per certi versi tentatore (vedi screenshot di lato).
Non occorrono altre conferme: i freni alla circolazione dei propri contenuti, è di tutta evidenza, non sono casuali. Non è il contenuto che non va. Non sei tu che non vai. Non è l’interesse del pubblico che non c’è. Non è nulla di tutte le congetture fatte. Si tratta, solo e semplicemente, di una politica del portale, che mira a monetizzare qualsiasi attività si svolga su di esso.
Per la fruizione, c’è pubblicità ovunque e, se si tenta di bloccarla, il portale replica con laconici messaggi di protesta e ricorda che “è vietato bloccare la pubblicità” (in realtà non può vietare un bel niente: può solo, se ci riesce, impedire la fruizione del contenuto). In alternativa, propone un abbonamento mensile grazie al quale chi lo sottoscrive si libera della pubblicità. Dunque, monetizzazione della fruizione. O proveniente dagli inserzionisti, o dalla clientela dei fruitori, o, meglio, da entrambi, se possibile.
Mancava solo di implementare il meccanismo anche lato creator. Ed è esattamente per questo che è nata la scheda Promozioni la quale, però, per essere efficace deve obbligare il creator a prenderla in considerazione e, per farlo, agisce sull’unica leva possibile: la circolazione dei contenuti. Paghi? Te li faccio circolare. Non paghi? Non te li faccio circolare.
Sarebbe dunque il caso di prenderne atto e regolarsi di conseguenza. Un modo elegante per dire che la pacchia è finita? Probabilmente si. E presto, ne sono fermamente convinto, riguarderà anche altre piattaforme, inclusa Twitch. O ci si adegua al meccanismo e si paga per circolare, oppure, dove non si condivida tale politica, la cosa più sensata è smettere di piagnucolare e abbandonare la piattaforma o le piattaforme che la adottano.
Del resto, «senza denari non si cantano messe», dice il proverbio.
Temo che sia ancora valido.
MVP

