Tempo di lettura: 5 minuti – Il degrado è giunto a livelli inaccettabili. E non vedo perché io debba necessariamente tenermici vicino: preferisco dedicare il mio tempo ad altro e concentrare la mia attenzione altrove, se non dispiace.
Sto seriamente meditando, come content creator, di abbandonare del tutto il mondo social italiano. Del vaping, certo, perché – per quanto mi riguarda – il resto del mondo social italiano è già in disuso dal 2014. Esclusi Twitch e Telegram che continuo a impiegare, almeno per ora, ma inclusi YouTube, Facebook e Instagram che, forse, continuerò a impiegare come semplice utente in modalità sola lettura.
A farmi accarezzare questa prospettiva sono diversi fattori concomitanti.
Youtube
- Ha smesso già da tempo di essere l’icona del Broadcast Yourself, per lasciare il posto ad una realtà commerciale profondamente mercificata a tutti gli effetti.
- Ha inesorabilmente virato verso la tiktokizzazione, privilegiando contenuti verticali che più scemi e inutili sono, più li pompa.
- Anche nella visione su App mobile, di quando in quando propina come prima proposta la visione dei video brevi verticali, anche se il proprio profilo li guarda assai poco o addirittura per nulla, al fine di tentare di ingaggiare lo swipe.
- Su App mobile, di volta in volta, riabilita surrettiziamente la riproduzione automatica dei video successivi scelti dai propri algoritmi, così da porre in essere, anche nel mondo dei video orizzontali, una fruizione a nastro continuo, senza sosta, simile a quella dei video brevi verticali, ma più insidiosa perché non richiede neppure il gesto dello swipe: più contenuti, più ore di advertising, nessun (o quasi) ricavo di conoscenza a causa del conseguente sovraccarico cognitivo.
- Ha consolidato in modo ferreo una forma di ghettizzazione/classismo, per via della quale i contenuti orizzontali, anche se di qualità (sia intellettuale che tecnica), vengono veicolati decentemente solo per canali non necessariamente grandi (comunque dai 100mila iscritti in su) ma già abbastanza lanciati e solo se già dotati di pubblici fidelizzati.
- Ha consolidato e sta ulteriormente affinando tecniche di frenaggio di tutte quelle utenze che, in modo più o meno aperto, in passato abbiano parlato di vaping, precludendo loro una sana crescita organica.
- Ha mercificato la penetrazione dei feed introducendo, all’interno di YouTube Studio, una scheda Promozioni, grazie a cui promuove concretamente solo i contenuti di canali che pagano per essere promossi (cosa già da tempo attuata da Meta, l’azienda dietro a Facebook, Instagram e WhatsApp).
- Per quel poco che resta di contenuti a tema prodotti da “colleghi” del mondo del vaping, stendo un velo pietoso su buona parte di quelli esistenti e attualmente attivi: non destano in me neanche un briciolo di interesse, anzi, spesso e volentieri solo del sano disgusto. Ormai neppure gli ex “numeri uno” riescono a catturare la mia attenzione: francamente, di vedere l’uno giocare a Red Head Redemption II, a Doom o altre menate del genere (o, molto peggio, vederlo fumare sigari o accendersi la pipa in live, dopo essersi professato per oltre un decennio come il sacro vate del vaping), oppure di sentir l’altro parlare del più e del meno o di assistere all’ennesima recensione di sedie, tastiere, gadget o qualsiasi altra cosa, non ne sentivo minimamente la mancanza. Mi spiace per loro che sia finita così, auguro loro ogni miglior fortuna, ma il loro alveo è ormai totalmente al di fuori dei miei interessi: ho vissuto 65 anni giudicando per me stesso da solo, senza recensioni di alcunché, posso continuare tranquillamente, la capacità critica non mi manca e né, men che meno, mi aggrada vedere chi ancor oggi si professa il numero uno dello svapo cedere, anche se saltuariamente, alle lusinghe del fumo combusto, anche se di lusso. Resta solo qualche caso di abbastanza pochi creator del mondo dello svapo, sulla cui condotta magari non ho nulla da dire ma che, per le loro frequenti inesperienza, scarsa capacità comunicativa, scelte che non condivido e scarsa competenza, solitamente mi lasciano indifferente.
- Per i contenuti “collaterali” (quindi infamate, dissing, reaction, vellicazioni, utenti interessati solo a provocare, liccabrodu di varia natura et similia, rivolti sia a me che ad altri e tra altri) francamente ne posso fare a meno: il mio tempo è prezioso e preferisco investirlo diversamente.
- E varie altre dinamiche, meno conosciute e meno pertinenti ma non escluso il fatto che ritengo perfettamente inutile adottare lo stratagemma scelto da alcuni, in tempi recenti: quello di pubblicare sequele di short con soggetti noti e stranoti (come i vari Lino Banfi, Thomas Milian, Bruce Lee, Bud Spencer, Terence Hill, Gigi Proietti e simili, o gattini, cagnucci, pappagallini, oppure qualche video-star del momento, ripubblicando tra l’altro video già esistenti, quindi senza alcun valore aggiunto) i quali spesso portano effettivamente paccate di visualizzazioni e migliaia di iscritti, ma sono tutti iscritti vacui, non partecipanti, che mai e poi mai verranno in live, interagiranno in chat o vedranno i contenuti “orizzontali”. In una parola, iscritti e visualizzazioni sostanzialmente inutili perché equivalenti all’acquisto di pacchetti di iscritti e di visualizzazioni. Il bello è il sentir dire “ma io lo so che quegli iscritti sono inutili”, però continuano a farlo. Lo scopo? Francamente lo ignoro e, comunque, è un modo di procedere falso, mellifluo, sdrucciolevole, di nessuna utilità se non quella di sperare di arrivare ad avere i numeri per poter chiedere la partnership, per tentare l’attivazione della monetizzazione e di aprire gli abbonamenti al proprio canale… Poveri illusi. Dalla monetizzazione – se riesce ad essere attivata – non arriveranno che pochi centesimi e dagli abbonamenti forse – e dico forse – ci uscirà un caffè. Sono finiti quei tempi, c’è troppa gente, e mediamente molto ignorante, per cui è un’ottima chimera da inseguire: buon pro vi faccia.
Pertanto, dal 17 maggio 2025 il mio canale principale (@ilprincipato, ex @ilprincipatodellosvapo) e, assieme ad esso, anche quello associato alla mia utenza personale (@marcovalerioprincipato) – perché usato assai raramente – e quello orientato ad altri temi (@drprincipato), anch’esso troppo poco usato, sono stati fisicamente espunti e ciò non per chi lo/li seguiva, quanto per dare un segnale abbastanza forte a Youtube che, quando vede segare brutalmente un canale dal suo stesso estensore, di solito qualche domanda se la fa.
Facebook/Instagram
Li riporto insieme perché quel che vale per l’uno, grosso modo vale anche per l’altro, essendo di proprietà della stessa azienda (Meta).
Ad oggi ho circa 500 follower su Instagram e circa 700 sulla pagina Facebook dedicati al vaping. A fronte di tale consistenza numerica e nonostante sia lampante, per gli algoritmi, quale sia il tema che tratto:
- Un post, un reel o una storia su entrambi a malapena ottengono una o due reaction (mi piace, cuori, ecc.).
- I miei contenuti non sono quasi mai mostrati come contenuti suggeriti.
- Entrambi i portali si sono anch’essi molto tiktokizzati, con continue proposte di reel i cui contenuti riguardano tutto fuorché il vaping.
- Se vado in Home di Instagram Mobile, su 100 contenuti 95 sono a sfondo sessuale (nulla di esplicito ma, in ogni caso, belle ragazze in atteggiamenti provocanti e cose simili, anche se non li guardo mai, essendo da decenni felicemente accompagnato con una donna deliziosa) e a malapena 5 sono a tema. Eppure i contenuti a tema non mancano e ne vedo solo se scorro il mio feed, infarciti di pubblicità (tre post, due ads, tre post, due ads: mi sembra esagerato). Su PC è mediamente accettabile, almeno per ora.
- Se vado in Home di Facebook (sia mobile che PC), passano pochissimi contenuti a tema e di moltissimi dei quali non mi interessa assolutamente nulla: devo servirmi per forza del feed dei gruppi a cui sono iscritto, se voglio vedere un po’ di contenuti a tema e, comunque, sono mischiati e spesso poco pertinenti.
- Chi mi segue da tempo e sa chi sono non ha bisogno né dell’uno, né dell’altro: sa bene dove trovarmi e interagisce con me direttamente in live su Twitch o privatamente su Telegram.
- L’applicazione Facebook Business Suite, con la quale è possibile gestire sia Facebook che Instagram, è penosa: lenta, dall’architettura arzigogolata e non lineare, con molti limiti e con più di qualche bug, il che rende assai arduo gestire facilmente (e bene) post, reel e storie che pure dovrebbero, invece, “piacere” a Meta in quanto vicine alla filosofia TikTok, ma così di fatto non è.
- Meta, ormai da tempo, non spinge più nessuno che non paghi per essere spinto; il ritorno dalla pubblicazione di contenuti su Meta è dunque minimo, più spesso nullo.
A fronte di tutto ciò, l’unica conclusione ragionevole è: mollare questi strumenti ormai mercificati fino al midollo e starmene in santa pace su Twitch, con il solo ausilio di Telegram come strumento interattivo off-live: tanta pace in più e tanto tempo risparmiato, che si può investire in modo più proficuo.
Ad oggi, Pagina Instagram e Pagina Facebook sono ancora attivi e usati, ma non è affatto esclusa la loro dismissione, parziale o totale.
Il V-Day, insomma, s’avvicina. Non so quando accadrà, ma penso che accadrà.
MVP
